Superato il picco di marzo 2022. Il taglio alle accise scade il 17 settembre
I rialzi di diesel e benzina non si fermano. ll 14 settembre 2026 il diesel è costato in Italia 2,1907 euro al litro, superando il record che resisteva dal 14 marzo 2022, quando l’invasione russa dell’Ucraina lo aveva portato a 2,1546 euro. A dirlo sono gli ultimi dati del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (Mase). La benzina non se la passa meglio, con 2,0841 euro al litro, dieci centesimi sotto il record di marzo 2022.
I prezzi giornalieri in modalità self diffusi dal Ministero delle imprese e del made in Italy (Mimit), che sono più alti perché riguardano il solo servizio self sulla rete stradale, raccontano la stessa corsa al rialzo: il 15 settembre 2026 la verde ha toccato 2,120 euro al litro e il diesel 2,231. Nel grafico in apertura la serie storica (2021-2026) dei prezzi di diesel e benzina.
Rialzi carburanti, la corsa che dura da otto mesi
Che il diesel costi più della benzina non è la regola in Italia. Nella serie del Mase, negli ultimi cinque anni, è successo due volte: per qualche settimana nella primavera del 2022 e poi fra l’agosto 2022 e il febbraio 2023, cioè il periodo che ha preceduto l’embargo europeo sui prodotti petroliferi russi. La terza volta è quella in corso: dal 12 gennaio 2026 il diesel è sopra la benzina in ogni singola rilevazione, e il divario oggi vale 10,7 centesimi al litro.
A inizio anno i due carburanti viaggiavano appaiati sotto 1,70 euro al litro, come succede quasi sempre quando il mercato è tranquillo. Da allora le due curve si sono separate e non si sono più riavvicinate: la benzina è salita del 26 per cento, il diesel del 33.
Una guerra che colpisce soprattutto il diesel
Lo spartiacque è il 28 febbraio 2026, quando è cominciato l’attacco israelo-statunitense all’Iran. Fra la rilevazione del 23 febbraio 2026, l’ultima prima dell’attacco, e quella del 16 marzo 2026 il diesel ha guadagnato 33 centesimi al litro, la benzina 16. Già a marzo 2026 l’aumento aveva colpito le province in modo diseguale, con il record degli aumenti a Bolzano.
Il punto, però, non è il greggio. Secondo l’ultimo Oil Market Report dell’Agenzia internazionale dell’energia (Aie), l’organismo di Parigi che monitora i mercati petroliferi per conto dei principali paesi consumatori, dall’inizio della guerra il petrolio è rincarato del 45 per cento, mentre il diesel negli Stati Uniti è quasi raddoppiato. A far salire il prezzo alla pompa non è il barile: è il prodotto che esce dalle raffinerie.


Meno offerta dal Golfo, più domanda dalla Cina
Le raffinerie sono proprio quello che questa guerra ha colpito. Dai paesi del Golfo, con i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz ancora fortemente limitati, oggi parte un quarto del diesel che partiva prima del conflitto, e gli attacchi ucraini hanno quasi azzerato le esportazioni di prodotti raffinati russi. Golfo e Russia insieme, prima della guerra, valevano quasi la metà del diesel che viaggia via mare nel mondo.
Dall’altra parte c’è la domanda, con il ritorno della Cina sul mercato, prima con il petrolio e poi con il gas, dopo mesi in cui Pechino si era limitata a consumare le proprie scorte. E il mercato in cui Pechino è rientrata non ha più cuscinetti: le scorte petrolifere mondiali sono scese di 507 milioni di barili dal febbraio 2026.
Cosa significa per chi paga
Rifornire un serbatoio da 50 litri di diesel costa oggi 24,45 euro in più rispetto all’ultima settimana di febbraio 2026, quella prima dell’attacco all’Iran. Il conto pesa soprattutto su chi il diesel lo compra per lavorare: per un camion, che ne carica centinaia di litri alla volta, la differenza supera i 390 euro a rifornimento.
Il conto è già entrato nell’inflazione. Secondo la stima preliminare dell’Istat, nell’agosto 2026 i prezzi al consumo sono cresciuti del 3,3 per cento su base annua, e la spinta è arrivata quasi tutta dai beni energetici, saliti del 17 per cento. L’inflazione di fondo, quella calcolata al netto di energia e alimentari freschi, è invece scesa all’1,5 per cento: il rincaro, per ora, non si è propagato al resto del paniere, anche se il potere d’acquisto dei salari resta sotto i livelli del 2019.
Le banche centrali si stanno muovendo. La Banca centrale europea ha alzato i tassi di un quarto di punto il 10 settembre 2026, portando il tasso sui depositi al 2,50 per cento, e ha dichiarato di essere pronta a rispondere allo shock energetico. La Federal Reserve chiude la sua riunione il 16 settembre 2026, e la maggioranza degli economisti interpellati da Reuters si aspetta un rialzo dello stesso importo.
Diesel e benzina, il 17 settembre 2026 scade lo sconto sulle accise
A tenere il prezzo più basso di quanto sarebbe c’è uno sconto sull’accisa del diesel, che il governo ha prorogato di settimana in settimana e che scade il 17 settembre 2026, con l’ultima proroga pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Vale 14 centesimi al litro, che con l’Iva diventano 17, perché l’imposta sul valore aggiunto si calcola anche sull’accisa. Senza quello sconto, oggi il diesel al self costerebbe più di 2,40 euro al litro.
Tradotto in quello che si paga alla cassa: se lo sconto non viene prorogato un’altra volta, dal 18 settembre 2026 ogni pieno da 50 litri costerà 8,54 euro in più di oggi, e un rifornimento da camion quasi 137 euro in più. È la stessa cifra che il governo si è impegnato a non incassare ogni volta che ha firmato una proroga, ed è il motivo per cui la scadenza di giovedì viene seguita più del prezzo del barile.
Il record, in ogni caso, non lo fanno le tasse. Accisa e Iva sul diesel pesano oggi meno di quanto pesassero nel marzo 2022, anche per effetto del riallineamento delle accise fra benzina e diesel, e nel 2022 un intervento analogo aveva abbassato il prezzo della benzina. A spingere il prezzo su è il prodotto: da fine febbraio 2026 il costo industriale di un litro di diesel è cresciuto di tre quarti.
Crisi carburanti, l’annuncio che i mercati aspettano di verificare
Il 14 settembre 2026 Donald Trump ha dichiarato che Russia e Ucraina avrebbero accettato di non colpire più le rispettive infrastrutture energetiche. L’annuncio è arrivato dieci giorni dopo la missione a Mosca e a Kiev degli inviati americani Jared Kushner (il genero di Donald Trump, sposato con sua figlia Ivanka Trump dal 2009) e Steve Witkoff (uno dei più importanti investitori immobiliari di New York). Il Cremlino non lo ha confermato, e Volodymyr Zelensky ha scritto di essere disponibile ad accettare l’intesa se la Russia farà lo stesso, aggiungendo di non essere convinto che Mosca intenda rispettarla.






