Pensione di reversibilità, chi è riuscito a ridurre la spesa

pensione di reversibilità

L’1% del Pil dei Paesi Ocse va in assegni a vedovi e vedove. I numeri della pensione di reversibilità in Italia

Il grafico qui sopra rappresenta la spesa per i trattamenti di pensione di reversibilità nei Paesi Ocse a confronto con la spesa per le pensioni di vecchiaia.

La pensione di reversibilità

Nella media dei Paesi per la pensione di reversibilità si spendeva nel 2017 (in blu) il 13% di quanto si facesse per quelle di vecchiaia, contro il 20% del 1990 (rombo nero). Vi è quindi un calo che interessa quasi tutti i Paesi.

Questo non significa che si paghino meno pensioni a vedovi  e vedove; all’incirca si tratta sempre dell’1% del Pil dei Paesi Ocse in media, con punte oggi del 2,6% circa in Italia, o in Grecia, ma vuol dire che la spesa pensionistica è salita a tal punto che il confronto quella di reversibilità ha perso importanza. L’invecchiamento della popolazione fa sì, infatti, che sia sempre maggiore la proporzione di pensionati sul totale della popolazione e che si rimanga vedovi più tardi, per cui gli Stati erogano più pensioni, ma non cambiano molto gli assegni per i vedovi, i quali non aumentano più di tanto. Resta il fatto, quindi, che tra le “normali” e la pensione di reversibilità la spesa per le pensioni del mondo è destinata inesorabilmente a salire.

Inoltre le donne hanno molto aumentato la propria partecipazione al mondo del lavoro, e di conseguenza sono meno le vedove senza reddito e, in praticamente tutti i modelli pensionistici, è prevista una riduzione se non una cancellazione della reversibilità nel caso in cui la vedova o il vedovo già percepiscano la propria pensione.

Più donne al lavoro

Distinguiamo però da Paese a Paese. In alcuni, tipicamente quelli anglosassoni, come Regno Unito, Australia o Nuova Zelanda, ma anche Svizzera e Paesi Bassi, dove si preferisce uno schema pensionistico privato, di fatto la spesa statale per i superstiti è minima. Anzi negli anni recenti questo tipo di pensione è stato totalmente abolito in Australia, Nuova Zelanda, Regno Unito, Lettonia, Svezia e si pagano solo quelle garantite in precedenza o dei sussidi una tantum.  

Il minimo è però raggiunto in Australia, dove le residue pensioni di reversibilità ammontano solo al 0,5% del Pil e a circa l’1% di quelle di vecchiaia.

Tra i Paesi in cui vi è stato il maggior calo di questo rapporto (tra pensione di reversibilità e di vecchiaia) vi è il Messico, in cui si è passati circa dal 35% al 10%, e in cui probabilmente ha avuto un peso l’invecchiamento demografico e l’innalzamento dell’età media, tipica del passaggio da Paese in via di sviluppo a uno a reddito medio-alto. Ora in Messico la spesa pensionistica è molto aumentata, mentre si diventa vedovi più tardi che nel 1990.

Meno reversibilità in Germania

Un altro Paese in cui il calo della proporzione tra spesa per la pensione di reversibilità e di vecchiaia è stata imponente, da quasi il 45% (il massimo allora) del 1990 a meno del 25% del 2017, comunque più che in Italia, è la Germania, dove c’è stato un invecchiamento della popolazione, ma si è anche provveduto a restringere i criteri per l’assegnazione della pensione per i sopravviventi.

Anche in Belgio ci sono state delle restrizioni dei criteri, per esempio è stata innalzata l’età minima dopo la quale ricevere la pensione di reversibilità. Anche per questo il calo del rapporto tra i due tipi di spesa dal 40% al 20%.

In Italia invece la diminuzione della proporzione di spesa per pensioni ai superstiti e di vecchiaia è stata limitata, era poco più del 20% prima, è poco meno oggi.

Conta il fatto che l’occupazione femminile è ancora bassissima, per cui le vedove sono ancora molte, e che non ci sono state riforme della pensione di reversibilità, nonostante i vari propositi dei governi.

Solo in Lussemburgo e Spagna questo rapporto è aumentato. Mentre è in Turchia che la pensione di reversibilità costano di più in proporzione a quelle di vecchiaia, nonostante questo accada meno di quanto accadesse 28 anni fa, per motivi analoghi a quelli messicani.

I dati si riferiscono al: 2016

Fonte: Ocse

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