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L’identikit dei lavoratori della gig economy. Il 22,8% di stranieri, solo il 15%,2 sono donne

Li vediamo sfrecciare per le vie delle grandi città a tutte le ore, ma soprattutto la sera, sulle bici, con giacche e portapacchi coloratissimi come i brand per cui lavorano.

Quelli della gig economy

Sono i riders, coloro che seguendo le indicazioni di un’app portano il cibo  domicilio a chiunque abbia fatto un ordine. Molto si è parlato delle loro condizioni di lavoro, ma chi sono effettivamente. Banca d’Italia ha effettuato una ricerca per fare un identikit dei lavoratori-simbolo di quella che va sotto il nome di “gig economy” spesso popolata da lavoratori precari, come Truenumbers ha spiegato in questo articolo.

Per realizzare la ricerca sono state usate le Comunicazioni Obbligatorie al Ministero del Lavoro e i dati dell’Anpal, Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro.

Per capire meglio di cosa parliamo è stato effettuato un confronto con analoghi addetti alle consegne, ma in altri settori, in quelli delle telecomunicazioni (che include dall’editoria ai servizi telefonici) e del trasporto e magazzinaggio.

Innanzitutto il genere. Anche nel food delivery le donne sono una minoranza, solo il 15,2%. Analogamente a quanto succede nelle telecomunicazioni, in cui sono il 14,5%. Rispetto all’ambito dei trasporti, dove sono solo il 7,6% dei lavoratori, però, il divario tra i sessi è minore.

Il 22,8% degli addetti è straniero. E’ una percentuale piuttosto alta considerando che nel complesso della popolazione sono meno del 10%, ma negli altri settori sono anche di più. Il 33,% tra chi fa consegne nelle telecomunicazioni e il 25,5% tra chi le fa nell’ambito dei trasporti e del magazzinaggio.

L’età a inizio contratto è decisamente minore della media. Solo di 25,4 anni, contro i 35,7 degli addetti alle consegne del settore telecomunicazioni e i 35,5 di quello trasporti e magazzinaggio. In parte dunque è vero che si tratta di un mestiere per studenti.

La gig economy è per studenti?

Una conferma arriverebbe dalla percentuale di laureati, che è piuttosto bassa tra chi lavora nel food delivery, il 18,4%, meno della metà di quella che ritroviamo tra gli addetti delle telecomunicazioni, ma analoga, e anzi leggermente superiore, a quella presente tra chi fa consegne essendo inquadrato nell’ambito traporti e magazzinaggio.

Un’enorme differenza risiede invece nella durata media dell’impiego e del contratto. Considerati separatamente, perché un impiego può essere svolto essendo inquadrati in diversi contratti tra essi consecutivi.

Nel caso del food delivery parliamo di impieghi della durata in media di 765,6 giorni e di contratti di 598,8. In quello delle telecomunicazioni di impieghi di 13.900 giorni, ovvero 38 anni, e contratti di 13.566, 4 , poco di meno. Ancora più lunghi impieghi e contratti nel settore trasporti: rispettivamente 14.592,4 giorni (40 anni) e 14.318,8. Insomma, lavori per la vita.

I dati si riferiscono al: 2018

Fonte: Banca d’Italia

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