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Colpisce tra il 5 e il 15% della popolazione mondiale, ma come si calcola la mortalità?

In Italia 7,2 milioni di persone da metà ottobre ad oggi sono state colpite dall’influenza. Nell’ultima settimana monitorata – secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità – si sono ammalate 70mila persone. Adesso, il mondo è alle prese con gli effetti del nuovo coronavirus, ma per quanto riguarda l’influenza il momento peggiore è decisamente alle spalle. La soglia di intensità viene definita “bassa” dall’Istituto superiore di sanità.

Dai dati finora disponibili emerge che la stagione 2019-2020 è stata caratterizzata da un periodo iniziale di bassa incidenza, andato avanti fino alla fine di dicembre 2019, e da un intensificarsi con l’inizio del nuovo anno. Nelle prime settimane del 2020, infatti, l’incidenza delle sindromi simil-influenzali è aumentata progressivamente fino al raggiungimento del picco epidemico nella quinta settimana del 2020, con un livello pari a circa 13 casi per mille assistiti, valore che porta a definire la stagione in corso a un livello di “media intensità”.

All’inizio della pandemia da coronavirus (qui aggiorniamo costantemente i numeri della diffusione del contagio) chi voleva sminuire la portata della situazione diceva che si trattava di “poco di più” di una normale influenza. Certo, i sintomi in alcuni casi possono essere simili. Però, parliamo di due cose molto diverse: Covid19 ha un impatto mai visto, almeno dalla seconda guerra mondiale, sulla sanità nazionale. Ma quali sono i numeri in Italia dei virus influenzali? Quanti sono i morti?

Che cos’è l’influenza?

Ma andiamo con ordine. L’influenza èuna malattia respiratoria acuta e stagionale causata da virus influenzali. Il primo isolamento nell’uomo risale al 1933 in Inghilterra (ma in precedenza erano già stati isolati virus influenzali sia nei polli che nei suini). Da allora, ne sono stati identificati quattro tipi differenti, tutti appartenenti alla famiglia Orthomixoviridae. 

I sintomi sono generalmente febbre, che si manifesta bruscamente, accompagnata da brividi, dolori ossei e muscolari, mal di testa, grave malessere generale, astenia, mialgia, mal di gola, raffreddore, tosse non catarrale e congiuntivite. Dopo una breve incubazione (1-2 giorni), i sintomi solitamente si manifestano per 3-4 giorni. Ma è interessante cercare di capire qual è l’incidenza (cioè la proporzione di “nuovi eventi” che si verificano in una popolazione in un dato lasso di tempo) dell’influenza. Secondo l’Istituto superiore di sanità la frequenza con cui insorgono i nuovi casi di influenza, pur essendo assai diverso da stagione a stagione, si aggira mediamente intorno al 9% (range: 4-15%) della popolazione generale, ogni anno, mentre nella fascia d’età 0–14 anni, che è quella più colpita, l’incidenza, mediamente, è pari a circa il 26% (12-40%).

La mortalità dell’influenza

Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità l’influenza colpisce ogni anno tra il 5 e il 15% della popolazione ogni anno, ma l’incidenza aumenta tra i bambini: il 20% di loro si ammala. L’influenza spesso passa in massimo una settimana, ma in alcuni casi può essere mortale (anche se, per fortuna, succede abbastanza raramente rispetto al numero di casi totali). Basti pensare che nel mondo secondo l’Organizzazione mondiale della sanità l’influenza causa dalle 290mila alle 600mila vittime ogni anno. Nel grafico in alto possiamo vedere il tasso di moralità per l’influenza in Europa nel 2016 (sono gli ultimi dati disponibili da Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea). Vediamo che in Italia è dello 0,44% sul totale della popolazione e del 1,87% per gli over 65 ma, in generale, è più alta nel Nord Europa.

Come si contano i morti per influenza in Italia

Per verificare la mortalità da influenza in Italia sono due i sistemi di sorveglianza. La prima è il sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera (Sismg) che si basa su 19 città campione italiane che raccolgono quotidianamente il numero di decessi negli ultra 65enni per tutte le cause (non solo per influenza). Questo numero viene confrontato con quello atteso costituito dalla media dei decessi registrati nei cinque anni precedenti (qui si possono vedere i risultati di questo sistema di sorveglianza da quando è scoppiata la pandemia da coronavirus). Dobbiamo partire da un dato: ogni anno l’influenza determina un eccesso di mortalità in corrispondenza dei mesi invernali. Questo sistema di sorveglianza, però, prende in considerazione il numero di decessi per tutte le cause perché i dati dei decessi per influenza non sono disponibili in tempo reale.

Invece l’Istat – e qui veniamo al secondo sistema di sorveglianza – ogni anno codifica tutti i certificati di morte, compresa l’influenza, e ne attribuisce la causa principale: un processo che richiede per rendere disponibili i dati di mortalità per specifica causa mediamente un periodo di due anni. Questo sistema, a differenza dell’altro, certifica solo forme gravi e complicate di influenza confermata in laboratorio nei pazienti ricoverati in terapia intensiva. Ed è questo il suo limite. Gli ultimi dati disponibili sono quelli del 2017: in Italia le morti “dirette” per influenza sono state 663.

Nemmeno questo sistema, quindi, può mostrare la reale mortalità dell’influenza. Perché? Spesso il virus influenzale aggrava le condizioni già compromesse di pazienti affetti da altre patologie (un tema che abbiamo riscontrato anche nella pandemia da coronavirus) fino a provocarne il decesso. In questi casi spesso il virus influenzale non viene identificato o perché non ricercato o perché il decesso viene attribuito a polmoniti generiche. Diventa difficile, in sostanza, quanto l’influenza incida sulla morte di una persona. L’Istituto superiore di sanità, comunque, stima che le morti riconducibili all’influenza siano in media 8mila ogni anno.

Vaccino, gli obiettivi sono lontani

La copertura vaccinale è il principale fronte di intervento del Servizio sanitario nazionale per cercare di arginare l’influenza. Gli obiettivi Ue mirano al 95% di copertura per le fasce più a rischio della popolazione e il 75% per tutti. Ma per fare un confronto internazionale i dati aggiornati disponibili sono quelli dell’Ocse. Come si vede nel grafico in alto, il primo posto per copertura vaccinale tra gli over 65 va alla Gran Bretagna con il 70,4%. L’Italia è settimana con il 52,7%. Gli obiettivi Ue sono lontanissimi visto che richiederebbero un tasso del 75% non solo per gli over 65 ma per tutta la popolazione.

Fonte: Istituto superiore di sanità e Ecdc

I dati si riferiscono al: 2016-2019

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