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Da 35,9 miliardi a 29,7 nel 2017: è primo calo dal 2012. In Italia arriva solo l’11%

Anni fa c’erano i ristoranti cinesi e rappresentavano, oltre che il primo esempio di cucina esotica in Italia, anche il primo segnale di una presenza sempre più importante del Paese asiatico a casa nostra. Oggi, come spiegato da Truenumbers in questo articolo, la presenza cinese è molto ma molto più importante: molti marchi italiani sono stati acquistati da imprenditori cinesi.

Gli investimenti cinesi in Europa

Ma la Cina ha trovato casa non solo da noi in Italia, bensì in tutta Europa. Il grafico sopra mostra l’andamento di quanto i Paesi dell’Unione Europea abbiano investito in Cina e a quanto ammontino gli investimenti cinesi in Europa. I dati, espressi in miliardi di euro, indicano innanzitutto il calo vistoso tra il 2016 e il 2017 degli investimenti cinesi in Europa: si è passati da 35,9 a 29,7 miliardi. Si tratta di un -17,2% che, in ogni caso, fa pendere sempre a favore della Cina l’ago della bilancia commerciale con l’Europa: +22,8 miliardi di euro rispetto a quanto investito dai Paesi membri dell’Unione in Cina.

Tra gli investimenti cinesi più ricchi nel corso degli anni, la società di scommesse finlandese Supercell, acquisita per 6,7 miliardi di euro, la società di ingegneria robotica Kuka per 4,4 miliardi e 2,8 miliardi per comprare il 49% dell’inglese Global Switch. Ci sono poi state la Avolon, compagnia di noleggio aerei, per 2,3 miliardi e la Skyscanner per 1,6 miliardi di euro. E l’elenco dello shopping cinese sarebbe ancora molto lungo.

Dove finiscono i soldi cinesi

Quali sono i Paesi che più hanno accolto il denaro cinese? Considerando gli anni dal 2000 al 2016, il Regno Unito è stato beneficiato del 23% del totale degli investimenti cinesi in Europa, seguito dalla Germania col 19% e dall’Italia con l’11%. Guardando solo dal 2010 al 2016 i settori industriali che più hanno attratto i capitali cinesi sono stati invece quello tecnologico, che ha interessato il 16% degli investimenti cinesi in Europa, mentre a pari merito subito dopo abbiamo il settore dei trasporti e del Real Estate col 15%.

In Italia da Pirelli all’enigma Milan

In Italia l’impronta cinese è stata profonda ed ha abbracciato molti settori. Il grafico sopra mostra, in milioni di euro, l’entità degli investimenti nel nostro Paese dal 2000 al 2016, ultimo dato disponibile. Si vede chiaramente come il 2015, anno dell’acquisizione di Pirelli da parte di ChemChina, abbia rappresentato l’anno del boom, con più di 7 miliardi di euro investiti. L’anno prima è stata la volta di Ansaldo, diventata cinese per il 40% e 400 milioni di investimento. E’ toccato poi alla Cdp Reti, settore energia, in cui i cinesi hanno investito  poco più di 2 miliardi per comprare il 35%. Per arrivare poi agli investimenti più eclatanti: l’acquisizione nel 2016 da parte del gruppo Suning dell’Inter per 270 milioni e la cessione del Milan per 740 milioni dalla Fininvest ad un gruppo di misteriosi investitori cinesi.

A fine 2016 la Bank of China ha poi investito 3,5 miliardi di euro per entrare col 2% in una serie di grandi aziende italiane. Tra queste Monte dei Paschi di Siena, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Saipem, Mediobanca, Fiat Chrysler, Telecom Italia, Prysmian, Assicurazioni Generali, ENEL e ENI.

I dati si riferiscono al: 2016-2017

Fonte: Etnc

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