Sempre meno giovani scelgono la libera professione

La quota under 50 scende dal 65,3% al 55,2%: persi 10,1 punti in dieci anni

Per anni la libera professione ha rappresentato una delle promesse più solide del lavoro italiano: autonomia, competenza, redditi potenzialmente alti e possibilità di costruire un percorso fuori dal perimetro del lavoro dipendente. Non basta però guardare alle professioni più redditizie per capire quanto questo mondo sia ancora attrattivo. Il vero nodo è un altro: quanto è accessibile, oggi, quella strada per chi deve iniziare? Secondo il X Rapporto sulle libere professioni in Italia 2025 dell’Osservatorio delle libere professioni di Confprofessioni, nel 2014 il 65,3% dei professionisti italiani aveva meno di 50 anni. Nel 2024 la quota è scesa al 55,2%. Significa che in dieci anni il peso degli under 50 si è ridotto di 10,1 punti percentuali.

Non è solo un effetto anagrafico. È il segnale di una libera professione che invecchia e che sembra attirare meno giovani rispetto al passato. Il dato si vede anche nel confronto europeo: l’Italia era al 7° posto nel 2014 per quota di professionisti under 50, mentre nel 2024 è scesa al 12° posto. Il rapporto interpreta questo arretramento come l’effetto di un minore ingresso dei giovani nelle libere professioni, dentro un sistema in cui i redditi iniziali restano bassi, l’investimento formativo è lungo e il rischio economico pesa soprattutto sul singolo.

I giovani professionisti calano in Italia

Il confronto europeo aiuta a capire meglio la portata della frenata italiana. Il dato nazionale, pari al 55,2% di professionisti under 50 nel 2024, resta sopra la media Ue, ferma al 53,7%. Ma la distanza dai Paesi più giovani è ampia. In Lussemburgo gli under 50 sono il 65,7% dei professionisti, in Polonia il 65,1%, in Francia il 62,7%. Davanti all’Italia ci sono anche Cipro, Belgio, Slovenia, Repubblica Ceca, Estonia, Portogallo, Spagna e Croazia.

Il punto, quindi, non è soltanto che la libera professione italiana invecchia. È che lo fa mentre altri sistemi professionali europei riescono a conservare una base più giovane. L’Italia resta sopra la media continentale, ma perde competitività nel confronto con i Paesi che hanno una maggiore capacità di trattenere o attirare nuove generazioni. Il ricambio generazionale, insomma, rallenta quasi ovunque, ma non ovunque con la stessa intensità.

Come cambia l’età dei liberi professionisti italiani

Il problema non riguarda soltanto l’Italia, ma nel caso italiano diventa più visibile dentro la struttura stessa delle libere professioni. Il ricambio generazionale rallenta quasi ovunque, ma qui il segnale è particolarmente netto. Non è solo una questione di giovani che entrano meno. È anche una trasformazione dell’equilibrio interno del comparto: gli over 55 sono passati dal 23,5% al 32,1% del totale, mentre la fascia centrale, quella tra 35 e 54 anni, è scesa dal 59,3% al 50,8%. In dieci anni, quindi, la libera professione italiana ha perso peso proprio nella fascia che di solito tiene insieme esperienza, continuità e capacità di consolidamento.

La stessa dinamica attraversa sia le professioni ordinistiche sia quelle non ordinistiche. Negli ordini, gli under 35 restano quasi stabili, dal 16,7% al 15,9%, ma la fascia 35-54 anni cala dal 58,4% al 50,9% e gli over 55 salgono dal 24,9% al 33,2%. Nelle professioni non ordinistiche gli under 35 passano dal 18,3% al 19,1%, ma anche qui il vero arretramento riguarda la fascia centrale: dal 61,1% al 50,6%. In parallelo, gli over 55 crescono dal 20,6% al 30,3%. Il punto, quindi, non è solo che ci sono meno professionisti giovani. È che il baricentro della libera professione si sposta verso l’alto, mentre si assottiglia la fascia che dovrebbe garantire il passaggio tra ingresso, stabilizzazione e maturità professionale.

Quanti liberi professionisti ci sono in Italia

Per capire quanto pesa davvero il problema del ricambio generazionale bisogna prima misurare la dimensione della libera professione nel mercato del lavoro italiano. Non si parla di una nicchia. Nel 2024 i liberi professionisti sono 1 milione e 378 mila: più del 2014, quando erano 1 milione e 281 mila, ma meno del picco raggiunto nel 2019, con 1 milione e 427 mila. Il saldo del decennio resta positivo, con una crescita del 7,5% tra 2014 e 2024. L’ultimo tratto, però, racconta una frenata: tra 2019 e 2024 il numero dei liberi professionisti è sceso del 3,4%.

Il peso del comparto resta comunque rilevante. Come si vede anche dal grafico, nel 2024 i liberi professionisti rappresentano il 27,1% dei 5 milioni e 85 mila lavoratori indipendenti. Significa che più di un indipendente su quattro esercita una libera professione. Sempre come si vede anche dal grafico, gli occupati complessivi sono 23 milioni e 932 mila, pari al 93,5% delle forze lavoro, mentre i disoccupati sono 1 milione e 664 mila, pari al 6,5%. Dentro questo quadro, la libera professione continua quindi ad avere un peso specifico importante.

liberi professionisti Italia

Quanto guadagnano i professionisti under 30

La libera professione promette autonomia, ma all’inizio presenta spesso il conto più alto. Perché mettersi in proprio significa investire in formazione, accettare una quota di rischio e costruire da zero una base di clienti, mentre i redditi dei più giovani restano molto distanti da quelli delle fasce mature. Nel 2023 un libero professionista under 30 guadagna in media circa 17.000 euro, contro oltre 55.000 euro nella fascia 50-60 anni.

Il divario non è un dettaglio: chi entra nel mercato parte da livelli lontani da quelli raggiunti dalle generazioni più consolidate. Il rapporto segnala inoltre che, in alcune elaborazioni, i redditi medi dei professionisti più giovani si attestano intorno ai 13.500 euro, confermando la fragilità economica dell’avvio di carriera. È qui che il problema dell’attrattività diventa concreto: la libera professione offre indipendenza, ma nei primi anni chiede di sostenere costi, incertezza e investimento formativo con redditi spesso troppo bassi per rendere davvero conveniente il salto.

Quanti professionisti lavorano senza dipendenti

Entrare nella libera professione significa spesso entrare da soli. Ed è uno dei motivi per cui il ricambio generazionale può diventare più difficile. Nel 2024 l’82,4% dei liberi professionisti italiani lavora senza dipendenti: in numeri assoluti sono 1 milione e 136 mila persone. Solo il 17,6% ha personale alle dipendenze, pari a 242 mila professionisti. Il modello prevalente resta quindi quello dello studio individuale, dove il percorso si costruisce con clienti propri, costi da sostenere e pochi passaggi intermedi tra formazione e mercato.

Un segnale di cambiamento però c’è: i professionisti con dipendenti sono cresciuti del 14,4% tra 2014 e 2024 e del 19,2% tra 2019 e 2024. La struttura, quindi, si sta lentamente rafforzando, ma resta molto frammentata. Per un giovane questo conta: entrare in un sistema fatto soprattutto di professionisti soli significa trovare meno organizzazioni strutturate, meno percorsi di inserimento e più rischio concentrato sul singolo.

La libera professione cresce al Sud

La mappa della libera professione italiana non si legge più solo lungo l’asse classico del Nord produttivo. Negli ultimi dieci anni, infatti, la crescita più forte arriva dal Mezzogiorno: tra 2014 e 2024 il numero dei liberi professionisti al Sud è aumentato del 17,7%, più del Centro (+11,3%), del Nord Est (+3,8%) e in controtendenza rispetto al Nord Ovest, dove il dato è sceso dell’1,0%. Il segnale diventa ancora più interessante se si guarda al periodo successivo al 2019. Tra 2019 e 2024 il Mezzogiorno è l’unica area in crescita, con un aumento del 6,5%, mentre il Nord Ovest perde il 10,2%, il Nord Est il 5,9% e il Centro il 3,1%.

La libera professione, quindi, sembra allargare la propria geografia. Ma il dato va letto con cautela: la crescita numerica del Sud non cancella i divari su redditi, produttività, accesso al credito, dimensione degli studi e digitalizzazione. Racconta però una trasformazione importante: il futuro della libera professione non passa solo dai territori più forti, ma anche dalla capacità del Mezzogiorno di trasformare questa crescita in lavoro stabile, qualificato e competitivo.

Le donne stanno cambiando la libera professione

C’è un dato che dice molto del futuro della libera professione: chi entra oggi è più formato, e sempre più spesso è donna. Nel 2024 il 78,2% delle libere professioniste ha una laurea, contro il 59,6% degli uomini: uno scarto di 18,6 punti percentuali. Tra i professionisti più giovani, quelli tra 15 e 34 anni, la quota di laureati arriva al 71,7%, un livello più alto rispetto alle fasce d’età mature. È il segnale di una trasformazione profonda: il capitale intellettuale delle professioni è sempre più istruito e più femminile. Ma questo non basta a rendere il sistema equilibrato. Il rapporto segnala infatti la necessità di garantire maggiore equità nei percorsi di carriera e nei livelli di reddito. Il punto è qui: le nuove generazioni professionali arrivano con più formazione, più competenze e più investimento personale, ma non sempre trovano condizioni economiche e professionali coerenti con quel capitale accumulato.

L’IA può rilanciare la libera professione

La possibile svolta, per la libera professione, passa anche dagli algoritmi. Perché l’intelligenza artificiale può rendere alcuni lavori più rapidi, cambiare il modo di offrire consulenza e aprire spazi a competenze nuove, più vicine alle generazioni digitali. Il punto di partenza, però, non è ancora brillante: nel 2024 solo l’8,2% delle imprese italiane usa tecnologie di IA, contro il 13,5% della media Ue.

Il divario resta anche tra le realtà più grandi: in Italia l’IA è utilizzata dal 32,5% delle grandi imprese, mentre nell’Unione europea la quota sale al 41,2%. Nelle attività professionali, scientifiche e tecniche, però, il dato italiano sale al 19,6%, anche se resta distante dal 30,5% europeo. Qui si vede il doppio volto della transizione: l’IA può rendere la libera professione più attrattiva per giovani preparati sul digitale, ma solo se gli studi investono davvero in competenze, organizzazione e nuovi servizi. Altrimenti resterà un’occasione a metà: abbastanza forte da cambiare il lavoro, non abbastanza diffusa da renderlo più accessibile.

 

Fonte: Osservatorio delle libere professioni di Confprofessioni
Anni di riferimento: 2025
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