I contraccettivi femminili usati solo da una donna su 5

Il profilattico è il metodo preferito (46%). Solo il 5% delle donne sceglie l’anello

Tutte li conoscono, ma poche li usano. Si potrebbero riassumere così il comportamento delle italiane in tema di contraccettivi femminili. Secondo i dati raccolti dall’Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere (Onda) tra le donne, il profilattico è il metodo più conosciuto (nel 92,8% dei casi) e anche il più utilizzato (46%). Ma, nonostante tutto, solo il 21,6% di persone dichiara di aver sempre utilizzato metodi anticoncezionali.

I contraccettivi femminili più usati dalle donne italiane

Dal rapporto di Onda emerge anche che la contraccezione ormonale viene scelta invece solo dal 16,2% delle donne, un dato fra i più bassi in Europa (la media continentale è pari a 21.4%) che presenta marcate differenze regionali: al primo posto, ben al di sopra della media nazionale, si trova la Sardegna, seguita dalle regioni settentrionali ad eccezione del Veneto. Come mai? Il 42% delle giovani under 25 italiane non usa ancora nessun metodo contraccettivo durante la prima esperienza sessuale e ciò ovviamente comporta due conseguenze: un aumento delle gravidanze ( 1 su 4 è indesiderata, secondo la Sic, la Società Italiana della Contraccezione) e il ritorno di malattie veneree come la sifilide e la gonorrea.

Il profilattico è il metodo anticoncezionale più conosciuto

Uno dei nodi principali della contraccezione in Italia è l’informazione. Tra i metodi contraccettivi più usati al primo posto c’è il condom (46%) ed è anche il più conosciuto sia da uomini che da donne: il 92,8% conosce questo metodo di protezione sessuale. Fra i 18 e i 40 anni, il 63,9% delle persone in Italia conosce almeno un metodo contraccettivo chimico, naturale o di barriera (oltre al profilattico) come l’anello contraccettivo, scelto dal 5% delle donne tra tutti i metodi contraccettivi femminili a disposizione.

Pillola e metodi contraccettivi femminili

Il secondo metodo più usato e più conosciuto è la pillola anticoncezionale. Scelta dal 29% delle donne, resta uno dei contraccettivi femminili con il più alto tasso di efficacia, che varia dal 91 al 99%. Mentre il profilattico ha l’82% di affidabilità. Ma una delle vere novità è il pillolo (ovvero la pillola per gli uomini). Ancora in fase sperimentale, il contraccettivo maschile sta forse giungendo alla messa a punto definitiva.

contraccettivi femminili

Una pillola contraccettiva maschile ha infatti passato la prima fase di una sperimentazione clinica. Il farmaco, se assunto quotidianamente dall’uomo, blocca la produzione di spermatozoi agendo sugli ormoni che la innescano. I primi test sono positivi e dimostrano che il farmaco è sicuro e ben tollerato.

L’efficacia del “pillolo”, l’anticoncezionale per lui

Ma quanto si fiderebbero le donne del pillolo? Secondo uno studio pubblicato sul Journal of men’s health, il 42% ritiene che l’uomo possa dimenticarsi facilmente di dover assumere il pillolo, esponendo la donna a gravidanze indesiderate.

Inoltre, dal punto di vista medico sarebbe veramente efficace? “Bloccare” la fertilità femminile è più semplice, dato che una donna ogni mese produce un ovulo, ma l’uomo invece produce dai 5 ai 150 milioni di spermatozoi e gli ormoni non avrebbero lo stesso effetto su tutti. I progestinici infatti inibiscono la produzione di sperma e testosterone con conseguente rischio di disfunzione erettile o calo della libido. Il pillolo, insomma, dovrebbe riuscire a ridurre gli spermatozoi ma senza alterare troppo il livello di testosterone.

E se poi si pensa al fatto che, mentre per una donna, la pillola potrebbe essere un valido rimedio per curare la sindrome dell’ovaio policistico, per l’uomo non ci sono altri problemi (e men che meno gravidanze) che un contraccettivo possa prevenire.

Contraccettivi femminili: si usano poche protezioni

Il dato preoccupante è quello che fotografa un paese informato, ma che usa ancora poco i contraccettivi. Solo il 21,6% di persone in Italia dichiara di aver sempre utilizzato metodi di protezione e anticoncezionali. Il 63,3% ha ammesso di aver avuto almeno un rapporto completo non protetto. Mentre il 15% non ha utilizzato la contraccezione perché cercava una gravidanza. Come si vede nel grafico in alto un significativo 6% di donne non usa nessun metodo di protezione o anticoncezionale, mentre il 10% usa il coitus interruptus.

I rischi del coito interrotto

Il coito interrotto non può essere considerato un metodo contraccettivo ed è fallimentare. Ci vuole infatti molto autocontrollo da parte dell’uomo, ma c’è un alto livello di probabilità che ci siano perdite di liquido spermatico prima dell’eiaculazione vera e propria. Quali sono quindi i rischi per chi sceglie il coito interrotto? Innanzitutto una situazione di stress e ansia, perché i partner non riescono a lasciarsi andare totalmente e soprattutto c’è il rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili (dall’Hiv al Papilloma Virus). Nel caso dell’uomo, inoltre, il coito interrotto può causare una prostatite proprio perché la prostata è soggetta a “micro-traumi” ogni volta che si interrompe l’eiaculazione.

I dati si riferiscono al: 2020

Fonte: Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere 

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