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Ecco i dati degli spostamenti raccolti da Apple in città e Stati. Roma si è fermata più di Milano

Dopo l’ultimatum del sindaco Sala a seguito dell’affollamento dei Navigli viene da chiedersi se i milanesi hanno rispettato davvero le misure di distanziamento sociale in questo periodo di lockdwon. Per non affidarsi alle impressioni dei singoli, servono i dati sulla mobilità. Ad esempio, i dati sulla mobilità tracciati da Apple. Per contribuire allo sforzo globale in risposta all’emergenza COVID-19, il 14 aprile Apple ha iniziato a rilasciare i dati per ottenere i trend sulla mobilità delle principali città del mondo e di 63 Paesi. Alcuni dati presentano i trend differenziati per modalità di spostamento, noi, per facilitarne la lettura, abbiamo estratto solo quelli a piedi. Oltre a fornire i dati utili alle autorità per nuove politiche pubbliche, il report di Apple ci mostra quali città e Paesi hanno rispettato maggiormente il lockdown.

Quanto si spostano i milanesi?

Partendo da un giorno “normale” come il 13 gennaio, è Milano la città che rallenta prima di tutti. I milanesi, come si vede dal grafico, già il 26 febbraio si muovevano del 54,21% in meno rispetto al 13 gennaio, mentre il 2 marzo, qualche giorno prima delle “zone rosse” il calo tocca il 64,61%. Il crollo della mobilità più vertiginoso, però, lo regista Roma: se il 6 marzo era ancora ad un semplice -21,34%, al 12 dello stesso mese, si ferma ancora più di Milano, registrando un -89,3%. La curva dei rispettivi lockdown vede Madrid e Parigi che riportano un leggero ritardo rispetto alle italiane, ma successivamente si mettono in linea con i nostri dati, Londra e New York City che difficilmente calano oltre all’80%, e Berlino che al 4 aprile regista un calo di appena il 53,35%, contro un 79,8% di Roma.

Svezia e Germania non si fermano

Guardando i dati per continente, come si vede nei grafici sopra, è la Spagna che ha registrato il calo più drastico: l’11 marzo si registrava una mobilità al +0,74% rispetto al 13 gennaio; il 16 marzo, invece, appena cinque giorni dopo, la mobilità è al -88,55%. Il resto dei dati europei conferma quanto avevamo detto per le città, con la Germania decisamente più mobile dei Paesi mediterranei e del Regno Unito. Ma è la Svezia lo stato che al 4 maggio si presenta come il meno fermo d’Europa: appena il -23.57%, mobilità che noi toccavamo il 28 febbraio.

Asia e America, l’Argentina tocca il -91.64%

Per quanto riguarda l’Asia chi si ferma prima è Hong Kong, che già al 24 di gennaio registrava un -44,76% degli spostamenti dei suoi abitanti. È seguita subito dopo dalla Corea del Sud e dall’India, che dal 26 marzo è stabilmente sotto il 60%. La Russia si allinea decisamente in ritardo a Corea del Sud e Hong Kong, mentre il Giappone, che il 20 marzo era a +49,4%, al 4 maggio è appena al -28,8%.

Per quanto riguarda l’America vediamo che è il 13 marzo la data del lockdown per tutto il continente. Inoltre, emerge una notevole differenza tra Nord e Sud: Canada e Stati Uniti non calano mai sotto al 60%, mentre in America del Sud è solo il negazionista Brasile che in certi giorni supera tale soglia. Cile e Argentina, invece, chiudono al 4 maggio l’una al -65,5% e l’altra al -78, 65%.

Mancano i dati di Cina e Corea del Nord

I dati mostrano che lo “stay at home” mondiale ha avuto sostanziali differenze da Paese a Paese. Certamente i Paesi con il maggior numero di contagi sono quelli che hanno registrato un trend di mobilità inferiore, ma non è l’unica differenza. Emergono infatti numerose vedute politiche divergenti, come in Europa tra i Paesi mediterranei e quelli nordici o in America tra Paesi del Nord e del Sud. Ovviamente, non ci sono dati che sarebbero stati molto utili come quelli di Cina e Corea del Nord, ad ora uno dei pochi dati che ufficialmente non dichiara neanche un morto.

Piccola nota per i tesorieri della privacy: i dati raccolti vengono associati a indicatori casuali a rotazione e cambiano di continuo, di modo che Apple non ha un resoconto degli spostamenti e delle ricerche personali.

I dati si riferiscono al 2019

Fonte: Apple

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