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 In Soldi

Gli italiani guadagnano di più, ma restano al di sotto dell’8% rispetto ai livelli del 2007

Cresce il reddito medio delle famiglie italiane, ma la disuguaglianza non si riduce. Emerge dagli ultimi dati dell’Istat in merito, quelli dell’indagine “Condizioni di vita, reddito e carico fiscale delle famiglie“, realizzata con le rilevazioni del 2017 (è l’ultimo anno disponibile). Nel 2017 sono entrati nelle famiglie italiane come reddito medio 31.393 euro annui: crescono ancora sia in termini nominali (+2,6%) sia come potere d’acquisto (+1,2%). L’Istat, però, spiega che il reddito totale delle famiglie più abbienti continua a essere più di sei volte quello delle famiglie più povere.

La crisi e il reddito della famiglie

Nonostante la crescita registrata nel 2017, la contrazione complessiva dei redditi rispetto al 2007, anno precedente la crisi economica, resta ancora notevole, con una perdita in termini reali pari in media all’8,8% per il reddito familiare. Lo rileva l’Istat spiegando che nel Mezzogiorno il livello di reddito medio è più basso dell’11,9%, nel Centro dell’11%, del 6,7% nel Nord-ovest e del 6% nel Nord-est. la diminuzione dei redditi familiari in termini reali è più alta per le famiglie più numerose mentre è decisamente più contenuta per le famiglie con due componenti (-1,8%).

Questo trend si può vedere in modo chiaro anche dal grafico in alto. Il discorso degli affitti figurativi lo vedremo più avanti, ma è necessario spiegare cosa sono i redditi equivalenti descritti con la linea blu. Sono calcolati dividendo il valore del reddito netto familiare per un opportuno coefficiente di correzione (scala di equivalenza), che permette di tener conto dell’effetto delle economie di scala e di rendere direttamente confrontabili i livelli di reddito di famiglie composte diversamente.

Quanto costa avere figli?

L’Istat non fornisce statistiche sul costo dei figli per una famiglia. E, in generale, non ci sono dati ufficiali. Si può vedere, però, come vanno i redditi delle famiglie con figli, magari a confronto di quelle che non ne hanno. I maggiori incrementi nel reddito si osservano per le coppie senza figli (+3,2%) e per le persone sole (+2,6%), seguono le coppie con figli (+1%). In riduzione invece i redditi familiari reali per le famiglie monogenitore (-1,1%). Parlando, invece, del reddito mediano le coppie con figli raggiungono i valori più alti con 37.189 euro (3.100 euro al mese), trattandosi nella maggior parte dei casi di famiglie con due o più persone che guadagnano. Le coppie con tre o più figli percepiscono un reddito mediano (35.732 euro) più basso di quello osservato sia per le coppie con un solo figlio (36.823 euro) sia per quelle con due (37.821 euro).

Il Paese più disuguale d’Europa?

In Europa il principale indicatore per misurare la disuguaglianza è l’indice di Gini, creato dall’economista italiano Corrado Gini. Eurostat fornisce i dati del 2018, dai quali emerge che l’Italia è il Paese più disuguale d’Europa. Ma l’Istat nella ricerca sulla condizione della famiglia compara l’indice in Italia e negli altri Paesi utilizzando i dati del 2017. Sulla base dei redditi netti senza componenti figurative e in natura (secondo la definizione armonizzata a livello europeo), nel 2017, il valore stimato per l’Italia è pari a 0,334, stabile rispetto al 2016 e più alto rispetto agli altri grandi Paesi europei (Francia con 0,285 e Germania con 0,311). Nella graduatoria crescente dei Paesi dell’Ue a 28 per i quali è disponibile l’indicatore (25 Paesi), l’Italia occupa la ventunesima posizione. In Italia l’indice di Gini è più elevato nel Sud e nelle Isole (0,346) rispetto al Centro (0,326), al Nordovest (0,312) e al Nord-est (0,289).

La disuguaglianza tra le famiglie italiane

Per misurare la disuguaglianza tra le famiglie l’Istat ordina gli individui in base al reddito classificandoli in cinque gruppi. Come? Il primo quinto comprende il 20% degli individui con i redditi equivalenti più bassi, il secondo quelli con redditi mediobassi e così via fino all’ultimo quinto, che comprende il 20% di individui con i redditi più alti. Il rapporto fra il reddito equivalente totale ricevuto dal 20% della popolazione con il più alto reddito e quello ricevuto dal 20% della popolazione con il più basso reddito  fornisce, dunque, una prima misura sintetica della disuguaglianza. Se si fa riferimento alla distribuzione dei redditi equivalenti netti senza affitti figurativi nel 2017 questo rapporto è pari a 6,1. Includendo nei redditi anche gli affitti figurativi tale rapporto è più basso, pari a
5,2.

Che cos’è l’affitto figurativo

Nelle statistiche dell’Istat si parla spesso di affitti figurativi. E’, quindi, un concetto da conoscere. Che cos’è? L’affitto figurativo è una componente non-monetaria del reddito delle famiglie che vivono in case di loro proprietà, in usufrutto, in uso gratuito o in affitto agevolato (cioè inferiore ai prezzi di mercato). E’ in sostanza il costo (aggiuntivo nel caso degli affitti agevolati) che queste dovrebbero sostenere per prendere in affitto, ai prezzi vigenti sul mercato immobiliare, una casa con caratteristiche identiche a quella in cui vivono (al netto delle spese di condominio, riscaldamento, accessorie e con riferimento a una casa non ammobiliata).

Fonte: Istat 

I dati si riferiscono al: 2017 

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