Aumenti medi di 136,76 euro per i dipendenti di Comuni, Regioni e Province
Dopo un lungo percorso di negoziazioni e verifiche contabili, è arrivata la firma definitiva sul nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro 2022–2024 per i 435.811 dipendenti di Regioni ed enti locali (numero aggiornato al 2020). L’accordo, molto atteso dal personale degli enti territoriali, è stato siglato presso l’Aran, l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni, l’organismo tecnico che rappresenta tutte le pubbliche amministrazioni nella contrattazione collettiva nazionale di lavoro per il pubblico impiego.
Dopo mesi di confronto, il testo ha ottenuto l’adesione di Uil, Cisl e Csa, mentre la Cgil ha deciso di non sottoscriverlo. La firma mette fine a una fase di stallo durata più di un anno e coinvolge un comparto che da tempo attendeva l’adeguamento retributivo.
Nuovo contratto, aumenti e prospettive
L’accordo prevede incrementi medi mensili lordi di 136,76 euro per tredici mensilità, pari al 5,78% del monte salari 2021. La percentuale sale al 6% circa considerando anche lo 0,22% destinato al trattamento accessorio, per un totale di circa 140 euro al mese. Ai dipendenti spetteranno inoltre arretrati una tantum di 2.357 euro, a copertura del periodo non retribuito del triennio 2022–2024.
Le nuove risorse stanziate ammontano complessivamente a 1 miliardo di euro, con l’obiettivo di aggiornare stipendi rimasti fermi per anni. Gli aumenti varieranno in base al profilo professionale e alla qualifica, ma la media stabilita dall’intesa rappresenta la base di riferimento per l’intero comparto.
Il contratto costituisce la prima tappa di un piano in due fasi. Con il prossimo rinnovo, relativo al triennio 2025–2027, gli incrementi dovrebbero salire a 230 euro mensili nel 2026 e a 280 euro mensili dal 2027, a cui si aggiungeranno 18 euro medi provenienti dal fondo statale di sostegno alle buste paga. Secondo le stime della Uil Fpl, l’aumento complessivo del trattamento economico sarà pari al 9,38% entro il 2026 e raggiungerà l’11,18% a partire dal 1° gennaio 2027.
Un fondo statale per gli enti locali
Il rinnovo del contratto degli enti locali si inserisce in un quadro economico definito dalla manovra di bilancio 2025, che muove complessivamente 18,7 miliardi di euro. All’interno di questo piano finanziario, la spesa per il pubblico impiego rappresenta una delle voci principali, con ricadute dirette sui bilanci di Comuni, Province e Regioni. Le nuove retribuzioni previste dal contratto comportano infatti un incremento strutturale della spesa di personale a livello territoriale.
Per sostenere gli enti locali in questo adeguamento, la legge di bilancio introduce un fondo statale dedicato, pari a 50 milioni di euro nel 2027 e 100 milioni di euro dal 2028. È la prima misura di supporto statale diretta ai bilanci locali per far fronte agli oneri dei nuovi stipendi e garantire l’applicazione uniforme del contratto su tutto il territorio nazionale.
Aumenti differenziati per qualifiche e ruoli
Gli aumenti stabiliti dal nuovo contratto non saranno uguali per tutti, ma varieranno in base alla qualifica e al livello di inquadramento. Gli operatori riceveranno un incremento medio di 122,48 euro, mentre per gli istruttori l’aumento sarà di 145,49 euro. La crescita più consistente riguarda i funzionari e le figure a elevata qualificazione, che vedranno la propria retribuzione crescere di 158,48 euro al mese. Si tratta di incrementi che incidono direttamente sullo stipendio tabellare, la parte fissa della retribuzione, rendendo più omogenea la distribuzione dei trattamenti economici tra le diverse categorie.
Per le elevate qualificazioni aumenta anche il limite massimo della retribuzione di posizione, che passa da 18.000 a 22.000 euro annui, riconoscendo così maggior valore alle responsabilità e all’autonomia decisionale di queste figure. A decorrere dal 2024, cresce inoltre la parte stabile del fondo decentrato, destinato alla contrattazione locale, con un incremento pari allo 0,14% del monte salari 2021.
Enti locali, nuove regole organizzative per il personale
Oltre agli aumenti economici, il nuovo contratto introduce diverse novità organizzative che riguardano il funzionamento degli enti locali e la gestione del personale. Nei Comuni medio-piccoli privi di dirigenti vengono previsti incentivi specifici per i dipendenti che lavorano nei servizi gestiti in forma associata, compresi quelli legati alla protezione civile. È stato inoltre istituito un tavolo paritetico tra Aran, Anci, Upi e sindacati firmatari, con il compito di elaborare uno schema tipo di contratto integrativo per uniformare le regole applicative tra i diversi enti del territorio.
Tra le misure introdotte, il contratto prevede progressioni in deroga fino al 31 dicembre 2026, pensate per valorizzare l’esperienza del personale che non possiede i nuovi titoli di studio richiesti dal nuovo ordinamento. Si introducono anche politiche di age management, dedicate ai dipendenti più anziani, per favorire il passaggio di competenze ai nuovi assunti. È prevista la possibilità di sperimentare la settimana corta, con quattro giorni lavorativi e un orario complessivo di 36 ore, e viene rafforzata la tutela legale per tutto il personale impiegato nella Pubblica amministrazione locale.
Meno personale, nuovi profili nel pubblico
Il comparto delle funzioni locali della Pubblica amministrazione conta come detto 435.811 addetti, un numero nettamente inferiore rispetto ai 691.193 del 2001, con una riduzione del 36,9% in poco meno di vent’anni. La grande maggioranza del personale, 396.263 lavoratori, è impiegata con contratto a tempo indeterminato, mentre la quota di personale a termine continua a diminuire. I precari, infatti, sono passati da 45.000 nel 2007 a 19.348 nel 2020, riducendosi di oltre la metà.
Un calo ancora più evidente riguarda i lavoratori socialmente utili, che da 56.404 nel 2001 sono scesi a 5.418 nel 2020, con una diminuzione di quasi il 90%. In controtendenza cresce invece il numero del personale definito “non standard”, categoria che comprende contrattisti, direttori generali e figure non inquadrate nei contratti tradizionali. Secondo i dati più recenti, queste unità sono oggi 10.582, mentre prima del 2014 erano sempre rimaste al di sotto della soglia delle 10.000.
Prossimo obiettivo: il contratto 2025–2027
Con la firma del contratto 2022–2024, l’attenzione si sposta ora sul prossimo rinnovo, quello relativo al triennio 2025–2027. L’obiettivo dichiarato dai sindacati è di chiudere la nuova tornata contrattuale “in vigenza”, cioè entro i termini previsti, evitando i ritardi pluriennali che in passato hanno rallentato l’adeguamento delle retribuzioni. Il piano prevede una revisione del quadro retributivo entro il 2026, con ulteriori incrementi progressivi che dovrebbero consolidare gli aumenti già stabiliti nel contratto appena firmato.
Il nuovo percorso dovrà accompagnare la trasformazione del lavoro pubblico, sempre più orientato a modelli organizzativi flessibili e digitali. L’Aran ha evidenziato come l’insieme delle misure introdotte, dagli aumenti alle nuove regole organizzative, dimostri la capacità della contrattazione pubblica di adattarsi ai cambiamenti del lavoro contemporaneo, ponendo le basi per un sistema più stabile e aggiornato rispetto alle esigenze degli enti locali.
Fonte: Aran
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