In Crisi&Ripresa

Da 10 anni occupiamo l’ultima posizione. Siamo 4 anni sotto la media continentale

Uno dei snodi più delicati dell’ultima fase della vita del governo Gentiloni non è stata l’approvazione della manovra economica, ma la discussione con i sindacati sul tema delle pensioni. Il problema è semplice: i sindacati non vogliono che nel 2019 si vada in pensione a 67 anni di età come invece prevede il sistema di adeguamento automatico dell’età pensionabile alla speranza di vita. Siccome quest’ultima è aumentata, la pensione si allontana.

Obiettivo “quota 100”

Il tema pensioni è anche al centro anche delle trattative tra Movimento 5Stelle e Lega: nel contratto di governo che il leader della Lega, Matteo Salvini, e il capo politico del Movimento 5Stelle Luigi Di Maio si ribadisce che l’obiettivo del loro governo sarà quello di permettere alle persone di andare in pensione una volta raggiunta “quota 100”, intesa come la somma tra età anagrafica e vita lavorativa, ovvero, gli anni di contributi. Una volta raggiunta “quota 100” si è, insomma, raggiunta l’età pensionabile. Questo provocherebbe una anticipazione della pensione per milioni di italiani e il “superamento”, se non la vera e propria abolizione, della legge Fornero.

La vita lavorativa di un uomo

In questo post non si parlerà dell’età alla quale mediamente i lavoratori italiani vanno in pensione effettivamente (cioè dell’età pensionabile di là di ciò che prescrive la legge), anche perché qui e qui si trovano tutti i dati e ci si può fare autonomamente un’idea, ma di un altro dato altrettanto importante e interessante. Ovvero: quanti anni lavora mediamente un italiano.

Il grafico sopra mostra il numero di anni medi di lavoro per un lavoratore, uomo e donna, italiano e come è cambiato questo dato negli ultimi 10 anni. Come si vede, rispetto ai grandi Paesi europei, siamo ultimi. E lo siamo sempre stati dal 2006 al 2016, nonostante l’incremento fatto registrare negli ultimi tempi. Come mai? Il motivo non consiste tanto nel fatto che lavoriamo meno, ma nel fatto che nella statistica sono comprese anche le persone che non lavorano. Quindi, per esempio: un italiano che lavora 40 anni e un altro che non ha mai passato un giorno al lavoro, fanno una media di 20 anni di lavoro a testa. Non è significativo il dato? No, invece lo è perché se da 10 anni siamo ultimi tra i grandi Paesi europei per tempo trascorso al lavoro, significa che da 10 anni la quota di persone che non lavorano o che lavorano troppo poco è più alta rispetto agli altri Stati.

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In altre parole un lavoratore italiano stava al lavoro 29,7 anni nel 2006 rispetto, ad esempio, ad un lavoratore o lavoratrice tedesca che lavorava, invece, 36,1 anni. Nel 2016 il dato italiano è aumentato a 31,2 anni mentre quello tedesco è salito a 38,1.

In pratica con nessun Paese a noi paragonabile, l’Italia esce come Paese di lavoratori indefessi. Nel confronto con la Gran Bretagna, per esempio, ne usciamo malissimo: lavoratori e lavoratrici inglesi lavorano mediamente 38,8 anni, record continentale, a fronte di una media europea di 35,4.

L’età pensionabile di una donna

Il discorso non cambia se si considerano le donne. Anche in questo caso siamo ultimi rispetto ai Paesi europei a noi paragonabili.


Le donne italiane lavorano 26,3 anni anni nel 2016. Le tedesche sono a quota 36 e in testa alla classifica c’è l’Olanda: le cittadine orange restano al lavoro per 37,3 anni.

I dati si riferiscono al: 2006-2016

Fonte: Eurostat

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