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Il 12,1% dei migliori in scienze viene dalle fasce più disagiate. Il confronto col resto del mondo

La tabella qui sopra rappresenta alcune statistiche dell’ultimo report Ocse sull’influenza della disuguaglianza economica nei risultati dei test Pisa che periodicamente vengono svolti a livello mondiale per misurare le competenze degli studenti e l’efficienza dei sistemi scolastici nazionali. I dati, appena resi pubblici, si riferiscono all’ultimo, del 2015, e sono confrontati con quello del 2006.

Le differenze sociali a scuola

In particolare si prende in considerazione quanto della varianza nei risultati scolastici dipende da variabili socio-economiche, cioè dalle differenze sociali a scuola dei ragazzi. In parole più semplici si guarda quanta è l’oscillazione tra i voti degli studenti e, attraverso analisi statistiche, si misura quanto oscillazione nella differenza del profitto dei ragazzi, dipende dall’essere più ricchi o più poveri. Come si vede nel grafico sopra, la media è del 12,9%, quindi vuol dire che se ci fosse perfetta uguaglianza i risultati dei test sarebbero del 12,9% più equi e omogenei.

La riforma della scuola

Rispetto a questa media però nel mondo si può variare anche molto. E’ il caso dell’Argentina (più precisamente della regione di Buenos Aires) dove si arriva al 25,6%, del Perù, con il 21,6%, dell’Ungheria, con il 21,4%.

Questo non vuol dire che necessariamente in quei Pesi ci sia molta disuguaglianza economica, ma che quella che c’è influisce molto sui risultati scolastici, e che più che altrove il destino di un ragazzo o di una ragazza dipendono dall’ambiente da cui arriva. Qui, insomma, le differenze sociali a scuola pesano tantissimo. E certo, non è un caso che ciò avvenga maggiormente nei Paesi con maggiore disuguaglianza dei redditi. Tra i primi dieci Paesi infatti ben tre sono sudamericani, con anche il Cile oltre a Argentina e Perù, e  poi vi è la Cina (o almeno le regioni esaminate), che è un altro dei Paesi più diseguali al mondo.

La disuguaglianza scolastica

L’Italia per fortuna risulta sotto la media. Solo il 9,6% della varianza nei risultati è causata dallo status economico degli studenti. Da noi, quindi, le differenze sociali a scuola contano abbastanza poco. Ancora più in basso troviamo realtà molto eterogenee come Algeria, Emirati Arabi, Macao, Islanda, Montenegro, Russia.

Si tratta in alcuni casi di Paesi molto piccoli, i cui numeri quindi potrebbero essere troppo ridotti per essere affidabili. Nel caso della Russia, in cui parliamo di un contributo del 6,7% dello status economico ai risultati, nonostante un indice di disuguaglianza superiore a quello del resto d’Europa, evidentemente vi è un contributo minore di questo agli esiti dei test Pisa.

Rispetto al 2006 in generale le percentuali sono scese, ovvero le condizioni di reddito contano meno nei risultati. In particolare i cali maggiori sono stati quelli verificatisi in Tailandia, -6,5%, in Turchia, -6,1%, ma anche in Usa, -6%, in Bulgaria, -6,3%, in Cile, -6,4%. Si tratta di Paesi che hanno avuto una decisa crescita del Pil negli anni esaminati, e questo potrebbe avere influito. In Italia è cambiato poco. Il nostro 9,6% è il risultato del calo solo del 0,6%.

Bravi a scuola anche se poveri

Ci sono però anche degli altri indici, forse più chiari. Per esempio: come si vede nella tabella sotto, è stato misurato quanti degli studenti con livello socio-economico basso, ovvero nel 25% più povero della popolazione, hanno raggiunto la sufficienza nelle prove Pisa. Ebbene, sono molti in alcuni Paesi, soprattutto in Asia, sono il 53,2% a Hong Kong, il 51,4% a Macao, il 43,2% a Singapore, il 40,6% in Giappone. Ai primi posti anche gli estoni. In Italia sono solo il 20,6%.

Nella Repubblica domenicana di fatto nessuno tra i poveri ha avuto la sufficienza, e quasi nessuno in Kossovo, Algeria, Perù. In questo caso però si deve considerare che i Paesi ai primi posti risultano in testa anche nelle classifiche generali, non solo quelle che includono solo gli studenti più poveri.

Quelli bravissimi in scienze

Di conseguenza l’indice forse migliore è il seguente, quello che misura la percentuale di studenti svantaggiati che risulta tra i migliori in scienze, in particolare nel 25% migliore. Vediamo quanto pesano le differenze sociali a scuola quando si parla di materie scientifiche.

Si tratta di un indice relativo. E’ chiaro che il 25% migliore in Turchia avrà voti più bassi che quello in Finlandia, ma all’interno di ogni Paese si può osservare quanto spesso i più poveri si ritrovano tra i migliori.

Ecco, questo avviene più che altrove proprio in Algeria, Paese che non brilla per nulla nei test Pisa, ma in cui a quanto pare vi è meno disuguaglianza. Il 20,7% dei migliori proviene qui dalle fasce più povere della popolazione, contro l’11,3% in media nei Paesi Ocse. In Italia sono il 12,1%, quindi appena sopra la media e questo potrebbe essere dovuto anche all’enorme dispersione scolastica i cui numeri sono stati pubblicati da Truenumbers in questo articolo.

Sembra paradossale, ma proprio nei Paesi con meno welfare ed intervento statale i più poveri se la cavano meglio. Per esempio a Macao, Hong Kong, in Kosovo, Montenegro, Vietnam, Thailandia, in generale fuori dall’Europa Occidentale.

Che si tratti del fatto che in questi Paesi, in assenza di altre spinte, solo l’istruzione può essere garanzia di un reddito stabile e della possibilità di migliorare lo status economico a cui si appartiene?

I dati si riferiscono al: 2006-2015

Fonte: Ocse

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