In Crisi&Ripresa

Le previsioni per il 2030 e 2050. In Kuwait +330%, in Italia calerà dell’1,9%

Il grafico qui sopra rappresenta come il Fondo Monetario Internazionale stima cambieranno le pensioni nel mondo. Per ogni Paese (basta trascinare il cursore sulla linea formata da sfere perché appaia il nome del Paese e il dato che a lui si riferisce) è indicata come cambierà la spesa pensionistica entro il 2030.

Le pensioni nel mondo

Il Paese che vedrà la maggiore crescita del peso delle pensioni sul proprio bilancio è il Kuwait. E non ci si stupisce se si pensa che il Paese del Golfo è uno dei pochi esempi di Paese contemporaneamente ad alta crescita demografica e ad alto reddito. Quello che i kuwaitiani prevedono è che anche grazie al benessere presente si raggiungerà un sistema di assistenza sociale simile a quella occidentale, che dovrà coprire le esigenze di una proporzione sempre maggiore di anziani, visto l’alto tasso di fertilità, da Paese in via di sviluppo, e la bassa mortalità tipica dei Paesi invece ricchi. La spesa per le pensioni aumenterà quindi del 7,4% del Pil.

Chi spenderà di più per le pensioni nel mondo

Viene poi il Kyrgyzstan, che progetta di spendere il 5,4% in più, e l’Azerbaigian, con un +5,1%. Anche quest’ultimo è un Paese petrolifero di recente ricchezza, che cerca di raggiungere gli standard occidentali più avanzati. Sempre +5,1% per il Brasile, che ha varato, soprattutto con Lula e Roussef, politiche sociali simili a quelle europee degli anni ’60-’70 e che nei prossimi decenni sperimenterà il peso di queste sul Pil man mano che l’invecchiamento della popolazione diverrà simile al nostro, esattamente come è stato per noi negli anni ’80-’90.

Anche il Brasile spenderà di più

Per variazione della spesa per le pensioni nel mondo viene poi l’Uzbekistan, in cui la spesa salirà del 4%, la Bielorussia, con un +3,8%, come la Thailandia. Poi viene la Moldova, +3,7%, e la Russia, +3,4%. In Cina la crescita sarà invece del 2%.

In generale sono quei Paesi medi, né i più ricchi, né i più poveri, quelli che vedranno aumentare l’esborso per le pensioni nei prossimi anni. Ovvero quelli che finora non avevano avuto le risorse, e in parte la necessità (visto il ridotto numero di anziani), per sviluppare sistemi pensionistici statali, ma che ora con il miglioramento dell’economia e l’invecchiamento della popolazione realizzano che è necessario.

Come è stato fatto in Occidente e come non possono ancora permettersi di fare altrove, per esempio nei Paesi dell’Africa subsahariana (Congo, Camerun, Etiopia, ecc) dove praticamente non ci sarà un aumento della spesa per pensioni.

Come aumenta la spesa in Italia

In Italia aumenterà meno della media, dello 0,2% del Pil. Del resto siamo tra i primi Paesi al mondo per spesa pensionistica. E nonostante questo altrove in Europa risparmieranno più che noi. Per esempio in Francia, dove si spenderà il 0,2% in meno sul Pil, in Danimarca, -1,1%, in Ungheria, -1,5% sempre sul Pil. In alcuni Paesi oltre che su riforme simili a quelle effettuate nel nostro Paese probabilmente tali previsioni si basano anche su crescite del Pil decisamente superiori. Non è così in Germania, dove a causa dell’invecchiamento della popolazione si prevede che per le pensioni ci sarà un esborso decisamente più alto, del 1,4% sul Pil. Quasi come negli Usa.

Le pensioni nel mondo nel 2050

Il grafico sotto, invece, del tutto simile a quello in apertura, mostra invece a quanto ammonta, rispetto al Pil attuale, la prevista spesa totale in più o in meno tra ora e il 2050 sulle pensioni.

Nel giro dei prossimi decenni il Kuwait spenderà qualcosa come il 330,1% dell’attuale reddito prodotto in più per finanziare le pensioni. E’ un record. A distanza vi è il Brasile, con un +203,8%. Gli altri aumenti più importanti delle pensioni nel mondo riguardano Azerbaigian, Kyrgyzstan, Uzbekistan, e, sempre con più del 100% del Pil di spesa aggiuntiva, anche Tailandia, Algeria, Moldova, Bielorussia, Iran. Vale lo stesso discorso precedente. Sono Paesi in crescita, a un livello medio di reddito, prevalentemente asiatici, che si adegueranno alle politiche europee e occidentali in tema di pensioni.

Non è un caso che i Paesi emergenti tra quelli del G20, tra cui appunto la Cina, il Brasile, l’Arabia Saudita, Messico, ecc, in media spenderanno il 66,2% del Pil attuale in più per questi scopi, trainati anche dalla Cina (+70,7%) mentre quelli più avanzati solo il 19,8% in più, con in testa la Germania, che dovrà spendere il 41,7% in più, più degli Usa (+31,4%), che hanno davanti a sé un futuro più giovane in confronto.

E’ immaginabile che la Germania si possa trovare tra qualche decennio in una situazione simile a quella italiana di oggi, con una spesa pensionistica quasi insostenibile.

Per l’Italia invece è prevista una diminuzione di questa stessa spesa, del 1,9% del Pil attuale, dopo che il momento di picco dell’esborso sarà passato e dopo il 2030 vi sarà stato un assestamento e anzi una diminuzione, probabilmente grazie al fatto che saranno da pagare le pensioni dei giovani attuali, che saranno assai più leggere dopo i cambiamenti delle riforme recenti. Ovviamente tutto vale se non ci saranno altri tagli alle pensioni, che Truenumbers ha spiegato in questo articolo.

Altri Paesi risparmieranno molto di più. La Croazia spenderà il 49,8% in meno, la Lettonia il 48,7% in meno, sempre con riferimento al PIL attuale, la Danimarca il 45% in meno.

La cosa forse più interessante è la grande differenza tra i risparmi o gli esborsi in più di grandi Paesi occidentali in fondo simili a un punto di vista demografico ed economico, ovvero economie mature che, chi più chi meno, stanno invecchiando. Francia (- 17,6% di spesa sul Pil) e Giappone (-31,7%) risparmieranno molto, l’Italia è circa in equilibrio, mentre la Germania come si è visto spenderà di più.

Dipende probabilmente dalle riforme effettuate, più che dalla differente demografia, anche se qui la Francia, con più nascite, è avvantaggiata. Riforme che per esempio la Germania dovrà affrontare nei prossimi decenni.

I dati si riferiscono al: 2030-2050

Fonte: Fmi

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