In Sessi

La media italiana è del 68,74%. La Sardegna prima per vaccinazioni: 87,55%. Campania ultima

Il 90% dei casi di cancro al collo dell’utero è provocato dall’infezione del papilloma virus (HPV). In Italia il vaccino per il papilloma virus ha cominciato a diffondersi dal 2006 anche se in forma facoltativa e gratuita.

Il vaccino per il papilloma virus

E’ pericoloso, quindi, ma nella stragrande maggioranza dei casi le persone che vengono infettate, quasi esclusivamente per via sessuale, non se ne accorgono e se ne liberano autonomamente nel giro di 2-3 anni. In pratica solo il 5-7% delle persone che ne sono state infettate rischiano di andare incontro al tumore della cervice (la parte che congiunge la vagina e l’utero).

Come detto esiste un vaccino facoltativo che consiste in due somministrazioni a distanza di sei mesi l’uno dall’altro per i soggetti fino ai 14 anni per il tipo bivalente e fino a 13 anni per il trivalente. E’ consigliabile assumere il vaccino per il papilloma virus da soggetti che non hanno ancora avuto rapporti sessuali.

La copertura in Italia

Il grafico sopra mostra la copertura del vaccino per il papilloma virus nelle Regioni italiane distinte per due coorti di nascita dei soggetti, 1997 e 2005. La percentuale si riferisce alla quota di femmine potenzialmente destinataria del vaccino. La prima cosa da notare è che in nessuna Regione si raggiunge una copertura del 90%, probabilmente per un’atavico scetticismo degli italiani verso i vaccini, come Truenumbers ha raccontato in questo articolo.

Come si vede per quanto riguarda la coorte del 1997 la Regione che mostra la più ampia copertura è la Sardegna con l’87,55% di soggetti vaccinati. Ultima in classifica è la Campania con 56,19%. Diverso il discorso per la coorte 2005: l’Umbra è al 75,54% che è una percentuale di copertura molto simile a quella relativa alla coorte del 1997 che, sempre in Umbria, è del 76,41%. In effetti nelle altre Regioni italiane la differenza tra la copertura della coorte 1997 e quella del 2005 varia moltissimo. Ad esempio: in Sicilia la copertura della prima coorte è del 59,49%, molto meno della media italiana che è del 68,74%, mentre la copertura della seconda coorte è appena del 23,28 rispetto ad una media nazionale che è del 49,92%.

I dati si riferiscono al: 2018

Fonte: Ministero della Salute

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