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Gli stipendi, in un contesto di prezzi al consumo stabili, sono in crescita. Ecco i settori più redditizi

Conviene laurearsi? Una domanda fatidica, ma alla quale è impossibile rispondere perché le variabili da prendere in considerazione sono tantissime. Conviene, però, analizzare i dati sulle retribuzioni dei laureati italiani a uno, tre e cinque anni dalla laurea. E vedere anche quali sono i settori con garantiscono le retribuzioni più alte. Per farlo abbiamo preso gli ultimi dati aggiornati (fanno riferimento al 2018) di AlmaLaurea, il consorzio interuniversitario fondato nel 1994 a cui ad oggi aderiscono 75 atenei e che rappresenta il 91% dei laureati complessivamente usciti, ogni anno, dal sistema universitario italiano. Il consorzio è sostenuto dalle università aderenti, dal contributo del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, dalle imprese e dagli enti che ne utilizzano i servizi offerti.

Quanto guadagnano i laureati?

La buona notizia è che gli stipendi dei laureati crescono. Nel 2018 la retribuzione mensile netta a un anno dal titolo è, in media, pari a 1.169 euro per i laureati di primo livello e a 1.232 euro per i laureati di secondo livello. Ma non ci sono grandi differenze rilevanti tra le retribuzioni percepite dai laureati magistrali biennali, pari in media a 1.224 euro netti mensili, e quelle dei magistrali a ciclo unico, che si attestano a 1.258 euro. In questa analisi, invece, preso in considerazione la retribuzione orario dei laureati rispetto a quelli che non lo sono.

In un contesto caratterizzato da una sostanziale stabilità dei prezzi al consumo (come emerge dai dati dell’Istat), rispetto all’indagine del 2014 le retribuzioni reali a un anno dal conseguimento del titolo figurano in aumento: +13,4% per i laureati di primo livello, +14,1% per quelli di secondo livello. E dobbiamo segnalare che il miglioramento delle condizioni retributive risulta particolarmente accentuato nell’ultimo anno: +4,5% per i laureati di primo livello e +5,6% per quelli di secondo livello.

L’aumento rilevato – come precisa lo studio di AlmaLaurea – non è ancora in grado di colmare la significativa perdita retributiva registrata nel periodo più difficile della crisi economica che ha colpito i neolaureati, ovvero tra il 2008 e il 2014 (-22,4% per il primo livello, -17,6% per il secondo livello). Ovviamente su tali tendenze incide la diversa diffusione del lavoro part-time, che nel 2018 coinvolge il 27,9% dei laureati di primo livello e il 22,9% di quelli di secondo livello.

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Lo stipendio a 3-5 anni dalla laurea

A tre anni dalla laurea la retribuzione mensile netta raggiunge i 1.331 euro per i laureati di primo livello e i 1.352 euro per i laureati di secondo livello, distinguendo ulteriormente, si tratta di 1.361 euro per i magistrali biennali e 1.327 euro per i magistrali a ciclo unico. Come si vede, invece, dal grafico in alto a cinque anni dal conseguimento del titolo la retribuzione mensile netta è pari a 1.418 euro per i laureati di primo livello e 1.459 euro per quelli di secondo livello. Scorrendo le slide si possono vedere le differenze tra una laurea di primo livello e una magistrale.

Rispetto al 2015 si registra un aumento delle retribuzioni sia tra i laureati di primo livello (+2,4%) che tra quelli di secondo livello (+4,1%), intervenute dopo le generalizzate contrazioni degli anni precedenti (solo nell’ultimo anno +3,2% e +2,0%, rispettivamente). Sebbene l’aumento rilevato non sia ancora in grado di colmare la perdita retributiva intervenuta nel periodo 2012-2015 (pari a -3,0 e -5,0%, rispettivamente, per i laureati di primo e secondo livello), la distanza rispetto al 2012 è decisamente contenuta.

Dove si guadagna di più?

Lo studio rileva anche che ad un anno dal titolo i laureati dei gruppi medico (comprese le professioni sanitarie), ingegneria, scientifico ed economico-statistico percepiscono, in media, retribuzioni superiori: rispetto ai laureati del gruppo politico-sociale, il premio retributivo varia tra 231 e 88 euro mensili netti.

All’opposto, risultano più svantaggiati dal punto di vista retributivo soprattutto i laureati dei gruppi architettura, giuridico e agraria e veterinaria: in questo caso, la penalizzazione retributiva, sempre rispetto ai laureati del gruppo politico-sociale, oscilla tra -150 e -71 euro mensili netti. Con i dati a disposizione possiamo rispondere anche ad una domanda in tantissimi si fanno: quanto conta il punteggio della laurea? Il punteggio degli esami incide positivamente sui differenziali retributivi: rispetto a un occupato che ha ottenuto un punteggio medio agli esami pari a 18 su 30, un laureato con una media di 30 su 30 percepisce circa 100 euro in più al mese.

In ogni caso, i rami di attività economica che corrispondono a maggiori differenziali retributivi stimati, rispetto al ramo dei servizi sociali e personali, ricreativi e culturali (ramo preso come riferimento), sono quelli del settore creditizio (+184 euro), dell’industria metalmeccanica e meccanica di precisione (+123 euro), della chimica ed energia (+118 euro), della sanità (+112 euro) e dell’industria manifatturiera (+102 euro). Percepiscono retribuzioni inferiori, invece, i laureati che lavorano nel ramo dell’istruzione e ricerca: sempre rispetto al ramo dei servizi sociali e personali, ricreativi e culturali, la penalizzazione salariale è pari a -70 euro.

Fonte: AlmaLaurea

I dati si riferiscono al: 2018

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