
Solo il 3% dei nuovi crediti bancari è inesigibile. Ma lo stock è del 7,8% sul totale
Le curve del grafico sopra, estratto da un recentissimo report della Banca d’Italia, indicano il rapporto tra i nuovi Non Performing Loans (Npl) e i nuovi Performing Loans. I primi sono i crediti che le banche vantano verso famiglie o imprese che sono ormai deteriorati (non più restituibili), i secondi, al contrario, sono quelli esigibili. Come si vede si potrebbe pensare che la crisi delle banche sia finita. E’ così?
La crisi delle banche è finita?
E’ una relazione che per fortuna è in calo dalla metà del 2013, soprattutto prendendo in considerazione i crediti verso le imprese (“Firms”, nel grafico sopra) che sono quelli più critici. Di fatto ogni anno emergono sempre meno prestiti non più restituibili a fronte di quelli regolari. A fronte di un picco di quasi il 9% si è scesi nel 2017 a poco più del 3%. Sempre nell’ambito del credito alle aziende.
Per quanto riguarda quello alle famiglie (“Households”) non si è mai andati per fortuna oltre livelli preoccupanti. La percentuale di nuovi prestiti non esigibili rispetto a quelli esigibili non ha raggiunto il 4% neanche nel 2009, il peggiore anno della crisi, per poi calare man mano fino a quasi l’1% del 2017.
Quanti sono i crediti incagliati
Il precedente grafico si riferiva al flusso, ovvero ai nuovi prestiti non esigibili emersi ogni anno. Lo stock totale, invece, ha continuato a crescere, come mostra il grafico sotto, fino al dicembre 2015 quando ha toccato il 10,8% di tutta la massa di crediti esistenti (è il “Npl ratio”), per poi calare abbastanza velocemente, fino al 7,8% stimato a metà 2018 (in questo caso si tratta di una stima).
Allo stesso tempo è aumentato il tasso di copertura di questi crediti (“Npl coverage”), ovvero il rapporto tra le rettifiche al loro valore e il valore lordo. Ovvero se si svalutano 100 milioni di euro a 45 milioni, il tasso di copertura è il 55%, ovvero 55 milioni di rettifica sui 100 originari. Indica quanto una banca è prudente nella valutazione dei propri asset. Anche perché poi quelle svalutazioni devono essere recuperate con nuovi capitali sani.
Ebbene, questo tasso di copertura è salito al 54% nel 2017 da poco più del 40% nel periodo peggiore della crisi.

Non si tratta solo dell’effetto dell’aumento del credito “sano”, che comunque sta avvenendo, ma anche del successo nel tentativo di vendere gli Npl sul mercato, a prezzo scontato ovviamente. Ci sono stati 30 miliardi di vendite nel 2017, e altri 25 sono previste nella prima parte del 2018. Nei 5 anni precedenti al 2017 in media vi erano stati solo 5 miliardi di vendite annuali. E’ cresciuto un vero e proprio mercato legato alle sofferenze delle banche, con acquirenti specializzati che poi puntano guadagnarci occupandosi della difficile riscossione.
Dove sono finiti gli Npl
La cosa importante è che questi crediti deteriorati non stiano più in pancia agli istituti di credito, che, anche per le rigide regole europee (le varie Basilea), si troverebbero in difficoltà nel fare il proprio dovere di creditori. Quanti Npl sono stati venduti? Molti.
Il risultato è che come si diceva, crescono di nuovo in modo stabile proprio i prestiti a imprese e famiglie, con quelli a queste ultime che accelerano. Come vediamo nel grafico sotto il tasso annuo di aumento di questi crediti (“yearly rate of change”) è sempre maggiore, ha raggiunto nel 2017 un +3%, ma è dal 2015 che è positivo.
Se il credito per le famiglie (Households) è aumentato del 3%, il tasso di crescita di quello verso le imprese (Firms) decisamente meno, ma è comunque quasi sempre positivo dal 2016. Un buon risultato se consideriamo che nel 2014 si era a un -3%, -4%.

Ora sarà da verificare piuttosto l’impatto di questo nuovo credito sui consumi e sugli investimenti.
I dati si riferiscono al: 2014-2017
Fonte: Banca d’Italia
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Le famiglie hanno 16 miliardi di Npl
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