In Crisi&Ripresa

La Ue vorrebbe arrivasse a zero nel 2020, ma sarà impossibile. Idem per la Francia, e più di noi

Il grafico qui sopra mostra le differenze tra i deficit strutturali (structural balances) dei Paesi Ue e gli obiettivi di medio termine (Mto, Medium Term objectives) concordati con la Commissione Europea. Sono dati importantissimi di cui si sentirà parlare sempre di più spesso man mano che ci si avvicina alla definizione della legge di bilancio 2018.

Il deficit strutturale

Il deficit strutturale è il classico rapporto deficit/Pil ma depurato dalle componenti cicliche (per esempio la parte dipendente dal fatto che c’è una recessione) e dalle misure temporanee (le spese per calamità naturali, per esempio). Da notare che nel grafico sopra i deficit sono naturalmente indicati in termini negativi se, come nel caso dell’Italia, non si ha un avanzo ma un disavanzo.

Come si vede la previsione è che l’Italia raggiunga un deficit strutturale di zero, ovvero un pareggio di bilancio, nel 2020 e a questo obiettivo dovrebbe, appunto, tendere la legge di bilancio 2018, il problema è che sarà difficilissimo se non impossibile sia perché ora è al 1,7% sia perché per le promesse che i due partiti di governo intendono mantenere e che sono molto impegnative dal punto di vista finanziario.

Ma come sono messi gli altri Paesi? Rispettano gli obiettivi della Commissione europea? L’Italia, in effetti, non è l’unico Paese che presenta un gap tra obiettivi e realtàSono 12 i Paesi lontani dagli obiettivi di bilancio stabiliti, e cioè, nell’area euro: Francia, Spagna, Belgio, Portogallo, Slovacchia, Estonia, Portogallo. Fuori dall’area euro: Ungheria, Polonia, Romania e Regno Unito.  Sono invece 15 i Paesi che hanno raggiunto o fatto meglio del target. Nell’area euro si tratta di: Germania, Paesi Bassi, Irlanda, Cipro, Lettonia, Lituania, Austria, Malta, Lussemburgo, Finlandia. Fuori dall’area euro: Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Croazia e Svezia.  La Grecia era ancora esclusa da questo sistema almeno fino a quest’anno.

La legge di bilancio 2018

Gli obiettivi, tuttavia, hanno tempistiche diverse e il loro raggiungimento attiene soprattutto il futuro e, spessissimo, gli obiettivi vengono spesso spostati in avanti di anno in anno; cosa che non accade per quelli più virtuosi, che hanno ormai raggiunto il proprio target tempo fa. Per esempio la Germania nel 2012.

Il problema, per noi, è che la Commissione pretende di più da chi parte peggio, ovvero, ad esempio, da chi ha un altissimo debito pubblico, come è nel caso dell’Italia, che nel solo 2017 ha drenato una quantità impressionante di risorse, come Truenumbers ha scritto in questo articolo. Inoltre la Commissione europea, ogni anno, giudica il percorso di avvicinamento agli obiettivi calcolando se e di quanto gli indicatori si discostano da quelli concordati. Quindi stima quanto sia probabile che al momento stabilito il target sia raggiunto.

E qui cominciano i guai per il nostro Paese, che è tra quelli per cui il raggiungimento del target del 2020 di deficit strutturale a zero è giudicato irrealistico. Lo stesso giudizio vale anche per Francia, Belgio, Portogallo e Slovenia. Per altri 5, invece, il raggiungimento del deficit strutturale zero è considerato probabile.

In sostanza: secondo la Commissione l’Italia non sta rispettando gli obiettivi intermedi che dovrebbero portare all’obiettivo del deficit strutturale zero del 2020. Questo è il principale problema nella redazione della legge di bilancio 2018: occorrerà ottenere dalla Ue maggiore flessibilità nei conti (ovvero il “permesso” di spendere di più, palesando, quindi, che il deficit strutturale non solo non sarà raggiunto nel 2020, ma che dovrà essere spostato più in là nel tempo.

Il problema della spesa primaria

Un esempio della impossibilità di raggiungere il target viene, per esempio, dalla spesa primaria, ovvero la spesa dello Stato meno quella per gli interessi sul debito. Secondo la Commissione dovrebbe calare (in termini nominali, includendo quindi l’inflazione), dello 0,2% quest’anno e dovrebbe aumentare di non più dello 0,1% nel 2019. Secondo le previsioni del governo invece crescerà del 0,8% e del 1,1% rispettivamente, come si vede nel grafico qui sotto.

Questo chiaramente porterà a un deficit strutturale maggiore. Perciò non solo non si arriverà a zero nel 2020, ma si peggiorerà, raggiungendo il 2% di deficit nel 2019, in crescita rispetto agli anni scorsi, come mostra la tabella qui sotto dove si nota un pesante peggioramento tra 2015 e 2016 quando si è passati da 0,6% a 1,4%. Importante: le colonne di sinistra sono da considerare solo in relazione all’anno 2020 quando il deficit strutturale, come detto, dovrebbe raggiungere lo zero, ed è per questo che non è visualizzata nessuna colonna. Da notare anche che nel documento della Commissione Ue non è indicata alcuna previsione governativa per il 2020.

Il deficit ufficiale, quello non strutturale e che si usa di solito, era più alto nel 2015, vicino al 3%, ma una grande parte veniva scorporato per ragioni congiunturali, ovvero si giudicava che l’Italia fosse appena uscita da una crisi e che una parte di quel deficit era causato non tanto da spesa allegra ma da bassa crescita e dalla recessione precedente. E quindi il deficit strutturale era molto minore. Ora, dopo anni di crescita, in un certo senso non ci vengono concesse più scuse. A meno di calamità non possiamo più, nella legge di bilancio 2018, scorporare il deficit ed è per questo che il deficit strutturale si avvicina a quello reale.  

Il problema della Francia

Anche la Francia non raggiungerà il proprio obiettivo: la spesa crescerà più di quanto “consentito” dalle richieste della Commissione, che permetterebbe un +1,4% nel 1,2% e un +1,4% nel 2019, ma che nella realtà saranno un +1,8% e un +2,9%, come mostra il grafico sotto.

Di conseguenza il deficit strutturale Oltralpe sarà anch’esso fuori target. E lo sarà più che in Italia. Nel 2019 la differenza tra l’obiettivo, un deficit del 0,5%, e la realtà, 3,1%, sarà del 2,6%. In Italia del 2% (differenza tra zero e 2%). L’unica differenza è che la Francia ha due anni di tempo più di noi per mettersi in regola, avendo concordato il 2022 come data finale invece del 2020. Ma c’è da dubitare che il trend attuale possa cambiare realmente, come mostra il grafico qui sotto (sul motivo per il quale le colonne di sinistra non sono visualizzate se non quella del 2022 vale quanto detto sopra; anche in questo caso non è riportata alcuna previsione governativa per il 2022).

Tra Italia ed Europa ci sarà quindi ancora da discutere di conti nei prossimi anni, anche se quest’anno rimarremo dentro il famoso 3%. Ma, come detto, è soprattutto il deficit strutturale quello che dovrà essere preso in considerazione nel momento in cui i partiti dovranno decidere i termini della legge di bilancio 2018.

I dati si riferiscono al: 2018

Fonte: Commissione Ue

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