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 In Crisi&Ripresa

Un milione e mezzo sono stranieri. I minorenni in gravi difficoltà sono triplicati in 10 anni

In Italia ci sono 5 milioni di persone in povertà assoluta. Da notare bene: non sono 5 milioni di italiani, come a volte viene detto. Sì, perché tra questi 5 milioni ci sono 1,5 milioni di persone straniere.  E’ un dato di fatto, però, che questo dato è cresciuto in Italia: nel 2005 si trovava in queste condizioni il 3,3% della popolazione residente. Tredici anni dopo, nel 2018, sono l’8,4%. In termini assoluti, nel periodo considerato siamo passati da 1,9 milioni di individui poveri a circa 5 milioni.

Che cosa vuol dire essere in povertà assoluta

Sono in povertà assoluta le persone che non riescono a permettersi alcuni servizi ritenuti essenziali, quelli del cosiddetto paniere di povertà assoluta. Sono incluse le spese per la casa, quelle per la salute e i vestiti. Ma la somma di queste spese varia in base a dove abita la famiglia, alla sua numerosità e ad altri fattori come l’età dei componenti.

In base, però, ai dati Istat si può calcolare il valore monetario dei servizi considerati essenziali. Ad esempio, per una famiglia composta da due persone e un bambino da 0 a 3 anni, che abita in una grande area metropolitana del Nord, questo valore mensile è di 1.301, 35 euro. La famiglia in questione, quindi, è assolutamente povera se sostiene una spesa mensile per consumi pari o inferiore a questa cifra.

Il divario Nord-Sud

L’incidenza delle famiglie in povertà assoluta si conferma notevolmente superiore nel Mezzogiorno (9,6% nel Sud e 10,8% nelle Isole) rispetto alle altre ripartizioni (6,1% nel Nord-Ovest e 5,3% nel Nord-est e del Centro). Su questo fronte non si registrano particolari variazioni rispetto al 2017 nonostante la diminuzione della spesa complessiva delle famiglie in termini reali. In gran parte questo si deve al fatto che soltanto le famiglie con minore capacità di spesa (a maggiore rischio di povertà) mostrano una tenuta dei propri livelli di spesa, con un conseguente miglioramento in termini relativi rispetto alle altre.

Il divario generazionale

Il divario generazionale è racchiuso in otto punti percentuali. Otto punti che smontano la narrazione dominante, quella che vuole i pensionati come la categoria perennemente più svantaggiata. E invece dal Rapporto Annuale 2019 dell’Istat esce una fotografia diversa del nostro Paese: la classe d’età che deve affrontare le maggiori difficoltà economiche è quella dei giovani, in particolare dei minorenni. Sono loro, infatti, a registrare la percentuale più alta di popolazione in povertà assoluta (cioè le cui spese per consumi sono inferiori al paniere di beni e servizi considerati essenziali).

I veri poveri? I giovani

Come mostra il grafico in alto, negli ultimi dieci anni la condizione delle generazioni più anziane è rimasta sostanzialmente invariata: nel 2008 gli over 65 in povertà assoluta erano il 4,4% del totale, nel 2018 erano il 4,6%. Al contrario, se dieci anni fa era catalogabile in questo modo il 3,7% dei minorenni, oggi la percentuale è schizzata al 12,6%.

Otto punti percentuali di differenza (12,6% – 4,6%) che dimostrano come le vere vittime dell’ultimo decennio e della crisi economica siano i più giovani. Il motivo? Secondo l’Istat, l’attuale sistema di tasse e benefici vigente in Italia è “meno favorevole” per le generazioni più recenti. Penalizzata, c’è da dirlo, anche la classe 35-64 anni: nel 2008 erano considerati poveri 3 su 100, l’anno scorso 8 su 100. Per quanto riguarda le differenze geografiche, come mostra il grafico sopra, l’indicatore tocca il massimo al Sud, dove è passato dal 5,2% del 2008 all’11,4% del 2018, contro una media italiana dell’8,4%.

I dati si riferiscono al: 2018-2019

Fonte: Istat

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