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Il personale, però, dal 2010 è diminuito del 7%. Francia e Germania investono di più rispetto

In tempi di coronavirus la sanità è sotto la lente di ingrandimento. In tanti accusano i governi degli ultimi anni di aver tagliato la spesa pubblica per la sanità, ma la questione è un po’ più complessa. Per prima cosa si deve dire che non ci sono stati tagli veri e propri. In poche parole: la spesa pubblica per la sanità è cresciuta negli ultimi anni.

I dati ci dicono che i miliardi spesi nel 2019 sono stati 114,5, con una crescita di 900 milioni rispetto all’anno precedente. Nel 2017 il finanziamento statale era stato di 112,6 miliardi, nel 2016 di 111 e nel 2015 di 109,7. Proprio il 2015 era stata una delle poche occasioni in cui la spesa era diminuita rispetto all’anno precedente, quando era stata di 109,9 miliardi di euro. L’altra era stata in piena crisi, quando, tra 2012 e 2013, era stato tagliato un miliardo di euro, andando da 108 a 107 miliardi di spesa. Perché, allora, c’è chi parla di taglia alla sanità?

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La spesa sanitaria e l’inflazione

Un argomento che solitamente viene portato da chi sostiene che le risorse si sono ridotte è quello dell’inflazione. In sostanza: le risorse sono cresciute, ma è diminuito il valore delle cose che si potevano comprare con quelle risorse. Ad esempio, l’Osservatorio della Fondazione Gimbe fa notare che nel decennio 2010-2019 il finanziamento pubblico del Ssn è aumentato complessivamente di 8,8 miliardi di euro crescendo in media dello 0,9% annuo, tasso inferiore a quello dell’inflazione media annua pari a 1,07%. Il concetto è chiaro: i governi non hanno tagliato la spesa, ma ci ha pensato l’inflazione a ridurla.

La spesa sul Pil è più bassa che in Francia e Germania

Da un lato c’è il tema della spesa rispetto al Pil. Fino al 2009 la spesa sanitaria in percentuale sul Prodotto Interno Lordo è quasi sempre aumentato passando secondo l’Ocse dal 5,3% del 1989 al 7% del 2010. Come è del resto comprensibile in un Paese in veloce invecchiamento. E come è accaduto in altri Paesi industrializzati. In Francia si è passati dal 6,1% del 1990 all’8,6% del 2010, in Germania dal 6,6% del 1988 al 9,2% sempre del 2010. Il problema è che poi ci si è fermati, e prima di avere raggiunto i livelli dei nostri vicini.

Anzi, c’è stato un leggero calo. Dal 7% la percentuale di spesa sanitaria sul Pil è diminuita al 6,5% del 2018, mentre in Francia e Germania è cresciuta rispettivamente al 9,3% e 9,5%. In sostanza lo Stato aumenta la spesa sanitaria a un ritmo più lento della crescita del Pil, crescita che è comunque piuttosto asfittica.

I ridimensionamenti di Def e leggi di stabilità

Un altro tema sono i cambiamenti relativi alle previsioni di spesa fatte dei vari Documenti economia e finanza e nelle varie leggi di stabilità negli anni. L’Osservatorio Gimbe, ad esempio, fa notare come nel 2012 lo stesso ministro della Sanità Renato Balduzzi dichiarò che per il periodo 2012-2015 sarebbero stati stanziati 25 miliardi in meno rispetto alle previsioni per gli stessi anni fatte precedentemente.

Così come nel dicembre 2013 la legge di Stabilità decise una diminuzione delle stanziamento per il 2015 e 2016 di più di un miliardo, rispetto a quanto deciso gli anni prima. Un Decreto Ministeriale del giugno 2017 poi ha ridotto, rispetto a quanto già stabilito, il finanziamento per il 2017 stesso di alcune centinaia di milioni, 423 per l’esattezza, e di 604 milioni per il 2018. L’elenco è lungo.

La spesa sanitaria del 2019 rivista più volte

Il 2019 per esempio, come si osserva nel grafico, era destinato a vedere una spesa sanitaria di 120,1 miliardi secondo il Def 2015, scesi a 118,5 nel Def 2016 e a 115 nella legge di stabilità di fine 2016. Dopo una risalita a 116,1 nel Def 2017 nel decreto del giugno 2017 c’era stata un’altra decurtazione, fino a 114,4 (miliardi 100 milioni in meno di quanto segnalato sul sito del ministero della sanità), che era rimasta la cifra poi stanziata alla fine, nonostante un aumento nel Def 2018 poi rimangiato al momento dell’approvazione della finanziaria di fine anno.

Nel Def 2019 c’è stato un incremento a 118,1 miliardi, sempre per il 2019, ma a anno iniziato. L’Osservatorio Gimbe ha dubbi sull’effettivo stanziamento per l’anno, e infatti il Ministero stesso parla di 114,5 miliardi. Si vedrà nei prossimi mesi e anni cosa è stato effettivamente speso.

Fatto sta che è vero che nel tempo quasi sempre i propositi di spesa sono stati ridimensionati, probabilmente a causa di una crescita del Pil più bassa del previsto, ma è vero anche che dal 2015 in poi da un punto di vista matematico non ci sono state diminuzioni della spesa da un anno all’altro, e non possono essere considerate tali i tagli a spese solo previste e non ancora realmente stanziate.

Il personale sanitario

Però, non si può fare a meno di notare che il Servizio sanitario nazionale tra il 2010 e il 2017 (ultimo anno con dati disponibili) ha registrato una riduzione di 42.861 unità di personale (-6,7%). Il Ssn conta su 603.375 persone, i medici erano 101.100 (-5,9% rispetto al 2010) e il personale infermieristico 253.430 (-3,9%). L’Istat fa notare anche che l’attuale assetto delle risorse umane del Servizio Sanitario Nazionale è in parte il risultato delle politiche attuate negli anni recenti, incentrate principalmente sul blocco del turn over nelle regioni sotto piano di rientro, cui si sono aggiunte politiche di contenimento delle assunzioni messe in atto autonomamente dalle regioni non sottoposte ai piani di rientro.

Fonte: Ministero della Sanità; Fondazione Gimbe 

I dati si riferiscono al: 1988-2019 

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