Terzo peggior dato tra i Paesi dell’Ocse dopo Colombia e Spagna
Nei momenti di crisi economica i giovani sono tra le principali vittime della disoccupazione. A guardare i dati ufficiali dell’Istat c’è da restare basiti del livello al quale si è arrivati in Italia. Ma quali sono le cause della disoccupazione giovanile così alta in Italia? Ci sono due ragioni coincidenti. Dal lato dell’uscita sono i posti precari, a tempo determinato, quelli che vengono sacrificati per primi in un’azienda, specie quando è in vigore, come ora, un blocco dei licenziamenti. Dal lato dell’entrata: perché sono i più giovani quelli che più di altri sono alla ricerca di un primo lavoro e in caso di crisi le aziende semplicemente smettono di assumere. Questo spiega sia perché l’andamento storico della disoccupazione giovanile in Italia sia sempre stata superiore a quella media sia perché abbia subìto fluttuazioni molto maggiori.
Perché la disoccupazione giovanile è così alta in Italia?
Per disoccupazione giovanile si intende la proporzione tra i 15-24enni che cercano lavoro e l’insieme della forza lavoro della stessa età, composta dagli occupati e appunto coloro che non hanno un impiego ma sono alla ricerca.
Come si vede dalla nostra infografica in alto, che mostra l’andamento storico della disoccupazione giovanile in Italia, è stato toccato un picco del 46,2% nel primo trimestre del 2014, al termine di quella che fino a quel momento era stata la peggiore crisi economica del Dopoguerra. Al di là di variazioni stagionali (che vedono il terzo trimestre, quello estivo, avere risultati migliori), era stato il culmine di un aumento che era partito da un dato molto inferiore, il 18,1% del secondo trimestre 2007, quando del resto la disoccupazione generale era meno della metà. Nel 2014 invece la disoccupazione giovanile in Italia è diventata il quadruplo di quella generale.

La disoccupazione giovanile in Europa
Quando le cose vanno peggio, insomma, per i giovani va ancora peggio. Non ci sono le stesse oscillazioni in altri Paesi. Mentre la disoccupazione giovanile in Italia secondo gli ultimi dati del terzo trimestre 2020, è del 30,9%, in Francia è del 22,1%, nel Regno Unito del 15,6%, mentre per la Germania i numeri sono fermi alla fine del 2019, quando era solo del 5,1%, molto inferiore alla disoccupazione generale in Italia e in gran parte degli altri Paesi europei.
Diversi i numeri in Spagna e Grecia, dove si arriva al 40,4% e al 34,2%. La media europea è del 18,3%. Apparentemente in Italia il peggioramento rispetto all’inizio della pandemia almeno la scorsa estate era stato limitato, dal 29,4% del quarto trimestre del 2019 l’aumento era stato ridotto, più che altrove. Più che in Spagna dove la crescita era stata di oltre 10 punti.
Ma potrebbe essere un’illusione ottica. Da un lato c’è l’effetto stagionale benefico dell’estate sulla disoccupazione giovanile in Italia, quando i lavori estivi abbassano sempre i dati, e infatti prendendo come riferimento il terzo trimestre 2019 il peggioramento è già maggiore, del 5,2%. Dall’altro c’è l’impatto dell’inattività, della scelta di moltissimi giovani di non cercarlo neanche un lavoro, spesso neppure studiando, non a caso il fenomeno dei Neet (coloro che né studiano né lavorano) è in Italia tra i più forti in Europa.
Il ruolo dei giovani inattivi italiani
Nel terzo trimestre 2020 tra i 15 e 34 anni gli occupati sono scesi di ben 314mila unità. E solo 131mila persone in più hanno cercato lavoro qualificandosi come disoccupati. L’incremento degli inattivi è stato invece di 100 mila persone. Dobbiamo immaginare che questi ultimi incidano ancora di più se consideriamo solo i 15-24enni.
Dobbiamo quindi immaginare che se ci fosse un livello di inattivi più basso, più simile a quello di altri Paesi europei, con più giovani che dichiarano di voler lavorare, i dati sulla disoccupazione giovanile sarebbero ancora peggiori in Italia e si avvicinerebbe di più a quelli spagnoli. E del resto è la Spagna il Paese che economicamente ci assomiglia di più.
I giovani che non cercano lavoro
È vero che in questa fascia di età è naturale ci sono moltissimi che non cercano un impiego perché studiano a scuola o all’università. Questo non può essere un alibi per un Paese come il nostro con un bassissimo numero di laureati e universitari e una così alta percentuale di abbandono scolastico. Passato l’effetto dei lavori stagionali estivi comunque dovremmo vedere i valori della disoccupazione giovanile salire nei prossimi report di Istat ed Eurostat. Tra i motivi c’è il fatto che la seconda ondata ancora più della prima, quando anche parte dell’industria era ferma, ha colpito in modo diseguale proprio quei settori che più occupano i giovani, ovvero la ristorazione e il turismo. Spesso in modo precario se non in nero. Sempre che perlomeno questi giovani si registrino tra i disoccupati e un lavoro lo cerchino, senza cedere alla tentazione di lasciare perdere.
Disoccupazione giovanile, che cosa succede nel 2021
E l’andamento della disoccupazione giovanile non migliora nemmeno nel primo trimestre del 2021. A fronte di previsioni economiche che danno il Pil nazionale in aumento fino al 6% nel 2021, i giovani mostrano un peggioramento della loro situazione lavorativa. Nel primo trimestre del 2021, infatti, la percentuale di giovani senza un lavoro sul totale dei giovani è salita al 33%. Se fino al 2020 eravamo terzi in Europa, adesso siamo secondi, superati solo dalla Spagna dove i ragazzi inoccupati sono il 37,7%. Molti, ma in calo mentre da noi sono in aumento.
Sempre nel terzo trimestre 2021 cresce anche la disoccupazione femminile in Italia: dall’11,3 all’11,4% a fronte di una media Ocse del 6,6, in calo dal precedente 6,8%. In questo caso siamo terzi tra i Paesi Ocse dopo la Colombia (18,3%) e la Spagna (17,4%).
I dati si riferiscono al 1998-2020
Fonte: Eurostat
Leggi anche: Il tasso di disoccupazione in Italia sale al 9%
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