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Per la prima volta il rapporto tra crediti inesigibili e totale dei crediti è sceso sotto il 10%

Ottime notizie dal fronte dei bilanci bancari italiani. Per la prima volta da anni il livello degli Npl è sceso sotto la percentuale del 10% in rapporto al totale dei crediti concessi.

Che cosa sono gli Npl

Per apprezzare la notizia bisogna fare un passo indietro partendo dalla spiegazione del grafico sopra: mostra il valore dei cosiddetti Npl (Non Performing Loans) in miliardi di euro che pesa sui bilanci bancari. Che cosa sono gli Npl? Si tratta di quei crediti che le banche sono costrette a considerare non performanti, ovvero a rischio, perché sono scaduti o non vengono rimborsati da almeno 90 giorni dopo la naturale scadenza, e/o per cui il debitore, tipicamente un’azienda, ha chiesto una rinegoziazione o addirittura si ritrova in uno stato di insolvenza. Però non ci sono solo le aziende, anche le famiglie possono essere in difficoltà a restituire i prestiti ricevuti (ad esempio per comprare casa). La situazione delle famiglie è stata spiegata da Truenumbers in questo articolo. 

Naturalmente quindi vi sono vari livelli di gravità di una situazione, si va dal semplice incaglio, con un credito che vede dei ritardi nella restituzione, a quelli irrecuperabili perché l’azienda debitrice è fallita. Ma tutti vengono inclusi nella definizione di Npl. Diventa quindi fondamentale per il sistema bancario europeo e per la Bce monitorare a quanto ammontano e mettere in atto misure per coprire le possibili perdite. Più è alta la quantità dei crediti incagliati nel bilancio di una banca e più quella banca è a rischio di crack, visto che non riuscirà (o riuscirà molto difficilmente) a recuperare i soldi che ha prestato.

Quanti Npl nei bilanci bancari

Negli anni scorsi gli Npl sono stati un gigantesco problema per i bilanci bancari in Italia, in Grecia, a Cipro, in Spagna, in Irlanda, in tutti i Paesi in cui la crisi economica ha picchiato più duro. Ora il problema sta rientrando, e per una volta sta avvenendo soprattutto grazie all’Italia. Naturalmente gli Npl non evaporano, non scompaiono con un tocco di bacchetta magica. La riduzione degli Npl è dovuta al fatto che le banche hanno iniziato un processo di vendita di questi contratti di finanziamento a società specializzate nel recupero di questi crediti. Così hanno trasferito la “patata bollente” nelle mani di chi si pone come obiettivo di business di recuperare soldi da chi li ha presi in prestito e non li ha più restituiti.

Passiamo a vedere i numeri. A giugno del 2018, a livello europeo, (includendo anche l’Islanda e la Norvegia in questo caso) gli Npl nei bilanci bancari sono diminuiti di 106 miliardi e 900 milioni in soli 9 mesi: il 12,5%. E di questi 106,9 miliardi di decremento ben 37, circa un terzo, sono costituiti dalla diminuzione dei debiti deteriorati italiani che sono passati da 196 a 159 miliardi tra settembre 2017 e giugno 2018, per un calo del 18,9%, quindi superiore alla media del 12,5%.

Banche italiane più solide

A livello assoluto nessuno ha fatto meglio di noi, in Spagna vi è stata una diminuzione di 12,9 miliardi, in Irlanda di 11,3, in Grecia di 11,7. Siamo quelli che hanno contribuito di più al miglioramento della situazione europeaCertamente questo dipende anche dal fatto che in Europa i bilanci bancari italiani erano quelli che più erano gravati da crediti di difficile recupero, ma il miglioramento è innegabile.

Infatti guardando alla diminuzione percentuale il Paese con il calo maggiore è stato l’Irlanda, -44,7%, e poi la Slovenia, -31,8%, ma si tratta di pochi o pochissimi euro in valore assoluto, -11,7 nel primo caso, e -0,7 nel secondo.

Chi fa peggio di tutti

In alcuni Paesi i Npl aumentano, in Danimarca, Estonia (qui del 50%), Lettonia (in questo caso del 33%), Norvegia, Polonia, Svezia, ma a conti fatti si tratta in ogni caso di pochissimo, due-trecento milioni di euro al più.    

A questo punto possiamo vedere un altro indicatore. Se finora abbiamo considerato l’andamento nella diminuizione degli Npl, vediamo ora lo stock, ovvero, quanti crediti inesigibili ci sono nei bilanci bancari degli istituti dei vari Paesi europei a confronto con lo stock dei mesi precedenti. Ecco i numeri.

Come si vede, nel caso dell’Italia, si cala dall’11,8% del settembre 2017 al 9,7% di giugno di quest’anno. In pratica per la prima volta le banche italiane hanno, nel loro complesso meno del 10% dei loro crediti che sono inesigibili. Un livello impensabile solo qualche anno fa quando la percentuale era salita anche oltre il 15%. 

La media europea resta, comunque lontana: si attesta, infatti, al 3,6% (cioè: tutte le banche europee nel loro complesso hanno in media il 3,6% di crediti inesigibili. Questo è dovuto al fatto che la Germania, che pesa più di tutti nella Ue, il rapporto tra crediti inesigibili e crediti totali è di appena l’1,7%: una percentuale che trascina al ribasso la media continentale.

I dati si riferiscono al: giugno 2018

Fonte: Bce

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