Spesa per la difesa: ecco chi non rispetta i patti Nato

Si dovrebbe investire in difesa il 2% del Pil, ma lo fanno solo 3 Stati. La Germania è all’1,24% e l’Italia all’1,12%

I Paesi aderenti alla Nato dovrebbe spendere il 2% del proprio Pil in strumenti di difesa. Non solo armi, ma anche intelligence e infrastrutture.

I Paesi aderenti alla Nato

Il fatto è che sono pochissimi quelli che rispettano questo impegno che dovrebbe essere un vincolo molto stringente. Il grafico sopra, infatti, mostra la percentuale di spesa in difesa di tutti i Paesi aderenti alla Nato. Sono in tutto 29 e di questi solo 3 superano il limite del 2% Si tratta di Stati Uniti, Gran Bretagna, Grecia ed Estonia. La Polonia, con il suo 1,99% si avvicina, ma stando ai dati ufficiali forniti dalla stessa organizzazione, nel 2017 non ha soddisfatto il requisito.

Più sei a est più si spende

Tendenzialmente quelli che spendono di più sono i Paesi confinanti con la Russia, il Paese per difendersi dal quale l’Occidente, nel 1949, creò l’organizzazione. Dopo la Polonia c’è infatti la Romania, seguita dalla Francia con il suo 1,79% di spesa per le armi rispetto al Pil. E poi Lettonia, Lituania e Norvegia. Molti di questi Stati sono anche quelli che ospitano le basi militari americane in Europa.

Più ci si allontana dal confine russo più le spese diminuiscono e questa regola vale anche per l’Italia che nel 2017 ha speso in difesa solo l’1,12% del proprio Pil. Bisogna però, subito aggiungere che negli ultimi anni questa spesa è aumentata, come Truenumbers ha documentato in questo articolo. Lontanissimi dal limite stabilito sono il piccolo Lussemburgo e il Belgio, il primo con appena lo 0,46% e il secondo con lo 0,90%.

I dati si riferiscono al: 2017

Fonte: Nato

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