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Adesso i Comuni dovranno distribuire 400 milioni di aiuti alimentari contro gli effetti del coronavirus

Quindici milioni a Roma, 7,6 a Napoli, 7,2 a Milano, 5,1 milioni a Palermo, 4,6 a Torino, 3 milioni a Genova. Fino ai micro-stanziamenti da 600 euro a testa per una quarantina di piccolissimi Comuni. Così vengono ripartiti i 400 milioni di euro con i quali i sindaci potranno fronteggiare l’emergenza coronavirus. Come? Distribuendo buoni spesa o generi alimentari e di prima necessità a chi ne abbia bisogno. L’ordinanza firmata  dal capo della protezione civile, Angelo Borrelli, riequilibra i fondi anche in base al reddito medio dei residenti (qui trovate la nostra analisi sul reddito medio nelle regioni italiane) e non dimentica i centri con poche decine di abitanti. Saranno, quindi, i servizi sociali dei Comuni italiani a stabilire come verranno distribuiti i fondi attribuiti dal governo. La spesa per i servizi sociali, però, presenta già grandi differenze da una regione all’altra, come emerge dagli ultimi dati sul tema dell’Istat (i più aggiornati sono del 2017). Vediamole.

La spesa sociale dei Comuni

Dai 423 euro pro-capite del Trentino Alto Adige ai 22 della Calabria. E’ la differenza abissale tra la prima e l’ultima regione nella classifica della spesa per i servizi sociali dei Comuni. Nel grafico in alto, si può vedere qual è il dato della spesa pro-capite per ogni singola regione.

E’ necessaria, però, una premessa. Il comparto degli interventi e dei servizi socio-assistenziali, regolato principalmente dalla Legge quadro n.328 del 2000, è fortemente decentrato a livello locale. I Comuni e le associazioni sovracomunali gestiscono la spesa sociale attraverso un ventaglio di prestazioni variabile sul territorio. Le Regioni hanno in capo funzioni di programmazione, con propri assetti normativi e organizzativi per l’offerta dei servizi socio-assistenziali. A livello centrale restano, invece, ancora indeterminati, i livelli essenziali delle prestazioni previsti dalla stessa Legge quadro come standard minimo da garantire su tutto il territorio nazionale.

Per capire di quali interventi stiamo parlando, può essere utili vedere quali sono le categorie di utenti in base alla spesa pro-capite. Per famiglie e minori vengono dedicati a livello nazionali 141 euro (dato del 2017), 3.140 euro per i disabili, 95 euro per gli anziani, 68 euro per gli immigrati, 14 euro per la povertà e disagio adulti e 7 euro per servizi multiutenza.

Le regioni che sono cresciute di più

La spesa di cui beneficia mediamente un abitante in un anno è pari a 119 euro a livello nazionale, con differenze territoriali molto ampie. La spesa sociale del Sud rimane molto inferiore rispetto al resto dell’Italia: 58 euro contro valori che superano i 115 euro annui in tutte le altre ripartizioni, toccando il massimo nel Nord-est con 172 euro. A fronte di un incremento complessivo del 2,5% rispetto al 2016, pari a circa 179 milioni di euro, al Centro si registra l’incremento percentuale più alto (+9%) nella spesa, cui ha contribuito principalmente l’aumento registrato nel Lazio (+13,8%). Seguono Toscana, Umbria e Marche.

Un incremento del 7,1% si registra al Sud, con l’aumento maggiore in Campania (12,6%); variazioni di segno positivo, anche se più contenute, si riscontrano in Abruzzo, Basilicata, Puglia e Molise mentre la Calabria è l’unica regione del Sud ad avere un calo rispetto al 2016 (-4%). Le Isole aumentano complessivamente dello 0,7% rispetto al 2016, ma mentre la Sicilia registra una crescita del 3,9%, in Sardegna si ha un calo del 2,5%.

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La spesa per i sevizi sociali

Dall’indagine sul tema dell’Istat con gli ultimi dati disponibili, quelli del 2017, emerge che la spesa dei comuni per i servizi sociali è in crescita per il quarto anno consecutivo. Nel 2017, infatti, la spesa dei Comuni per i servizi sociali, al netto del contributo degli utenti e del Servizio Sanitario Nazionale, ammonta a circa 7 miliardi 234 milioni di euro, che corrispondono allo 0,41% del Pil nazionale.

Come abbiamo visto dai dati sulle singole regioni, l’offerta dei servizi socio-assistenziali si caratterizza per un evidente divario fra Nord e Sud del Paese: più della metà della spesa è concentrata al Nord, dove risiede circa il 46% della popolazione, il restante 44% delle risorse è ripartito in misura variabile tra Centro e Mezzogiorno.

Nel Sud l’11% della spesa per il 23% della popolazione

I Comuni del Sud, dove risiede il 23% della popolazione italiana, erogano l’11% della spesa per i servizi sociali. Aggregando i dati, scopriamo – in generale – che la spesa sociale del Sud rimane molto inferiore rispetto al resto dell’Italia: si tratta di 58 euro annui contro valori che superano i 115 in tutte le altre ripartizioni, toccando il massimo nel Nord-est con 172 euro. Si può anche aggiungere che in media una persona disabile residente al Nord-est usufruisce di servizi e interventi per una spesa annua di circa 5.222 euro, al Sud il valore dei servizi ricevuti è di circa 1.074 euro.

Da segnalare che, all’interno di ogni ripartizione geografica, i capoluoghi di provincia tendono a distinguersi dal resto dei Comuni per più alti livelli di spesa. I Comuni capoluogo nel loro complesso hanno una spesa media pro-capite di 174 euro l’anno, che si riduce drasticamente (del 45%) per l’insieme dei Comuni italiani non capoluogo (96 euro l’anno).

Fonte: Istat

I dati si riferiscono al: 2017

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