Crociere, l’Italia vale 1,1 milioni di passeggeri

Il 15% dei crocieristi nel Mediterraneo è italiano. 4 nuove navi sono di Fincantieri

Basta aprire un sito di viaggi, scorrere le offerte sul telefono o passare davanti a un’agenzia per accorgersi che la crociera è ormai entrata nel catalogo delle vacanze “normali”, accanto al villaggio turistico, alla settimana al mare o al viaggio in una capitale europea. Nel 2025 circa 1,1 milioni di italiani hanno scelto una crociera oceanica, cioè un viaggio su una nave che naviga per mare. Un dato che porta l’Italia al sesto posto nel mondo tra i mercati di origine, cioè i Paesi in cui risiedono i passeggeri. In pratica, un italiano che parte da Miami per una crociera ai Caraibi viene comunque conteggiato nel mercato italiano, anche se il viaggio si svolge dall’altra parte dell’Atlantico.

L’Italia si conferma così uno dei mercati più importanti per le compagnie di crociera: soltanto Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Irlanda, Australia e Canada contano un numero maggiore di passeggeri. Il dato italiano mostra però un lieve arretramento. Nel 2025 i crocieristi sono diminuiti del 2,5% rispetto all’anno precedente, in controtendenza rispetto a un mercato mondiale ancora in espansione. La flessione non ridimensiona comunque il ruolo del Paese: con circa 1,1 milioni di viaggiatori, l’Italia resta uno dei principali bacini internazionali di domanda per le vacanze in nave.

Quali Paesi hanno più crocieristi dell’Italia

La classifica mondiale rende ancora più chiaro il peso del mercato italiano. Davanti all’Italia ci sono soltanto cinque grandi bacini di domanda. Gli Stati Uniti dominano con 20,6 milioni di crocieristi, una distanza enorme rispetto a tutti gli altri Paesi. Seguono la Germania, con 2,8 milioni, il Regno Unito insieme all’Irlanda, con 2,5 milioni, l’Australia, con 1,4 milioni, e il Canada, con 1,3 milioni. Subito dopo arriva l’Italia, con circa 1,1 milioni di passeggeri. È come osservare una classifica sportiva in cui il primo corre una gara a parte, mentre il gruppo alle sue spalle resta molto più compatto. Proprio in questo gruppo si sta facendo spazio la Cina, ormai vicina ai numeri italiani grazie a una crescita del 15,8% nel 2025. Il mercato italiano, pur in lieve flessione, conserva quindi una posizione di primo piano nel panorama internazionale delle crociere.

Dove vanno in crociera gli italiani

Nel Mediterraneo il peso dell’Italia diventa ancora più evidente. Il 15% dei passeggeri che scelgono una crociera in quest’area proviene infatti dal nostro Paese. In altre parole, su cento persone che salgono a bordo per un itinerario tra porti italiani, greci, spagnoli o francesi, quindici sono residenti in Italia. Gli italiani rappresentano così il secondo mercato di origine per il Mediterraneo, dietro soltanto agli Stati Uniti, che valgono il 20,2% dei passeggeri. Al terzo posto si collocano Regno Unito e Irlanda, con il 14,6%. Sommando questi tre mercati si arriva a quasi la metà di tutti i crocieristi diretti nel Mediterraneo. L’Italia, quindi, non conta soltanto perché ospita porti, scali e itinerari molto richiesti: contribuisce direttamente anche alla domanda, fornendo una quota consistente dei clienti che alimentano il mercato crocieristico della regione.

Quanti crocieristi scelgono il Mediterraneo

Nel linguaggio del settore, la destinazione è l’area geografica in cui si svolge il viaggio, indipendentemente dalla nazionalità di chi è a bordo. Un italiano che parte da Genova e fa tappa a Marsiglia e Barcellona, per esempio, resta un cliente del mercato italiano, ma viene conteggiato tra i passeggeri diretti nel Mediterraneo. Proprio il Mediterraneo si conferma uno dei grandi poli mondiali delle crociere, grazie alla presenza ravvicinata di porti, città d’arte e località turistiche. Nel 2025 ha accolto 5,96 milioni di crocieristi, contro i 5,77 milioni del 2024, con un aumento del 3,4%. Significa che circa un passeggero su sei nel mondo ha scelto un itinerario mediterraneo. Solo l’area Caraibi-Bahamas-Bermuda registra numeri superiori, con 16,27 milioni di crocieristi. Al terzo posto si colloca invece l’Europa non mediterranea, con 3,22 milioni di passeggeri.

Quanto cresce il mercato mondiale delle crociere

Il dato italiano va inserito in un mercato che continua ad allargarsi. Nel 2025 le crociere oceaniche hanno trasportato 37,2 milioni di passeggeri nel mondo, contro i 34,6 milioni del 2024: un aumento del 7,5% in appena un anno. Nel 2023 i crocieristi erano 31,1 milioni, quindi in due anni il settore ha guadagnato oltre 6 milioni di viaggiatori, l’equivalente della popolazione di una grande area metropolitana. Il report considera le crociere oceaniche, cioè i viaggi sulle navi che navigano per mare, e non quelle fluviali, che seguono percorsi e dinamiche differenti. Dentro questo scenario globale, il mercato italiano pesa per circa 1,1 milioni di passeggeri. È una quota molto più piccola rispetto al totale mondiale, ma sufficiente a collocare l’Italia tra i principali Paesi per numero di residenti che scelgono una vacanza in nave.

Quanti erano i crocieristi prima della pandemia

Il vero cambio di scala si vede nel confronto con il periodo precedente alla pandemia. Nel 2019 i crocieristi nel mondo erano 29,7 milioni; nel 2025 sono saliti a 37,2 milioni, circa 7,5 milioni in più. In termini percentuali, l’aumento supera il 25%. Il percorso, però, non è stato lineare. Dopo il crollo del 2020 e del 2021, quando molte navi rimasero ferme e i viaggi furono sospesi, il recupero è stato molto rapido: 20,4 milioni di passeggeri nel 2022, 31,1 milioni nel 2023 e 34,6 milioni nel 2024. È come se il settore avesse prima frenato bruscamente e poi fosse ripartito con ancora più slancio. Guardando ancora più indietro, la trasformazione è evidente: nel 1985 i crocieristi mondiali erano appena 1,9 milioni. In quarant’anni la crociera è passata da prodotto per pochi a forma di vacanza di massa.

Da quali Paesi arrivano più crocieristi

Allargando lo sguardo dai singoli Paesi alle grandi aree del mondo, il divario diventa ancora più evidente. Nel 2025 il Nord America è stato il principale mercato di origine delle crociere, con 22,1 milioni di passeggeri. In altre parole, quasi 6 crocieristi su 10 provenivano da Stati Uniti, Canada e dagli altri Paesi dell’area. L’Europa si è collocata al secondo posto con 8,9 milioni di viaggiatori, mentre l’Asia ha raggiunto quota 3 milioni ed è stata la macroarea con la crescita più rapida: +15% in un anno. Più indietro l’Australasia, con 1,5 milioni di passeggeri, e l’insieme formato da Sud America, Caraibi e America Centrale, con 1,22 milioni. È un po’ come osservare una mappa delle partenze: la maggior parte dei clienti arriva ancora dal Nord America, ma l’Europa mantiene un peso rilevante. Dentro questo quadro, l’Italia resta uno dei principali mercati nazionali europei.

mercato crociere Italia

Chi va in crociera e per quanti giorni

L’immagine del crocierista come turista necessariamente anziano racconta solo una parte del mercato. Nel 2025 l’età media dei passeggeri a livello mondiale è stata di 46,7 anni, un dato che fotografa un pubblico molto più ampio e trasversale, composto da coppie, famiglie e viaggiatori di generazioni diverse. Anche la durata media aiuta a capire il tipo di vacanza: circa 7 giorni, cioè il formato classico della settimana di ferie, facile da inserire nel calendario lavorativo e familiare. Non tutti i mercati, però, viaggiano allo stesso modo. I passeggeri dell’Europa occidentale tendono a scegliere crociere mediamente più lunghe rispetto ai clienti nordamericani e asiatici. Il profilo del settore, quindi, non è quello di una vacanza riservata a pochi o a una sola fascia d’età, ma di un prodotto turistico sempre più vicino alle abitudini comuni: una settimana fuori casa, con servizi, spostamenti e tappe già organizzati.

Quanti crocieristi tornano a fare una crociera

La forza del mercato crocieristico non dipende soltanto dalla capacità di attirare nuovi passeggeri, ma soprattutto da quella di farli tornare a bordo. A dicembre 2025, l’89,7% di chi aveva già fatto una crociera dichiarava di voler ripetere l’esperienza. In altre parole, per molti viaggiatori la prima vacanza in nave non resta un episodio isolato, ma diventa un’abitudine. Il 27,7% dei crocieristi abituali effettua infatti almeno due crociere all’anno, mentre il 39% ne fa mediamente una. È un po’ come accade con una destinazione di mare o una città particolarmente amata: una volta trovata una formula comoda e soddisfacente, si tende a sceglierla di nuovo. Il potenziale di crescita resta ampio anche tra chi non è mai salito a bordo: il 75,6% si dichiara aperto alla possibilità di provare una crociera. La fidelizzazione dei clienti è quindi uno dei principali motori dell’espansione del settore.

Quanto genera il settore delle crociere

Il valore delle crociere non si misura soltanto nei biglietti venduti o nei ricavi delle compagnie. Nel 2024 il settore ha generato un impatto economico globale di 198,8 miliardi di dollari, contro i 168,6 miliardi del 2023: un aumento del 18% in un solo anno. Rispetto al 2019, ultimo anno prima della pandemia, la crescita arriva al 29%. Parlare di impatto economico significa considerare tutta la filiera che ruota attorno a una nave: cantieri, porti, agenzie di viaggio, trasporti, alberghi, ristoranti, escursioni e servizi acquistati dai passeggeri durante gli scali. È lo stesso meccanismo che si osserva durante un grande evento: la spesa non si ferma al biglietto, ma coinvolge molte attività collegate. Europa e Nord America concentrano insieme il 75% dell’impatto economico mondiale del comparto. La sola Europa vale circa 69 miliardi di dollari, confermandosi uno dei principali motori economici dell’industria crocieristica.

Come le crociere portano ricavi a porti e città

L’impatto economico di una crociera non resta confinato tra cabine, ristoranti e negozi di bordo. Quando la nave attracca, una parte consistente dei passeggeri scende a terra e porta spesa nelle città visitate. Secondo il rapporto CLIA, il 70% dei crocieristi ha partecipato ad almeno un’escursione durante il viaggio. Significa acquistare una visita guidata, salire su un autobus, fermarsi in un ristorante, entrare in un museo o fare acquisti nei negozi locali. Per l’Italia, al centro delle principali rotte del Mediterraneo, questo movimento può tradursi in entrate importanti per porti, imprese turistiche e attività commerciali. L’indotto comincia spesso ancora prima della partenza: circa il 50% dei crocieristi raggiunge in auto il porto d’imbarco. Parcheggi, stazioni di servizio, alberghi, collegamenti e ristorazione diventano così parte della stessa filiera. La crociera, quindi, non è soltanto una vacanza sul mare, ma un flusso economico che attraversa e coinvolge i territori.

Quanti saranno i crocieristi nel 2027

Il settore sembra destinato a crescere ancora, anche se senza gli scatti registrati nella fase di ripartenza dopo la pandemia. Secondo le previsioni riportate da CLIA e Tourism Economics, nel 2026 i crocieristi mondiali dovrebbero raggiungere quota 38,3 milioni, per poi salire a 40,3 milioni nel 2027. Nel 2028 il mercato potrebbe arrivare a 41,2 milioni di passeggeri, fino a toccare i 42,1 milioni nel 2029. In termini concreti, significa milioni di persone in più da imbarcare, ospitare e servire, con effetti diretti sulle compagnie, sui porti e sulle città inserite negli itinerari. La crescita, però, dovrebbe diventare più graduale: dopo il forte recupero degli ultimi anni, il ritmo previsto scende verso percentuali più contenute. Il mercato continuerà quindi ad allargarsi, ma in modo meno esplosivo, come accade spesso quando un settore supera la fase di rimbalzo e torna su un percorso più stabile.

Quante navi da crociera ci sono nel mondo

Prima ancora di guardare alle singole consegne, i numeri mostrano quanto rapidamente stia crescendo la flotta mondiale. Le compagnie aderenti a CLIA dovrebbero passare dalle 251 navi del 2018 alle 327 previste nel 2026: significa 76 unità in più in otto anni, con un aumento di circa il 30%. Nello stesso tempo cresce anche la capacità complessiva, che nel 2026 dovrebbe raggiungere 692 mila posti letto, contro i 635 mila del 2024. Non si tratta quindi soltanto di aggiungere nuove imbarcazioni, ma di mettere in servizio navi sempre più grandi e capaci di ospitare migliaia di passeggeri. Questa espansione alimenta investimenti miliardari e coinvolge direttamente anche l’industria italiana. Fincantieri, infatti, costruisce alcune delle nuove unità ordinate dalle principali compagnie internazionali. Il mercato delle crociere può quindi essere letto da due prospettive: da una parte cresce il numero dei passeggeri, dall’altra aumenta la capacità industriale necessaria per trasportarli.

Quanto costano le nuove navi da crociera

Tra le nuove navi previste nel 2026, la più costosa è Legend of the Seas di Royal Caribbean: vale circa 1,6 miliardi di dollari e potrà ospitare 5.610 passeggeri. Al secondo posto si trova MSC World Asia, con un investimento stimato in 1,2 miliardi e una capacità di 5.400 posti. Segue Norwegian Luna, dal valore di circa 1 miliardo di dollari e con 3.571 posti letto. Più indietro compaiono Seven Seas Prestige di Regent Seven Seas, stimata in 885 milioni, Mein Schiff Flow di TUI Cruises, da 850 milioni, ed Explora III, da 600 milioni. La classifica mostra quanto siano diversi i modelli di business: alcune compagnie puntano su grandi navi capaci di trasportare oltre 5 mila persone, altre investono cifre elevate in unità più piccole destinate al segmento del lusso. In questo piano di espansione entra anche l’Italia: Norwegian Luna, Mein Schiff Flow, Explora III e Seven Seas Prestige sono costruite da Fincantieri.

 

Leggi anche: Le sette aziende leader dell’industria nautica italiana
Fonti: Cruise Lines International Association (CLIA), One reSource Passenger Database, CLIA Monthly Orderbook, Tourism Economics Cruise Intelligence Platform
Anni di riferimento: 2018-2026, con dati consuntivi aggiornati al 2025 e previsioni 2026-2029

Ti piace citare i numeri veri quando parli con gli amici?
Allora seguici su TelegramLinkedInXInstagramTikTok e Facebook.