A Est ci sono 2 milioni di cittadini in meno rispetto al 1989 e un Pil più basso
Il 9 novembre di 30 anni fa cadde il Muro di Berlino, quando la Ddr si trovò a costretta a riaprire le frontiere con la Repubblica federale. Quello che sarebbe diventato uno dei principali eventi storici del Novecento aprì la strada per la riunificazione tedesca, avvenuta solo un anno dopo la caduta del Muro con la nascita di 5 nuovi länder: Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Brandeburgo, Sassonia, Sassonia-Anhalt e Turingia. La Germania orientale, però, scontò subito il fatto di essere rimasta per 30 anni sotto il controllo sovietico e, per molti aspetti, lo sconta ancora oggi.
La costruzione del Muro di Berlino
Il muro di Berlino fu costruito nel 1961 per fermare l’esodo della popolazione dalla Repubblica Democratica Tedesca verso la Repubblica Federale di Germania. Con il paese sull’orlo del collasso economico e sociale, il governo della Germania Est prese quindi la decisione di chiudere tutto il confine, costruendo il muro in una notte, il 13 agosto 1961. Il nome ufficiale era “barriera di protezione antifascista”, che doveva difendere i tedeschi orientali dall’occidente. Come fu costruito? Alla fine la barriera, dotata di trecento torrette di guardia disposte a intervalli regolari, aveva una lunghezza di quasi 155 chilometri ed era alta quasi quattro metri, ma all’inizio era composta da rotoli di filo spinato.
Quando è finita Berlino Est
Tra il 1961 e il 1989 si stima che almeno 138 persone siano morte nel tentativo di passare il confine. L’emigrazione interna, però, non fu mai fermata del tutto ed è tornata a salire dopo la caduta del Muro. Tra il 1949 e il 1961 sono fuggiti dall’Est più di 2,6 milioni di tedeschi, su una popolazione totale di 17 milioni. Lo spopolamento della ex Germania Est, però, è proseguito anche dopo la riunificazione, tanto che i länder orientali hanno perso in tutto 2 milioni di cittadini.
L’economia dopo la fine del comunismo
Oggi, a 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino, il Pil tedesco viene trainato sempre dal più ricco Ovest. Inoltre, negli stati che fino a 30 anni fa erano sotto il controllo sovietico la disoccupazione è sempre stata più alta, anche se è scesa ad un ritmo molto alto negli ultimi anni.
E Destatis, l’ufficio federale tedesco di statistica, rileva come il rischio povertà sia più alto nei lander orientali. L’arretratezza dell’Est non è mai stata un segreto ed è stato un tema politico di primo piano in Germania negli ultimi decenni. Per cercare di colmare il gap interno nel 1991 Helmut Kohl varò la tassa di solidarietà, la cosiddetta Solidaritätszuschlag, per sostenere la rinascita della Germania Est: solo dal 1995 la riunificazione è costata 330 miliardi di euro di tasse.
Il perché della caduta del Muro di Berlino
La ex Germania Est, però, non si è trovata a fronteggiare solo le difficoltà. Per alcuni aspetti, pochi per la verità, gli stati orientali ancora oggi battono quelli dell’Ovest. E’ il caso degli asili nido: il 50% dei bambini sotto i 3 anni a Est li frequenta, contro il 30% a Ovest.
E’ l’eredità di un sistema capillare di scuole per la prima infanzia creato dalla Ddr. Non solo: gli stati orientali riescono a contrastare il fenomeno dell’emigrazione interna se si restringe il campo agli studenti universitari. La ex Germania Est – come si vede dal grafico in alto, che rappresenta il saldo tra emigrati e immigrati per fasce d’età tra le due “Germanie” – riesce infatti anche ad attrarre studenti dall’Ovest negli istituti di alta formazione. Che non sono solo le università, ma anche nelle scuole universitarie professionali dal taglio molto pratico che rappresentano uno dei pilastri del modello di formazione tedesco.
Vincono i partiti di destra
Può sembrare strano, ma l’estrema destra tedesca spopola a Est, proprio nelle città e nelle campagne che fino a 30 anni fa erano sotto il controllo sovietico. L’ultradestra di Afd (Alternative für Deutschland) nelle elezioni degli ultimi anni, sia locali che nazionali, ha costruito il proprio successo sui consensi ottenuti proprio nella ex Germania Est, in particolare in Brandeburgo, Turingia e Sassonia. Ad esempio, le ultime elezioni regionali in Turingia del 27 ottobre, dove Afd è diventata il secondo partito, non hanno fatto altro che sottolineare questa tendenza.
A Berlino Est si va per turismo
La ex Germania Est, dopo la caduta del Muro di Berlino, ha scoperto l’economia del turismo. Ma il miracolo del turismo tedesco è frutto molto di più degli stati dell’Ovest. Dal 2008 al 2018 le presenze turistiche nei nuovi länder sono cresciute del 18,%. Però, nell’ex territorio della Repubblica federale le presenze turistiche sono aumentate del 29% arrivando a 362,5 milioni nello stesso periodo. In totale, invece, nel 2018 sono stati rilevati circa 478 milioni di pernottamenti turistici, con un aumento del 29% rispetto a 10 anni prima.
Lo sport dopo la caduta del Muro di Berlino
Dal 2009 al 2016 non ha avuto nessuna squadra in Bundesliga, la massima serie tedesca. La ex Germania Est, a 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino, rincorre l’Ovest anche nel pallone, non solo dal punto di vista economico. Anzi, la mancanza di club rispecchia un tessuto economico in cui la disoccupazione è da sempre più alta e l’emigrazione interna ha svuotato intere province. Certo, c’è la favola del Rb Lipsia, il vanto della Sassonia calcistica (è arrivata terza nell’ultimo campionato), ma è un caso isolato ed è il frutto degli investimenti di una multinazionale austriaca, la Red Bull. E la situazione non cambia se si guardano solo i settori giovanili. Tra i 23 giocatori della nazionale che nel 2014 ha vinto i mondiali in Brasile solo uno era nato nella ex Germania Est, il centrocampista del Real Madrid Toni Kroos.
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