Il Pil della Calabria è solo di 33,4 miliardi

L’industria è cresciuta dell’11% dal 2014, ma rappresenta solo il 7% dell’economia regionale

Il Pil della Calabria è il peggiore d’Italia. E’ quello che emerge dalle ultime analisi della Banca d’Italia.

Il Pil della Calabria

Il Pil della Calabria, di 33 miliardi e 435 milioni, già il più basso in Italia, corrispondente a 17.051 euro pro capite, solo il 59,8% di quello medio italiano, ed è cresciuto quasi sempre meno di quello nazionale in questi anni. Nel 2014 si è contratto del 0,8% mentre in Italia saliva del 0,1%, nel 2015 è cresciuto dell’1,3% mentre a livello nazionale aumentava del 0,8%, ma nel 2016 ha avuto una brutta diminuzione, del 0,9%, che contrastava con l’aumento del 0,9% medio in Italia, e anche nel 2017 quando si è tornati alla crescita, questa è stata sempre inferiore a quella nazionale, +1,1% contro +1,7%. Il Pil pro capite, invece, ha avuto un andamento di poco migliore solo perché la popolazione si è contratta, quindi la torta andava a dividersi tra meno persone, e il reddito prodotto in più venendo diviso per un denominatore (la popolazione) più basso, risultava maggiore.

Il reddito medio pro capite della Calabria

Come si vede nel grafico in alto, a crescere di più nel 2017 è stata l’industria, dell’11,1%, che nel 2014 era stato il settore più in crisi. Peccato che però rappresenti solo il 7,8% del Pil della Calabria. Piuttosto importante è l’agricoltura, che rappresenta il 5,7% dell’economia della regione, e che ha avuto un andamento molto altalenante e nel 2016 è stata tra le responsabili della recessione con un calo del 7,7%. La grandissima parte del Pil deriva dal settore dei servizi. Con il commercio che rappresenta ben il 27,4% dell’economia. L’aumento del 4,6% del 2017 in questo ambito ha trascinato tutto il Pil e compensato il calo del 5,6% degli altri servizi che non siano commercio e settore finanziario. Ancora più importante del Pil, però, forse è il lavoro.

L’economia della Calabria in cifre

Gli occupati sono sempre cresciuti in questi anni, dell’1,5% nel 2016, del 2,6% nel 2017 e nel 2018. Spaccando però i dati sul 2018 si vede come nell’ultimo trimestre c’è stato un calo sull’anno precedente, dell’1,2%, e ha fatto da contrasto con il +8,1% di un periodo estivo andato particolarmente bene, trainato appunto dal settore del commercio, degli alberghi, della ristorazione, in cui vi sono stati incrementi in doppia cifra, anche a livello annuale del resto, con +11,5% nel 2018 e +12,5% nel 2017. Nel 2018 bene anche le costruzioni, con un aumento degli occupati del 5,1%, però inferiore al +12,3% del 2017, soprattutto a causa dell’andamento negativo della seconda metà degli anni. Male l’occupazione nell’industria, scesa del 6,3% nel 2018, dopo l’exploit del 2017, +11,5%. La grande variabilità, che si vede anche nell’occupazione agricola (+8,3% gli occupati nel 2018 e -5,7% nel 2017) deriva anche dalle ridottissime dimensioni dell’economia, dal numero esiguo di imprese. Basta che chiudano poche aziende perché l’occupazione crolli, o basta che vi siano poche migliaia di turisti in più, come si è verificato negli ultimi 2 anni, che percentualmente l’occupazione nel turismo e nella ristorazione aumenti.

Il lavoro che non c’è

Il numero di disoccupati nel 2018 è aumentato del 2,7% dopo essere sceso del 6,3% nel 2017, con un andamento molto erratico di trimestre in trimestre. Il tasso d’occupazione è gradualmente aumentato dal 39,6% del 2016 al 42,2% del 2018, che però è il riassunto finale delle oscillazioni nei trimestri dell’anno. Nel terzo infatti si era arrivati al 44,4% per poi scendere al 42,6% alla fine del 2018. In Italia la media è del 59%. Il tasso di disoccupazione non è sceso nel 2018, rimanendo a un altissimo 21,6%, più del doppio di quello italiano, poco sopra il 10%. Un ulteriore problema della Calabria è che l’occupazione è sempre più precaria. Su 129.551 assunzioni 86.890 sono state a termine nel 2018, in aumento rispetto alle 82.867 del 2017 e alle 64.852 del 2016. Mentre i nuovi contratti a tempo indeterminato sono calati, da 32.926 del 2016 a 31.712 del 2017 a 28.250 del 2018. La proporzione è leggermente calata nel 2018 rispetto al 2014, ma meno di quanto è accaduto altrove.

La povertà in Calabria

Come altrove sono più colpiti dalla povertà i più giovani, sotto i 40 anni. Il 24,5% è in un nucleo povero. Nel Mezzogiorno in media ci si ferma al 20,8% e a livello italiano al 10,6%. Tuttavia i 15-40enni sono anche quelli in cui vi è stato il maggiore miglioramento dal 2014. La percentuale dei più poveri è passata in Calabria dal 28,2% al 24,5% infatti. Sostanzialmente la ripresa in Calabria si è sentita meno che nel resto del Paese, ha beneficiato di più i giovani e i pochi stranieri sul territorio, e meno chi era già più povero, meno istruito e di mezza età. A livello di ricchezza netta la Calabria è ovviamente più povera. Lo vediamo nella tabella di seguito sulla ricchezza pro-capite. In media nel 2017 i calabresi avevano un patrimonio di 83.600 euro a testa, meno dei 99mila medi del Mezzogiorno e dei 160.200 italiani.

I debiti dei calabresi

Pochi i debiti. Le passività erano solo di 8.900 euro pro capite contro i 15.300 a livello nazionale.
Nel complesso la Calabria appare come una regione in declino, un declino maggiore di quello nazionale. Cresce meno del resto d’Italia, aumenta quindi il gap non solo con il resto del Paese ma anche con le altre regioni del Mezzogiorno, rimane la regione più povera, dipendente soprattutto dalle oscillazioni del turismo e del commercio, oltre che dal settore pubblico.

Fonte: Banca d’Italia 

I dati si riferiscono al: 2018 

Leggi anche: Emilia Romagna, diminuisce la ricchezza

 

Ti piace citare i numeri precisi quando parli con gli amici? – La redazione di Truenumbers.it ha aperto un canale Telegram: qui potrai ricevere la tua dose quotidiana di dati, restare aggiornato sui principali dati (rigorosamente ufficiali) e fare domande. Basta un attimo per iscriversi. Un’ultima cosa: siamo anche su Instagram.