In Soldi

banche sistemiche

Nel mondo ci sono alcuni istituti che sono “too big to fail” (perché se succedesse…)

Ci sono al mondo 30 banche che sono considerate talmente importanti a livello sistemico che la loro stabilità potrebbe essere definito un “bene comune” dell’economia planetaria.

Le banche troppo grandi

La loro importanza è data sia dalle dimensione degli attivi e del numero di clienti soprattutto internazionali, ma anche dalla loro interconnessione con l’economia sia del Paese nel quale hanno sede sia con l’economia mondiale oltre che dalla quantità di strumenti finanziari che utilizzano o vendono. L’elenco di queste 30 big bank (secondo alcuni detrattori sono le banche troppo grandi) viene redatto ogni anno dal Financial Stability Board (Fsb) insieme al Basel Committee on Banking Supervision (Bcbs): il primo è un organismo sovranazionale che ha il compito di monitorare la stabilità finanziaria mondiale nel quale sono rappresentati tutti i Paesi del G20; il secondo è un forum al quale partecipano le autorità di controllo dei più importanti Paesi del mondo, cioè, i governatori delle banche centrali.

Dopo la Lehman Brothers

La decisione di identificare le banche “sistemiche” venne presa subito dopo il collasso della banca americana Lehman Brothers che, con il suo crack, dette il via alla crisi finanziaria mondiale che ha solo sfiorato, però, le banche italiane. Allora si capì che alcuni istituti non “possono” fallire a meno di correre il rischio di far ripartire una nuova ondata di fallimenti. Queste 30 banche, in altre parole, sono “too big to fail”, ovvero “banche troppo grandi per poter fallire” e, proprio per questo, attorno ad esse, la vigilanza è particolarmente stringente e il cordone di protezione sempre tirato. Molto più di quanto non lo sia per le banche venete.  Ma è chiaro che il fatto che non siano in questa lista non significa che le tutte le banche italiane sono a rischio.

Il rischio del “moral hazard”

Certo: i dirigenti di una banca che “non può fallire” si potrebbero sentire autorizzati a compiere quell’azzardo morale (“moral hazard”) che si voleva a tutti i costi evitare. Sapendo che “non possono fallire” potrebbero, cioè, intraprendere operazioni spericolate per aumentare i guadagni della banca a breve e i propri bonus a scapito della solidità dell’istituto, ma questa lista sta lì a dimostrare che la finanza mondiale ha accettato la possibilità che i dirigenti di questi istituti possano essere “colpiti” dal “moral hazard” piuttosto che permettere alle banche che guidano di poter fallire. Il rischio è che poi gli errori dei manager possano costare addirittura miliardi alla banca, come è successo e come Truenumbers ha scritto qui.

Banche e borse fantasma – guarda la puntata di #Truenumbers dedicata alla finanza

Metà sono europee, Unicredit unica italiana

Dell’elenco di 30 banche “sistemiche”, le vere big bank, la cui definizione è codificata dall’acronimo G-SIBs, la metà delle “banche troppo grandi” sono in Europa e 8 fanno parte dell’eurozona e, all’interno di questo insieme la metà sono francesi: Bnp-Paribas, Bpce, Sociéte Géneral e Credit Agricole. Le altre sono l’olandese Ing, la tedesca Deutsche Bank, la spagnola Santander mentre nella lista l’Italia è rappresentata da Unicredit, l’unica banca sistemica del Paese.

Oltre a Unicredit, le altre 22 banche sistemiche mondiali sono: Hsbc, Jp, Morgan Chase, Barclays, Citigroup, Bank of America, Credit Suisse, Goldman Sachs, Mitsubishi UFJ FG, Morgan Stanley, Agricultural Bank of China, Bank of China, Bank of New York Mellon, China Construction Bank (che ha preso il posto nell’elenco della spagnola Bbva, uscita nel 2014), Industrial and Commercial Bank of China Limited, Mizuho, FG Nordea, Royal Bank of Scotland, Standard, Chartered, State Street, Sumitomo Mitsui FG, UBS e Wells Fargo.

I dati si riferiscono al: 2014

Fonte: Fsb-Bcbs

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