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Le “morti indirette”, però, sono tra 4mila e 10mila. Le differenza con il contagio da coronavirus

In Italia 6,9 milioni di persone da metà ottobre ad oggi sono state colpite dall’influenza. Nell’ultima settimana monitorata, quella dal 2 all’8 marzo, si sono ammalate 345mila persone. Adesso, il mondo è alle prese con gli effetti del nuovo coronavirus, ma per quanto riguarda l’influenza il momento peggiore è decisamente alle spalle. La soglia di intensità viene definita “bassa” dall’Istituto superiore di sanità. I numeri più alti sembrano infatti alle spalle, basti pensare che nella settimana dal 17 al 23 febbraio si sono ammalate 572mila persone. Lo dicono le stime del bollettino dedicato dell’Istituto superiore di sanità che ha iniziato a monitorare la situazione da metà ottobre.

Ma sorge una domanda: l’influenza stagionale è più pericolosa del coronavirus (qui aggiorniamo costantemente i numeri della diffusione del contagio)? Si tratta sostanzialmente di due cose diverse e da non confondere, anche se i sintomi in alcuni casi possono essere simili. Covid19 ha sicuramente un impatto mai visto sul sistema sanitario a causa delle polmoniti interstiziali che può causare.

Il tasso di letalità

C’è bisogno di tempo e di dati più precisi per calcolare con esattezza il tasso di letalità di una malattia. E’ il dato chiave per capire quanto è “pericolosa” una malattia: è il rapporto tra i contagiati e i morti per quella causa. Ma, per prima cosa, non bisogna dimenticare che globalmente, ogni anno, i virus influenzali colpiscono tra il 5 e il 15% della popolazione adulta (vale a dire da 350 milioni a 1 miliardo di persone), un’incidenza che sale al 20-30% nei bambini. Tra i 3 e i 5 milioni di casi di influenza riportati annualmente evolvono in complicanze che causano il decesso in circa il 10% dei casi (vale a dire da 250 a 500 mila persone), soprattutto tra i gruppi di popolazione a rischio (bambini sotto i 5 anni, anziani e persone affette da malattie croniche).

L’incidenza dell’influenza

In Italia il livello di incidenza nella settima settimana del 2020 è stato pari a circa il 10,87 casi per mille assistiti. Il picco è stato raggiunto nella quinta settimana del 2020 (dal 27 gennaio al 2 febbraio 2020), con un livello pari a circa 13 casi per mille assistiti. Le età pediatriche sono state colpite in modo particolare: l’incidenza per i bambini sotto i cinque anni in questa stagione, infatti, ha raggiunto valori elevati simili a quelli osservati nelle due precedenti stagioni. Le regioni del Centro sono risultate più colpite rispetto ad altre zone.

La mortalità

Alla settima settimana della sorveglianza sono stati segnalati 157 casi gravi di cui 30 morti. In particolare, durante la sesta settimana del 2020 la mortalità totale è stata comunque lievemente inferiore rispetto al dato atteso, con una media giornaliera di 217 decessi rispetto ai 238 attesi. Attenzione però: il numero “217”  è ricavato da una rilevazione statistica in 19 città campione italiane che ogni giorno raccolgono il numero di decessi di over 65 anni per tutte le cause (influenza inclusa). Questo dato viene poi confrontato con quello “atteso” per capire se esiste un eccesso di mortalità riconducibile al picco influenzale. A complicare le cose, l’avvento del coronavirus i cui sintomi sono spesso sovrapponibili a quelli della sindrome influenzale.

I sintomi dell’influenza

I sintomi sono generalmente febbre, che si manifesta bruscamente, accompagnata da brividi, dolori ossei e muscolari, mal di testa, grave malessere generale, astenia, mialgia, mal di gola, raffreddore, tosse non catarrale e congiuntivite. Dopo una breve incubazione (1-2 giorni), i sintomi solitamente si manifestano per 3-4 giorni.

Morire per l’influenza

Secondo le stime dell’Oms l’influenza colpisce ogni anno tra il 5 e il 15% della popolazione ogni anno, ma l’incidenza aumenta tra i bambini: il 20% di loro si ammala. L’influenza spesso passa in massimo una settimana, ma in alcuni casi può essere mortale. Basti pensare che nel mondo secondo l’Organizzazione mondiale della sanità l’influenza causa dalle 290mila alle 600mila vittime ogni anno. In Italia, ad esempio, si stima che le vittime per cause legate all’influenza siano intorno ad 8mila.

Che cos’è l’influenza

E’ una malattia respiratoria acuta e stagionale causata da virus influenzali. Il primo isolamento nell’uomo risale al 1933 in Inghilterra (ma in precedenza erano già stati isolati virus influenzali sia nei polli che nei suini). Da allora, ne sono stati identificati quattro tipi differenti, tutti appartenenti alla famiglia Orthomixoviridae.

“L’influenza – come spiegano dall’Istituto superiore di sanità – è un problema di sanità pubblica con un considerevole impatto dal punto di vista epidemiologico, clinico ed economico. Tutto ciò è riconducibile a più fattori: l’ubiquità e la contagiosità della malattia, la variabilità antigenica dei virus, l’andamento epidemico (e periodicamente pandemico) e stagionale, la possibilità di complicanze gravi in alcune categorie di soggetti (bambini, anziani, persone con altre malattie e malattie croniche), i costi di gestione in caso di complicanze e i costi sociali (giorni lavorativi persi, perdita di produttività)”.

Vaccino, gli obiettivi sono lontani

La copertura vaccinale, quindi, è il principale fronte di intervento del Servizio sanitario nazionale. Gli obiettivi Ue mirano al 95% di copertura per le fasce più a rischio della popolazione e il 75% per tutti. Ma per fare un confronto internazionale gli unici dati disponibili sono quelli del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie e si riferiscono alla stagione 2016-2017. Come si vede nel grafico in alto, il primo posto per copertura vaccinale tra gli over 65 va alla Gran Bretagna con il 70,4%. L’Italia è settimana con il 52%: gli obiettivi Ue sono lontanissimi visto che richiederebbero un tasso del 75% non solo per gli over 65 ma per tutta la popolazione.

Fonte: Istituto superiore di sanità e Ecdc

I dati si riferiscono al: 2016-2019

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