Dai 160.546 euro dei notai ai 47.678 degli avvocati. Psicologi fermi a 25.657 euro
Fuori dalle stazioni si formano code, agli aeroporti l’attesa si allunga, nelle serate di pioggia trovare un taxi può diventare una piccola impresa urbana. Poi però si aprono le dichiarazioni fiscali e il racconto cambia tono: le auto bianche, almeno secondo i redditi dichiarati, non sembrano esattamente una miniera d’oro. Nel 2024, secondo i dati del Dipartimento delle Finanze, i tassisti di sette province italiane hanno dichiarato in media 18.983,09 euro lordi l’anno, cioè 1.582 euro lordi al mese. Rispetto all’anno precedente l’aumento è stato di 1.060 euro annui: 88 euro lordi al mese in più. La domanda che si fanno tutti è: ma se il settore è così poco redditizio, perché la licenza continua a valere così tanto?
Se fare il tassista, almeno secondo le dichiarazioni fiscali, non sembra questo grande affare, la domanda viene quasi naturale: quale lavoro in proprio conviene davvero? Dietro ogni partita Iva c’è un mondo a parte. C’è chi gira in città con una licenza. Chi lavora in uno studio. Chi firma atti, segue contabilità, progetta case, cura pazienti, scrive o fa consulenze. Metterli tutti nella stessa categoria serve poco. Soprattutto se si vogliono capire i redditi. Una prima fotografia arriva dai dati raccolti da Itinerari Previdenziali sui bilanci delle Casse professionali: qui il campo è quello dei liberi professionisti, cioè lavoratori non dipendenti che esercitano una professione autonoma e versano i contributi a un ente previdenziale di categoria. Non parliamo quindi di pubblico impiego, ma di notai, avvocati, commercialisti, ingegneri, psicologi, giornalisti, medici e altre professioni organizzate. La forbice è larghissima: nella stessa fotografia convivono redditi sotto i 20.000 euro lordi annui e redditi oltre i 100.000 euro.
Quali liberi professionisti guadagnano di più
Tra i liberi professionisti iscritti alle Casse, nel 2023 il reddito medio più alto è quello dei notai, con 160.546 euro lordi annui (13.378,83 euro al mese). Seguono i farmacisti titolari, con 107.098 euro (8.924,83 euro al mese), e gli attuari, professionisti che calcolano rischi economici, assicurativi e previdenziali usando matematica e statistica, con 100.000 euro (8.333,33 euro al mese). Sono le uniche tre categorie sopra quota 100.000 euro.
Quanto guadagnano i notai in Italia
Quella dei notai è una professione che nell’immaginario italiano resta spesso associata a un accesso molto selettivo, a una platea ristretta e, non di rado, all’idea di un mestiere che si tramanda dentro percorsi familiari già avviati. Il report indica 5.005 iscritti nel 2023: un numero molto contenuto rispetto ad altre professioni ordinistiche, da leggere però come caratteristica della categoria, non come spiegazione automatica del reddito.
Il dato economico, invece, racconta una continuità precisa: nel 2017 il reddito medio dichiarato era di 151.971 euro lordi annui, sceso a 150.993 euro nel 2018, a 148.197 euro nel 2019 e a 134.646 euro nel 2020, il punto più basso della serie. Poi arriva il rimbalzo del 2021, con 172.130 euro, il valore massimo del periodo osservato. Nel 2022 il reddito medio resta alto, a 166.773 euro, prima di scendere a 160.546 euro nel 2023. Anche dopo la frenata, la distanza con gli avvocati resta enorme: 47.678 euro contro 160.546 euro, cioè 112.868 euro lordi annui in meno.
Il reddito sale nelle professioni “chiuse”
In cima alla classifica dei redditi comunque non ci sono le professioni che riempiono gli elenchi degli ordini, ma categorie più ristrette, tecniche e spesso meno esposte alla concorrenza di massa. I farmacisti titolari sono 24.400, gli attuari appena 243. Anche i chirurghi, con 25.415 iscritti, restano una platea molto più contenuta rispetto ad avvocati, architetti o ingegneri. Questo non significa che basti essere pochi per guadagnare molto. Però il numero limitato di professionisti può incidere quando si combina con altri fattori: accesso regolato, competenze specialistiche, domanda stabile e mercati meno affollati.
Quanto guadagnano commercialisti e ingegneri
Lasciata la vetta, la classifica non precipita subito. Scende per gradini e mette insieme professioni molto diverse, ma accomunate da un elemento: si muovono in settori dove contano competenze tecniche, responsabilità elevate e una domanda abbastanza stabile. I commercialisti dichiarano in media 88.366 euro lordi annui, più dei chirurghi, a 74.000 euro, e degli odontoiatri, a 67.000 euro. Nella stessa fascia entrano anche gli ingegneri, con 62.529 euro, i ragionieri, con 61.192 euro, i periti industriali, con 58.954 euro, e i consulenti del lavoro, con 55.808 euro. La parte alta della classifica, quindi, non è solo sanitaria: dentro ci sono professioni economico-contabili e tecniche.
Quanto guadagnano avvocati e architetti
Anni di studio, laurea, esami di Stato, praticantati, abilitazioni e iscrizione all’albo non bastano sempre a rendere una professione appetibile dal punto di vista economico. I numeri delle Casse lo mostrano bene: gli avvocati sono la categoria più numerosa tra quelle considerate, con 236.946 iscritti, ma dichiarano in media 47.678 euro lordi annui. Gli architetti sono 92.154 e si fermano a 37.398 euro. Gli ingegneri, invece, con 82.071 iscritti, arrivano a 62.529 euro. Il confronto dice che la laurea è spesso una condizione di accesso, non una garanzia di reddito. Dopo il titolo contano il mercato, la domanda di servizi, la concorrenza interna, la continuità degli incarichi e il valore economico che quella competenza riesce a ottenere.
Quanto guadagnano i giornalisti
Nel lavoro intellettuale il confine tra professione e precarietà può diventare molto sottile. I numeri dei giornalisti lo mostrano bene: i liberi professionisti dichiarano in media 17.342 euro lordi annui, mentre i giornalisti co.co.co, cioè collaboratori coordinati e continuativi che lavorano per testate o editori senza essere dipendenti, scendono a 11.095 euro. Sono redditi molto lontani dalla parte alta della classifica e anche da molte professioni tecniche e sanitarie di fascia intermedia. Il confronto con i notai misura la distanza: 160.546 euro contro 17.342 euro, cioè 9,3 volte il reddito medio di un giornalista libero professionista. Rispetto ai giornalisti co.co.co, il rapporto sale a 14,5 volte.


Quali professioni restano sotto 50.000 euro
Come si vede dal grafico, tra la fascia alta e il fondo della classifica c’è un blocco molto ampio di professioni con redditi intermedi o medio-bassi. I chimici e fisici dichiarano in media 45.000 euro lordi annui, i geometri 40.605 euro, gli agrotecnici 39.000 euro e i geologi 38.000 euro. Più sotto si trovano gli agronomi e forestali, con 29.000 euro, gli infermieri, con 27.912 euro, i veterinari, con 28.945 euro, e gli psicologi, con 25.657 euro. Chiudono questa fascia i periti agrari, a 23.101 euro, e i biologi, a 20.922 euro. È la parte meno appariscente della tabella, ma forse la più utile per capire il lavoro professionale italiano: molte categorie richiedono formazione, competenze tecniche e responsabilità, ma restano lontane sia dai redditi dei notai sia dalla soglia dei 50.000 euro lordi annui.
Dal 2017 al 2023 quanto sono cresciuti i redditi professionali
La classifica non è una fotografia immobile. Alcune professioni, pur restando lontane dalla vetta, negli ultimi anni hanno cambiato passo. Gli ingegneri sono passati da 32.215 euro lordi medi nel 2017 a 62.529 euro nel 2023: un aumento recordi visto che viene realizzato così un +30.314 euro. I periti industriali sono saliti da 32.547 euro a 58.954 euro, con una crescita di 26.407 euro. Anche gli architetti, pur restando sotto molte altre categorie, sono passati da 20.050 euro a 37.398 euro, cioè 17.348 euro in più. Più contenuto, ma comunque rilevante, il recupero degli psicologi, da 17.559 euro a 25.657 euro, con un aumento di 8.098 euro.
Quanto guadagnano gli autonomi soggetti a ISA
Se si esce dagli studi professionali e si guarda al resto del lavoro indipendente, il catalogo cambia completamente: meno toghe e albi, più commercio, servizi, consulenze, negozi e attività economiche di ogni tipo. È il mondo degli autonomi soggetti a ISA, cioè lavoratori e imprese individuali per cui il fisco usa gli Indici sintetici di affidabilità fiscale: in modo semplice, strumenti che servono a leggere se ricavi e compensi dichiarati sono coerenti con il tipo di attività svolta. Qui i redditi medi più alti sono quelli degli intermediari del commercio, con 67,8 mila euro, seguiti dagli informatici, con 56,5 mila euro, dagli amministratori di condomini, con 50,3 mila euro, dai revisori contabili, con 49,4 mila euro, e dai tabaccai, con 48,4 mila euro. Il punto è interessante: alcune attività fuori dagli ordini professionali dichiarano redditi medi comparabili, o superiori, a quelli di molte professioni intellettuali iscritte alle Casse. Il lavoro autonomo, anche qui, non segue sempre la classifica del prestigio percepito.
Gli informatici guadagnano più degli avvocati
A guardare i numeri, non sempre il percorso più riconoscibile è anche quello più redditizio. Gli informatici indipendenti dichiarano in media 56,5 mila euro, più degli avvocati, fermi a 47.678 euro, degli architetti, a 37.398 euro, degli psicologi, a 25.657 euro, e dei biologi, a 20.922 euro. Anche gli amministratori di condomini, con 50,3 mila euro, superano molte professioni regolamentate. Il dato sposta il punto di vista: nel lavoro in proprio il reddito non segue sempre il prestigio percepito della professione. Pesano la domanda concreta di mercato, la continuità dei clienti, la ricorrenza dei servizi e la capacità di trasformare una competenza in entrate stabili.
Quali autonomi restano sotto 20.000 euro
Se la parte alta della tabella racconta il lavoro autonomo più strutturato, il fondo mostra il lato più fragile delle attività indipendenti. Qui pesano di più negozi fisici, servizi alla persona, costi fissi e consumi che cambiano. Tra gli autonomi soggetti a ISA, i redditi medi più bassi sono quelli dei gestori di discoteche, sale da ballo e scuole di danza, con 12,1 mila euro lordi annui. Poco sopra ci sono tintorie e lavanderie, con 14,0 mila euro, estetisti, con 15,4 mila euro, negozi di abbigliamento e calzature, con 16,1 mila euro, e giornalai, con 16,3 mila euro. Sono cifre talmente basse che il dato va letto con cautela: raccontano attività spesso fragili, certo, ma lasciano anche spazio alla stessa domanda maliziosa che accompagna i taxi. Possibile che, in alcuni settori del lavoro in proprio, il reddito dichiarato sia davvero tutto qui?
Fonte: Itinerari Previdenziali; Dipartimento delle Finanze – Ministero dell’Economia e delle Finanze
Anni di riferimento: 2017-2024
Leggi anche: Sempre meno giovani scelgono la libera professione
Electrolux taglia, solo il 2,9% dei ricavi viene dall’Italia
Ti piace citare i numeri veri quando parli con gli amici?
Allora seguici su Telegram, LinkedIn, X, Instagram, TikTok e Facebook






