Il 74% del totale. Possibile la cassa integrazione per le piccole imprese per il coronavirus
Tempi straordinari come quelli che stiamo vivendo con l’emergenza coronavirus richiedono misure straordinarie per le imprese in Italia. E sono quelle al quale sta lavorando il Governo sul versante economico. Nel tentativo di mitigare l’impatto dell’epidemia sulle imprese il Conte bis potrebbe varare una modifica all’uso della cassa integrazione. Premessa: l’utilizzo della cassa integrazione varia da settore a settore e, in alcuni casi, non è prevista per chi ha una dimensione d’impresa inferiore ai 15 dipendenti, in altri per chi ne ha meno di 50. Adesso, comunque, verrebbe estesa anche alle Pmi in Italia che hanno tra i 6 e i 15 lavoratori. E per le aziende che ne hanno meno di 6 ci sarebbe quella in deroga che, al momento, non è prevista.
La dimensione d’impresa e la cassa integrazione nelle Pmi in Italia
Negli ultimi anni, in generale, c’è stata una progressiva riduzione delle possibilità di uso di questo ammortizzatore, soprattutto se parliamo di cassa integrazione straordinaria o in deroga. Quest’ultima era anzi destinata a scomparire. Ora invece potrà essere applicata anche a chi ha una dimensione d’impresa da meno di 6 dipendenti, visto che per quelle più grandi è previsto un allargamento della Cig normale o straordinaria.
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Quante sono le Pmi in Italia con meno di 5 dipendenti
Ma quante sono le aziende con 5 o meno dipendenti? E quanti lavoratori occupano? Il nostro grafico riguarda i numeri delle aziende con meno di 5 addetti, di quelle che hanno tra 5 e 9 dipendenti e di quelle che ne hanno 10 o più, è questa la divisione che Eurostat effettua.

E quello che risulta è che le imprese che hanno tra 1 e 4 dipendenti erano 1.176.516 a fine 2017. Ovvero la grande maggioranza, il 74,5%, delle aziende del settore privato con dei dipendenti. Le imprese con 5-9 addetti erano invece 217.044, ovvero il 13,8%, mentre quelle con 10 e più dipendenti solo 184.644, l’11,7%
Nelle aziende con 1-4 addetti il 23,1% dei dipendenti
Erano 3.248.116 i dipendenti che lavoravano tra le più piccole delle micro-aziende, ovvero il 23,1%. Un numero altissimo superiore a quello di altri Paesi europei dove prevale la media e grande azienda. Sono ovviamente anche i dipendenti più fragili, in quanto occupati in quella categoria di imprese che normalmente è più soggetta a crisi in caso di shock, come è accaduto con la grande recessione seguita a Lehman Brothers, cui l’emergenza coronavirus comincia ad assomigliare sempre più.
Pmi in Italia, quanto conta la dimensione dell’impresa
Le persone occupate in imprese con un numero di dipendenti che andava da 5 a 9 erano 1.667.994, l’11,9% del totale, mentre la gran parte, 9.117.326, lavorava nel resto delle aziende, quelle da 10 addetti in su. Si trattava del 65%. Sono esclusi da questo conteggio non solo i dipendenti statali, che non dovrebbero temere nulla dalle conseguenze economiche dell’epidemia, ma anche le tante ditte individuali, le partite Iva che al contrario sono i più vulnerabili, e per cui dovranno essere previsti provvedimenti ad hoc. Considerando che anche in questo caso deteniamo il record europeo, con più di 4 milioni e 600 mila di autonomi, più di un milione in più che in Germania e un milione e mezzo in più rispetto alla Francia.
I dati si riferiscono al: 2017
Fonte: Eurostat
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L’inflazione cinese ai massimi per il coronavirus
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