Al Centro sono 40,4. Dal 9 settembre l’Inps censisce gli asili convenzionati
Bonus nido, fino a 3.600 euro l’anno per pagare la retta dell’asilo: a una famiglia di Caserta e a una di Perugia spetta lo stesso identico contributo. Il problema arriva dopo, quando l’asilo bisogna trovarlo, ed è qui che fra un nucleo familiare e l’altro pesano le differenze regionali.
Nel Mezzogiorno i posti al nido sono 19 ogni 100 bambini sotto i tre anni, contando anche i servizi integrativi per la prima infanzia. Al Centro sono 40,4, come mostra il grafico in apertura. Il Nord, che l’Istat conta in due blocchi, sta nel mezzo e resta sopra la soglia europea: 39,1 posti nel Nord-est e 36,6 nel Nord-ovest. Sono i dati sull’anno educativo 2023/2024, pubblicati il 2 febbraio 2026, e dicono che al Sud lo stesso buono va speso su un’offerta grande la metà.
Che cosa è partito il 9 settembre
Con la circolare 93 del 9 settembre 2026 l’Inps ha aperto Agenda Asili Nido, la prima banca dati nazionale delle strutture per la prima infanzia. Sono i Comuni a riempirla, trasmettendo codice fiscale e dati identificativi di tutti i nidi autorizzati, pubblici e privati, con aggiornamento entro il 1° settembre di ogni anno. Per l’anno educativo in corso si viaggia ancora con un file Excel spedito alle sedi regionali dell’Istituto, dal 2027/2028 con l’interoperabilità digitale fra pubbliche amministrazioni.
Dall’archivio l’Inps ricaverà una mappa geolocalizzata degli asili, che sarà pubblicata sul portale della genitorialità nelle prossime settimane. Non cambia né l’importo del bonus né il modo di chiederlo: cambia che per la prima volta lo Stato saprà, struttura per struttura, dove sono gli asili che sta contribuendo a pagare dal 2017.
Quanto vale il buono
Per i bambini nati dal 1° gennaio 2024 il bonus arriva a 3.600 euro l’anno con un Isee fino a 40.000 euro, e scende a 1.500 euro sopra quella soglia. Dal 2026 la domanda vale fino ai tre anni del bambino e non va più rinnovata ogni dodici mesi. Non è un rimborso pieno: nel 2023 il contributo copriva il 62% della retta effettivamente pagata dalle famiglie.
Lo usa un potenziale beneficiario su tre
Il bonus nido è nato nel 2017 e all’inizio quasi nessuno lo chiedeva: lo riceveva il 4% di chi ne aveva diritto. Nel 2025 la quota ha superato il 35%, e fra le famiglie con Isee non oltre i 40.000 euro ha raggiunto il 72,9% dei bambini nati nell’anno. Lo certifica il XXV Rapporto annuale dell’Inps, presentato a luglio 2026.
Lo stesso rapporto misura a che cosa serve quel denaro: il bonus alza di circa 6 punti percentuali la probabilità che la madre lavori, su una base del 36%. È un effetto grande per un trasferimento piccolo, e spiega perché la misura sia cresciuta di anno in anno.


Dove manca il nido, il buono vale meno
L’Inps però scrive anche un’altra cosa, ed è il punto che la mappa renderà visibile a tutti. Le famiglie con l’Isee più basso, si legge nel rapporto, «continuano spesso a usare meno la misura, perché vivono in contesti nei quali l’offerta di servizi è più debole». La conclusione dell’Istituto è netta: una misura formalmente universale può produrre risultati diseguali se i territori non offrono le stesse condizioni di accesso.
I numeri dell’offerta dicono esattamente questo. In Italia ci sono 31,6 posti ogni 100 bambini fra zero e due anni, sotto l’obiettivo europeo del 33% fissato a Barcellona nel 2002. Tredici regioni lo hanno superato, con l’Umbria prima a quota 48,4, mentre la Campania si ferma a 15,4 e la Sicilia a 15,5. Fra una regione e l’altra la distanza è di oltre tre volte.
Anche dove c’è il posto, c’è la fila
La copertura misura i posti autorizzati, non quelli liberi. Nell’anno educativo 2023/2024 il 59,5% dei nidi aveva bambini in lista d’attesa, e nelle strutture pubbliche la quota saliva al 68,9%. Il conto dei posti, insomma, descrive il massimo teorico di un sistema che in sei casi su dieci ha già qualcuno in coda.
Anche il divario fra città e provincia pesa quanto quello fra Nord e Sud. Nei comuni capoluogo ci sono 39,8 posti ogni 100 bambini, in tutti gli altri 28,2. Sono undici punti e mezzo, cioè un terzo di offerta in meno appena si esce dal capoluogo.
La mappa censirà soprattutto asili privati
In Italia ci sono 14.570 fra nidi e servizi integrativi, e la crescita la fa il privato: il 78,4% dei circa 12.500 posti aggiunti nell’ultimo anno è arrivato da strutture private. I Comuni restano il principale finanziatore del sistema, con 1 miliardo e 751 milioni spesi nel 2023 e una media di 1.183 euro per bambino residente, ma con distanze enormi: 234 euro in Calabria, 3.314 euro nella Provincia autonoma di Trento.
È la ragione per cui la nuova banca dati si chiama «delle strutture convenzionate»: la geografia che l’Inps sta per pubblicare è in larga parte quella dell’offerta privata, quella che il bonus contribuisce a pagare. La mappa dirà finalmente ai genitori dove sono gli asili. Gli asili che mancano continueranno a mancare.
I dati si riferiscono al: 2023-2026
Fonte: Offerta di nidi e servizi integrativi per la prima infanzia, anno educativo 2023/2024, report pubblicato il 2 febbraio 2026
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