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 In Soldi

Il loro fondo è in attivo per quasi 4 miliardi, quello dei lavoratori pubblici ne perde 7,9

Buone notizie per i dipendenti italiani. In base a quanto emerge dal bilancio preventivo dell’Inps per il 2017-19 il risultato economico di esercizio, ovvero la differenza tra entrate e uscite dell’Istituto di Previdenza, per quanto riguarda i la gestione dei fondi pensione dei dipendenti privati, è sempre più in attivo. Non cambia tantissimo per quanto riguarda l’importo delle pensioni, però.

L’importo delle pensioni Inps

Per il secondo anno consecutivo c’è stato un grande miglioramento e per il 2017 è previsto un avanzo di 4 miliardi e 158 milioni (nel grafico sopra: “Comparto Fondi lavoratori dipendenti” ovviamente, privati), in decisa crescita rispetto al miliardo e 472 milioni del 2016 e al passivo di 6 miliardi e 88 milioni del 2015.
Stiamo ritornando ai livelli precedenti alla crisi. In particolare come vediamo dai dati del grafico sopra, è il “fondo pensioni lavoratori dipendenti” quello che ha raggiunto un livello record di +8 miliardi e 669 milioni di attivo, cifra che non si raggiungeva dal 2009.
Rimangono in passivo invece le altre gestioni man mano confluite Fondo dei dipendenti, quelle dei lavoratori del settore trasporti, del settore elettrico, dei telefonici e dei dirigenti d’azienda (Inpdai).
La somma totale è nella colonna “Tot Fondo pensioni lavoratori dipendenti” e, come vediamo, gli 8,6 miliardi si riducono a 190 milioni di attivo, comunque il primo dal 2011.

L’andamento delle pensioni private

A produrre l’attivo finale di 4,158 miliardi contribuiscono soprattutto i 3,9 miliardi della gestione delle prestazioni temporanee per i lavoratori dipendenti, che includono i contributi versati e le somme erogate per coprire la disoccupazione, la cassa integrazione, gli assegni familiari, la cassa per il Tfr, l’assicurazione per la tubercolosi, ecc.

Questa voce è sempre stata in attivo, ma mai come ora dal 2008, probabilmente anche grazie al minor numero di disoccupati e soprattutto di cassintegrati nel 2017. In altre parole possiamo dire che i precari, compresi quelli pagati con i voucher, stanno pagando, con i loro contributi, le pensioni di chi rientra nei comparti che sono in rosso. Compresa la pensione dei dirigenti d’impresa.

Le pensioni della pubblica amministrazione in rosso

Il panorama appare molto più negativo se includiamo i fondi di lavoratori privati non dipendenti, come mostrato nel grafico sotto. Vi è la gestione coltivatori diretti, la gestione artigiani, la gestione commercianti e parasubordinati (co.co.co, autonomi senza cassa, borsisti, assegnisti, amministratori pubblici) e via dicendo. Sono tutti in passivo tranne questi ultimi, in attivo di 6,6 miliardi, ma il saldo di questi lavoratori che non sono dipendenti privati, è nel complesso negativo. E non di poco.
A peggiorare la situazione c’è la Gestione speciale di previdenza dei dipendenti pubblici, in passivo di ben 7,9 miliardi, 2 in più dell’anno scorso, e 3,5 in più rispetto al 2015.
E’ questa voragine che fa sì che nel totale quest’anno si tocchi un disavanzo di 5 miliardi e 452 milioni, a livello di gestione dei fondi Inps. Attenzione, non parliamo, in questo caso, della gestione dell’intera Inps, perché quella, quest’anno, chiuderà con un buco di 5,8 miliardi di euro. Il risultato della gestione dei fondi è comunque migliore di quello degli ultimi anni, ma mitigato solo, come abbiamo visto, dal miglioramento dell’importo delle pensioni dei dipendenti privati e della gestione delle prestazioni temporanee.

Più sopra abbiamo detto che i giovani precari pagano le pensioni di chi è in pensione da dipendente privato compresi i dirigenti d’impresa. Alternativamente di può dire che i giovani precari, che rischiano di non vedere mai un posto fisso e la cui pensione è a rischio, pagano le pensioni degli ex dipendenti pubblici, quelli che per tutta la vita il posto fisso l’hanno avuto. Con in più il rischio di cadere nelle differenze regionali dal quale sono esenti le pensioni pubbliche.

L’andamento delle pensioni pubbliche

Il costante peggioramento dell’andamento delle pensioni pubbliche è probabilmente dovuto al fatto che i dipendenti statali vanno in pensione, mediamente, due anni prima dei dipendenti privati, e anche dal fatto che sono quasi azzerati i nuovi ingressi di giovani assunti che con i propri contributi Inps possano rimpolpare le casse.

Contemporaneamente un buon numero di dipendenti statali va in pensione con regole ancora più vantaggiose e generose rispetto ai dipendenti privati in situazioni analoghe, probabilmente per mantenere l’importo delle pensioni e cercando di accelerare il ritiro prima di ricadere in trattamenti peggiori. Così c’è un deflusso di risorse, in termini di andamento delle pensioni pubbliche, cui non corrisponde un afflusso di contributi.
A meno di immaginare assunzioni di massa di giovani statali, visto che l’età media dei dipendenti pubblici è molto alta, questa situazione è destinata a permanere ancora a lungo e a pesare sui bilanci dell’Inps e sulle tasche di tutti i lavoratori, anche e soprattutto quelli che mai hanno goduto dei vantaggi di un lavoro stabile.

I dati si riferiscono al: 2015-2017
Fonte: Inps
Leggi anche: Gli immigrati titolari di pensione sono 81mila

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