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Sono calati dell’8,1% in 10 anni: siamo uno dei Paesi in cui sono diminuiti di più. Crescono gli stipendi

Il grafico qui sopra mostra sia il numero di dipendenti statali nei principali Paesi europei e alcuni appartenenti all’Ocse mostrati sia come numeri assoluti (cioè, ad esempio, quanti dipendenti pubblici in Italia) sia in termini percentuali cioè la percentuale di dipendenti statali in rapporto al totale dei dipendenti. In entrambi i grafici l’Italia è indicata con il colore nero e passando dall’una all’altra tabella spicca immediatamente una sorta di contraddizione. L’Italia ha pochi dipendenti pubblici in rapporto al totale degli occupati, ma ne ha tantissimi se considerati come numero assoluto. Vediamo i dati ufficiali dell’Istat e dell’Ocse.

Quanti dipendenti pubblici ci sono in Italia

I dati dell’Istat sono diversi da quelli dell’Ocse, perché cambia il perimetro di analisi. Secondo l’ultimo censimento delle istituzioni da parte dell’Istat (con dati aggiornati al 31 dicembre 2017) in Italia lavorano per il settore pubblico 3.516.461 persone, di cui 3.321.605 dipendenti (pari al 94,5% del totale). Il restante 5,5% del personale in servizio – circa 195mila unità – è rappresentato da personale non dipendente, cioè occupato con altre forme contrattuali (collaboratori coordinati e continuativi o a progetto, altri atipici e temporanei).

Considerando la distribuzione del personale in servizio nella pubblica amministrazione, oltre la metà di quello dipendente (54,6%) è concentrato nell’amministrazione centrale, che comprende, tra gli altri, il personale delle scuole statali e delle forze armate e di sicurezza. Il 19,8% dei dipendenti pubblici è occupato in aziende o enti del servizio sanitario nazionale, l’11,3% nei Comuni (i quali rappresentano quasi i due terzi delle istituzioni pubbliche). Le altre forme giuridiche assorbono il restante 14,4% di dipendenti.

Per quanto riguarda le retribuzioni orarie da contratto dopo una fase di decelerazione che perdurava da nove anni, le retribuzioni nel totale economia sono tornate ad aumentare (+1,5 per cento) nel 2018 e sono state trainate proprio da quelle del settore pubblico (+2,6 per cento) dopo il blocco contrattuale che, per numerose categorie, si protraeva dal 2010.

Il calo dei dipendenti statali

Nel grafico che indica i dipendenti pubblici in termini di numeri assoluti gli Stati Uniti non sono indicati per motivi grafici, ma sono i primi (ovviamente) con il maggior numero di dipendenti pubblici del mondo Ocse: ben 22 milioni 808mila persone. Gli Usa sono seguiti dalla Francia mentre l’Italia è in ottava posizione con 3 milioni 372mila persone circa.

Più interessante della classifica in valore assoluto, che ovviamente risente delle dimensioni dei Paesi in termine di popolazione, è in realtà il trend negli anni. E quello che emerge è che l’Italia è uno dei grandi Paesi in cui il numero dei dipendenti pubblici è calato di più: meno 8,1% in 10 anni. Solo nel Regno Unito la diminuzione è stata maggiore: 9%. Per trovare poi tagli uguali o maggiori si deve andare presso Paesi più piccoli, come la Grecia, in cui gli statali sono stati decurtati del 14,9%, a causa principalmente della crisi. Al contrario i maggiori aumenti di dipendenti pubblici si sono verificati in Canada, +12%, e Turchia, +14,8%. Grandi incrementi anche in Ungheria, +18,2%, Norvegia, + 15,1%, Israele, +14,9%.

Questi dati però vanno visti anche e soprattutto in relazione all’occupazione generale e alla popolazione totale. E alle dinamiche che queste hanno avuto. Per esempio in alcuni Paesi come Canada, Turchia, Israele gli abitanti sono cresciuti molto, cosa che non è accaduto altrove, e questo ha avuto il proprio peso.

I dipendenti statali in rapporto alla forza lavoro

Passiamo al numero dei dipendenti pubblici in rapporto al totale dei lavoratori. In questo caso in testa vi sono i Paesi del Nord Europa in cui da sempre lo Stato ricopre un ruolo molto più ampio che altrove. In Norvegia gli statali sono il 30,34% di tutti gli occupati; in Svezia il 28,83%; in Danimarca il 28,02%.

Conta un po’ anche il fatto che si tratta di Paesi relativamente piccoli. Un apparato statale centrale ha un numero minimo di addetti non comprimibile e indipendente dalla popolazione, e di conseguenza se la popolazione è poca in percentuale sul totale degli occupati i lavoratori pubblici sono in media di più che nei Paesi più grandi. A maggior ragione se la popolazione è poca, ma la superficie su cui lo Stato deve comunque essere presente è molto ampia.

Così al quarto posto vi è la Finlandia, con una proporzione di lavoratori del pubblico del 24,29% e poi la Lituania, con il 22,16%. La Francia con il 21,91% è il primo dei Paesi più grandi e supera di poco la piccola Estonia. L’Italia con il 13,43%, è molto sotto la media Ocse, che è del 17,71% rispetto al 10,49% della Germania. Guardando alle variazioni nel tempo in media a livello Ocse vi è stato un calo della percentuale di occupati pagati dallo Stato. La ragione è che in molti Stati i lavoratori in 10 anni sono cresciuti, e anzi i dipendenti pubblici non hanno tenuto il passo. Un chiaro esempio è Israele dove nonostante il forte aumento in senso assoluto la percentuale di statali sul totale degli occupati è calato del 2,89%.

In Italia si passa dal 14,5% del 2007 al 13,43% del 2017 e, visto che i lavoratori nel loro complesso non sono cresciuti molto questo si traduce come si è visto in un calo netto degli statali. Nel Regno Unito la quota di statali è ancora più in decremento, del 3,19%. In pochissimi Paesi, tra cui Norvegia e Ungheria, cresce la proporzione di dipendenti pubblici.

I dipendenti pubblici

Quest’ultima tabella è forse ancora più significativa. Rappresenta la percentuale di lavoratori non sull’insieme degli occupati, ma sul totale della popolazione.

Qui l’Italia è ancora più in fondo alla classifica. Nel 2017 gli statali erano solo il 5,6% del totale della popolazione. Siamo arrivati al pari della Germania, mentre nel 2010 erano il 6% contro il 5,7% In cima anche qui vediamo Norvegia, in cui il 16,1% della popolazione ha un lavoro nello Stato, poi Svezia, Danimarca, Finlandia, con il 14,5%, 14,2%, 11,2%. Sopra il 10% anche il Canada, l’Estonia e la Lituania.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare gli Usa con il 7% dei dipendenti pubblici in rapporto al numero dei cittadini, sono a metà classifica e più in alto dell’Italia. Così come era anche per il rapporto dipendenti pubblici/occupati. Potrebbe certamente influire anche il grande ruolo dell’esercito e degli apparati di sicurezza.

Quello che è certo è che i dipendenti statali in Italia sono meno di quello che ci si potrebbe aspettare. Certamente meno che nei Paesi piccoli e del Nord, le ex socialdemocrazie scandinave, ma sono meno anche rispetto ad altri grandi Paesi, come la Francia, dove i dipendenti pubblici sulla popolazione sono il 9,1%, e la Spagna, con il 6,4%.

Siamo ultimi in Europa con la Germania. Conta certamente il fatto che in generale sono pochi i lavoratori nel nostro Paese, e coloro che sono in età da lavoro. Ma in generale vuol dire che in Italia c’è un dipendente pubblico ogni 18 abitanti, mentre a Nord quasi uno ogni 6.

I dati si riferiscono al: 2017

Fonte: Ocse

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