Emilia Romagna, bene il reddito, male l’economia

I numeri della Regione che va alle elezioni. Le imprese calate dello 0,8% in un anno

Il 26 gennaio l’Emilia Romagna potrebbe subire una mutazione politica che rimarrà storica. Alle elezioni regionali il centrodestra unito (Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia) potrebbe togliere la guida della giunta regionale alla sinistra guidata dal Pd. Se ciò accadesse, e, a quanto pare, i sondaggi non lo escludono, anche lo stesso governo nazionale potrebbe essere a rischio. Ma se è vero, come è vero, che anche in Emilia Romagna è l’economia a guidare il voto degli elettori, comprese le ultime decisioni del governo riguardo alla Finanziaria 2020, c’è da chiedersi se il probabile cambio di guida in Regione sia giustificata da un cattivo andamento dell’attività produttiva, dell’occupazione e del reddito medio pro capite in Emilia Romagna. Vediamo tutti i numeri.

Numero di imprese, peggio dell’Italia

Il grafico qui sopra rappresenta il numero di aziende operanti nell’economia dell’Emilia Romagna e in Italia nel giugno 2019 e la sua variazione rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. La regione è meno dinamica rispetto al già poco dinamico resto del Paese: in Regione c’è stato un calo nel numero totale delle imprese dello 0,8% tra giugno 2018 e giugno 2019 rispetto ad un aumento dello 0,1% che si è registrato in Italia nel suo complesso.

Il settore più penalizzato è quello del commercio al dettaglio, in cui operano 44.087 aziende nell’Emilia Romagna che sono calate del 2,5% in un anno. A livello nazionale nello stesso ambito il calo si ferma a un -1,9%. Calano anche le imprese di trasporti e magazzinaggio, molto più di quanto non accada nel resto del Paese: -2,2%, contro un -0,7%. Male anche l’agricoltura, in un territorio naturalmente votato a questo settore: in un anno le aziende sono calate dell’1,9%.

Ma ci sono anche imprese che aumentano di numero? Sì, sono fondamentalmente quelle legate alla finanza e ai servizi alle imprese, +1,2%, e agli altri servizi, +1%. A livello italiano gli aumenti sono però maggiori: 1,8% e 1,5%. Quasi ferme le aziende nel settore dell’ospitalità e della ristorazione: strano per una Regione tradizionalmente turistica.

Tutti i numeri dell’economia dell’Emilia Romagna

Nel 2019, per di più, hanno cominciato a calare anche gli investimenti nell’industria, esattamente dell’1,1%, nonostante il fatturato e l’occupazione abbiano continuato a crescere, dello 0,7% e dello 0,6%, come mostra il grafico qui sotto.

Nei servizi gli investimenti erano già in diminuzione nel 2018, dopo un grosso incremento nel 2017. Anche in questo caso però, come nelle costruzioni, hanno continuato a crescere fatturato e occupazione, dell’1,2% e del 0,5%. Significativa la ripresa dell’occupazione nelle costruzioni, del 2,7%, dopo anni di cali.

Bene l’occupazione in Emilia Romagna

Anche nei primi due trimestri del 2019 vi è stato un aumento del numero di occupati, del 2,5% (nel primo trimestre) e dell’1,3% (nel secondo). L’andamento è stato trainato in particolare dal settore delle costruzioni, che ha vissuto nel primo trimestre un incremento del 15,8%, ma anche dal resto dei servizi, nel secondo trimestre, e dall’industria, con un +1,3% nel primo e un +7,5% nel secondo trimestre. Curioso, invece la crisi occupazionale in due settori-chiave dell’economia dell’Emilia Romagna: la ristorazione e il settore alberghiero.

Per avere un’idea chiara dell’occupazione basta guardare il grafico qui sopra. I disoccupati diminuiscono addirittura del 17,8% nel secondo trimestre del 2019 e questo ha portato il tasso di disoccupazione a calare dal 6,9% del 2016 al 4,8% della primavera di quest’anno (anche se i dati riferiti a un solo trimestre sono naturalmente sempre da prendere con le pinze).

Il tasso d’occupazione di conseguenza è sempre cresciuto. Oggi il 71,3% degli emiliano romagnoli lavora, un valore record in Italia. Mettendo insieme questi dati e quelli sulla numerosità delle imprese è probabile che perlomeno i dipendenti si stiano concentrando in aziende più grandi, e che vada riducendosi la frammentazione aziendale.

Il 30% dei nuovi assunti è straniero

Ma chi viene assunto in Emilia Romagna? Bisogna dire subito che le nuove assunzioni a livello generale sono in diminuzione. Il saldo è sempre positivo, con una differenza 122.122 persone tra assunzioni e cessazioni, ma le 495.671 nuove assunzioni nel primo trimestre 2019 sono state il 6,7% meno rispetto a quelle di un anno prima.

Insomma, anche dal punto di vista occupazionale l’economia dell’Emilia continua a progredire, ma a una velocità inferiore a prima. Ben 150.040 nuove assunzioni, ovvero più del 30% sono di stranieri. E questo è un altro dato peculiare di come è cambiato il mondo del lavoro.

A crescere, del 1,3%, sono solo i nuovi posti di lavoro per gli over 54enni, che sono naturalmente una minoranza tra i nuovi assunti, ma sono sempre di più.

Il lavoro a tempo determinato

La stragrande maggioranza delle assunzioni avviene a tempo determinato, con 333.694 posti su 495.671. In questo caso il calo è solo del 0,8% sul primo trimestre 2018. Sono invece in grande crescita, forse grazie al decreto Dignità, le assunzioni a tempo indeterminato, che aumentano del 20,2%. Ma sono pochissime, solo 58.524. In crollo i nuovi contratti di somministrazione, -36,4%, che rimangono comunque di più dei nuovi contratti a tempo indeterminato. A soffrire di più il settore manifatturiero e quello dei servizi, in cui il saldo tra nuovi posti e cessazioni rimane positivo, ma che a livello di nuove assunzioni vedono dei cali importanti, rispettivamente del 20,7% e del 5,5%. Nel grafico sotto si vede l’andamento dell’occupazione secondo diversi parametri nel secondo trimestre del 2019 mentre la linea viola mostra, per ogni parametro, la variazione rispetto al trimestre precedente.

Per capire meglio il grafico sopra: le assunzioni sono il totale delle persone che hanno trovato un impiego mentre le “assunzioni nette” rappresenta il saldo tra queste assunzioni e i licenziamenti (o comunque quelli che hanno perso l’occupazione).

I laureati disoccupati sono il 3,2%

Il tasso d’occupazione tra 2014 e 2018 è cresciuto leggermente più tra le donne che tra gli uomini, +3,6% contro +3,1%.

A livello di età è aumentato moltissimo per i 55-64enni, tra cui è passato dal 53,8% al 61,2%, +7,4%, grazie alle riforme pensionistiche, mentre è progredito meno per i 35-44enni, che però già erano quelli con il tasso d’occupazione maggiore, dell’85,1%.

economia Emilia Romagna

Poche invece le differenze sulla base dell’istruzione. C’è stato un aumento del 4% per chi ha solo la licenza elementare, ma sono comunque quelli che si occupano di meno, mentre per i laureati si è passati da un tasso occupazionale dell’80,6% a una dell’84%.

Record di assunzioni per i 55-64enni

La disoccupazione invece si è dimezzata tra i più giovani, tra i 15 e i 24 anni che è passata dal 34,9% al 17,8%. Mentre è aumentata, ed è l’unica variazione negativa, tra chi è meno istruito e ha la licenza elementare o meno. Sono poche persone, ma evidentemente è cresciuto il numero tra essi di quanti hanno cercato lavoro, non trovandolo. C’è quasi piena occupazione tra i laureati, tra cui il tasso di disoccupazione è solo del 3,2%. Ecco il grafico.

Infine alcuni dati sul patrimonio degli emiliani. I numeri purtroppo arrivano solo al 2017, ma partono dal 2008, e mostrano come in Emilia Romagna famiglie e imprese apparentemente siano diventati meno ricchi nel tempo, a differenza di quanto accadeva nel resto d’Italia.

Ma famiglie e imprese sono meno ricche

La ricchezza netta pro capite è rimasta maggiore di quella italiana, ma è passata mediamente da 212.700 euro del 2008 a 207.300. Ci sono state delle oscillazioni, si è scesi a 204.100 nel 2011, vi è stata una risalita, si è scesi ancora a 203.900 nel 2015, e poi ancora un’altra ripresa, ma non si è tornati, almeno al 2017, ai livelli pre-crisi.

La colpa è della diminuzione delle attività reali, principalmente quindi immobili, ma anche asset aziendali, che hanno perso valore. Si è scesi a un patrimonio reale di 125mila euro pro-capite mentre nel 2012 si era arrivati a 140.300. In aumento invece le attività finanziarie, depositi, titoli, azioni, che nel 2017 hanno raggiunto i 99.300 pro capite. Mentre rimangono stabili e poco rilevanti le passività. Ecco tutti i numeri.

In Italia in generale la ricchezza netta è minore, di 160.200 euro a testa, ma non ha subìto dei cali, anche perché il deprezzamento delle attività reali è stata compensata da un più deciso aumento delle attività finanziarie.

Il reddito medio pro capite in Emilia Romagna

Nel complesso il rapporto tra ricchezza netta e reddito medio pro capite in Emilia Romagna è maggiore che in Italia, 9 a 8,5. La regione appare certamente più ricca, ma anche più immobile, del resto del Paese. Certamente negli ultimi anni ha puntato più a un incremento del lavoro, pur precario e pagato poco, più che a uno del patrimonio.

I dati si riferiscono al: 2019

Fonte: Banca d’Italia

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