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La classifica delle facoltà nelle quali si accumulano i ritardi maggiori

Quali sono le facoltà con più fuori corso? Siamo partiti da questa domanda, ma prima di tutto dobbiamo chiarire un dato: il numero di fuori corso si è ridotto in modo deciso negli ultimi anni. Basti pensare che nel 2002 finiva nei tempi solo il 12,7% degli studenti, adesso (nel 2018, ultimo dato disponibile) questa quota arriva al 53,6%. E si devono fare distinzioni tra le varie tipologie di corsi: conclude gli studi nei tempi previsti il 53,9% dei laureati di primo livello e il 60,1% dei laureati magistrali biennali.

Fuori corso, l’indice di ritardo nelle facoltà italiane

Questi dati, raccolti nel rapporto “Profilo dei laureati 2018” di AlmaLaurea, non vanno confusi con quelli relativi all’indice di ritardo. Con questo indice si misura, infatti, la quantità di ritardo accumulato rispetto alla durata ordinaria del corso. Nel 2002 si raggiungeva al 70%, oggi siamo al 30,5% medio. E, come vediamo nel grafico in alto, possiamo analizzare il ritardo medio accumulato nelle varie facoltà, o meglio: nei principali gruppi disciplinari.

Si va dal 47% della facoltà giuridiche alle lauree delle professioni sanitarie (15,2% di ritardo medio). L’indice di ritardo ha valori fortemente differenziati per in base all’area geografica: chi si laurea in un ateneo al Nord impiega il 21,5% in più rispetto alla durata normale del corso per concludere gli studi; è il 32,9% per chi si laurea al Centro e il 41,8% per chi si laurea al Sud o nelle Isole.

Gli studenti lavoratori e il ritardo nella laurea

Uno dei fattori che hanno più impatto sull’accumulo del ritardo durante gli studi è lo svolgimento di un’attività lavorativa durante gli studi. I laureati che concludono l’università senza aver svolto alcuna attività lavorativa impiegano in media il 18,2% in più rispetto alla durata normale del corso, gli studenti-lavoratori il 30,5% in più, mentre i lavoratori-studenti, ossia coloro che hanno svolto attività lavorative continuative a tempo pieno per almeno la metà della durata degli studi, impiegano quasi il doppio della durata normale (l’88,7% in più). Ma, come abbiamo visto qui, l’Italia è – secondo l’indagine Eurostudent – il Paese che ha meno studenti-lavoratori in Europa.

Fonte: AlmaLaurea 

I dati si riferiscono al: 2018

Leggi anche: Il debito degli studenti americani 

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