Sale la fiducia di imprese e consumatori: agosto da record

L’indice delle aziende passa in un mese da 95,7 a 96,9, quello degli italiani da 94,2 a 94,5

Sorpresa: la fiducia di consumatori e imprese in agosto sale. E in certi casi non di poco. Lo dice l’Istat che ha diffuso i due indici che misurano l’umore economico del Paese, e per la prima volta da molti mesi salgono tutti e due gli indici di fiducia nello stesso mese, agosto. Il clima di fiducia dei consumatori passa da 94,2 a 94,5, secondo aumento consecutivo e quello delle imprese (l’indicatore composito che l’Istituto chiama IESI, Istat Economic Sentiment Indicator, come è citato nel grafico interattivo in apertura) sale da 95,7 a 96,9, il valore più alto da marzo.

Queste sono medie per cui, per esempio, dentro l’indice delle imprese un settore guadagna sei punti in trenta giorni mentre un altro è fermo da cinque mesi. Dentro l’indice dei consumatori la percezione dell’economia italiana si è ripresa di quasi dieci punti da aprile, mentre il giudizio sulla propria situazione personale è cresciuto di poco più di uno. Ma vediamo nel dettaglio i numeri partendo dal clima di fiducia delle imprese.

Com’è la fiducia di consumatori e imprese ad agosto 2026

Il dato che salta all’occhio è quello dell’edilizia: il clima di fiducia delle costruzioni passa da 96,8 a 102,9, 6,1 punti in un mese, ed è l’unico dei quattro comparti sopra quota cento. Ma il mese precedente aveva fatto l’esatto contrario; a luglio l’indice era crollato da 101,6 a 96,8, quasi cinque punti persi e a giugno era salito da 99,4 a 101,7 quindi in sei mesi le costruzioni sono passate da 103,6 di marzo a 100,9 di aprile, 99,4 di maggio, 101,7 di giugno, 96,8 di luglio e 102,9 di agosto: una linea che oscilla di quattro-sei punti al mese.

fiducia consumatori imprese agosto

Dietro il rimbalzo di agosto ci sono due componenti: le attese sull’occupazione, il cui saldo — cioè la differenza tra la quota di imprese che prevede di assumere e quella che prevede di ridurre il personale — passa da 2,8 a 10,0, e i giudizi sui portafogli ordini, che restano negativi ma migliorano nettamente, da −9,0 a −4,0.

La fiducia della manifattura è ferma da marzo

All’estremo opposto c’è l’industria. Il clima di fiducia manifatturiero passa da 89,7 a 89,9: due decimi e se si allarga lo sguardo il quadro non cambia, perché a marzo l’indice era a 88,8, ad aprile e a maggio a 87,9, a giugno a 88,4, a luglio a 89,7: significa che in cinque mesi ha guadagnato poco più di un punto e non è mai uscito dalla forbice tra 87 e 90. Le attese sulla produzione migliorano molto — il saldo passa da 4,5 a 9,6 — ma i giudizi sugli ordini attuali peggiorano ancora, da −17,1 a −20,4. Le imprese industriali, insomma, sperano nei prossimi mesi e nel frattempo hanno i magazzini che si riempiono: anche il saldo delle scorte cresce, da 2,8 a 3,8. È la combinazione classica di un settore che aspetta una ripresa che non è ancora arrivata: si guarda avanti perché il presente non offre molto.

Sale la fiducia delle imprese dei  servizi

Il terziario di mercato è il comparto più regolare: da 98,2 a 99,5, con tutte e tre le variabili che compongono l’indice in miglioramento. Le attese sugli ordini salgono da 5,4 a 8,0, i giudizi sugli ordini correnti da 3,0 a 3,7, quelli sull’andamento degli affari da 6 a 7.

Il commercio al dettaglio è il comparto con l’indice più elevato in assoluto — 106,6 — e insieme quello che si muove di meno: un decimo, da 106,5. Ma i giudizi sul volume di affari corrente peggiorano di nuovo, con il saldo che scende da 16,8 a 16,4, mentre le attese sulle vendite future restano molto positive e salgono ancora, da 31,7 a 33,2 e nel frattempo le giacenze continuano ad accumularsi: il saldo passa da 7,5 a 8,2. In sintesi: i negozianti vendono meno di quanto sperassero, hanno più merce ferma in magazzino, e restano convinti che l’autunno andrà bene.

La fiducia dei consumatori ad agosto 2026

Passiamo a vedere come se la passano i consumatori, cioè i cittadini “normali”. L’indice generale di fiducia sale di tre decimi, da 94,2 a 94,5 ed è il secondo mese consecutivo in crescita e, presa da sola, è una variazione trascurabile. Ma l’Istat scompone il clima di fiducia dei consumatori in quattro indicatori, e quei quattro raccontano una storia che l’indice sintetico nasconde.

Il clima economico è il giudizio degli italiani sull’andamento del Paese  e sale da 90,9 a 92,3; il clima personale, cioè il giudizio sulla propria situazione familiare, resta inchiodato a 95,4, esattamente dov’era a luglio; il clima corrente passa da 97,4 a 97,8 e quello futuro da 89,8 a 90,2.

Dieci punti recuperati in quattro mesi

Allarghiamo lo sguardo e scopriamo che ad aprile il clima economico era precipitato a 82,7, il punto più basso di una caduta cominciata a marzo, quando in un mese solo l’indicatore aveva perso undici punti, scendendo da 99,1 a 88,1. Da lì è risalito senza interruzioni: 86,2 a maggio, 87,6 a giugno, 90,9 a luglio, 92,3 ad agosto, in pratica si tratta di un recupero di 9,6 punti in quattro mesi. Nello stesso periodo il clima personale è passato da 93,8 di aprile a 95,4 di agosto: 1,6 punti. Che cosa significano questi numeri? Che gli italiani hanno smesso di pensare che l’economia italiana stia andando male, ma non hanno cambiato idea sulla propria.

I dati si riferiscono al: marzo-agosto 2026

Fonte: Istat

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