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I dati del World Food Programme: in pericolo 130 milioni di persone in più rispetto al 2019

Il coronavirus oggi mette a dura prova i sistemi sanitari dei Paesi più avanzati, e tra pochissimo anche le loro economie, ma le conseguenze dell’epidemia si ramificano raggiungendo lidi molto lontani. Le Nazioni Unite, i particolare il World Food Programme sottolinea come l’epidemia potrebbe mettere in pericolo l’approvvigionamento alimentare nei Paesi già vulnerabili.

Le proiezioni del Wfp indicano in 265 milioni il numero di persone che si troveranno, nel 2020, ad affrontare un’insicurezza alimentare acuta (livello 3 o maggiore nella categorizzazione Ipc/Ch), un aumento di 130 milioni rispetto ai 135 milioni di persone del 2019 proprio per l’impatto economico del Covid-19. Si deve comunque ricordare che la maggior parte delle persone che hanno sofferto di insicurezza alimentare acuta nel 2019 vive in paesi colpiti da conflitti (77 milioni), da cambiamenti climatici (34 milioni) e da crisi economiche (24 milioni).

Quante sono le persone che rischiano la fame nel mondo?

Queste popolazioni, che si trovano già in una condizione di vulnerabilità, sono a rischio per la diffusione della pandemia, ma anche per gli effetti di due meccanismi economici. Da un lato c’è l’insicurezza del commercio di prodotti agricoli, in particolare cereali, che hanno subito degli stop a seguito dei vai lockdown nel mondo, con conseguenti aumenti dei prezzi. I Paesi in via di sviluppo che dipendono dalle importazioni, i più popolati che non riescono a essere autosufficienti, saranno i più colpiti.

Dall’altro vi è la difficoltà a esportare come prima le proprie materie prime, soprattutto minerali, gas e petrolio, non solo per gli ostacoli ai movimenti delle persone, ma anche per il crollo della domanda, come stiamo vedendo con il greggio. Così come ci sono Paesi dipendenti dalle importazioni vi sono quelli che invece dipendono dall’export, spesso dall’export di uno o due prodotti. E a volte le due categorie coincidono, ovvero alcuni sono dipendenti sia dall’export che dall’import.

Rischio fame soprattutto per i Paesi in guerra

Un esempio è la Nigeria, in cui ci sono 25,6 milioni di persone a rischio di insicurezza alimentare cronica, ovvero persone che per mancanza di reddito non possono permettersi di acquistare la quantità giusta di cibo e in caso di aumento di prezzi sono ancora più in pericolo. 5,3 milioni di nigeriani sono invece a rischio acuto, ovvero sono sottoposti a una situazione contingente dovuta per esempio a una guerra o a una carestia. Nel totale si tratta di 30,9 milioni.

L’Etiopia è il secondo Paese con più cittadini a rischio fame. Si tratta di 21,6 milioni con rischio cronico e 8,1 con uno acuto. In entrambi i casi si tratta di Paesi con una popolazione superiore all’Italia che importano sempre di più dall’estero prodotti agricoli i cui prezzi aumentano e dipendono dall’esportazione di materie prime che invece si stanno svalutando.

Questi problemi vanno a esacerbarsi in quei Paesi in cui vi è anche una guerra,  per esempio lo Yemen, dove il numero di persone con un rischio alimentare acuto, 15,9 milioni, non a caso supera quello di coloro che ne hanno uno cronico, 11 milioni. E’ anche per questo che dopo il molto popoloso Bangladesh vi è l’Afghanistan, con molti meno abitanti ma con molti più cittadini con un rischio acuto di fame, proprio per il conflitto armato che non si è mai sopito. Per questo l’Onu lancia l’allarme, temendo che questa parte del mondo venga dimenticata nella lotta contro il virus.

I dati si riferiscono al 2019

Fonte: World Food Programme

Leggi anche: La fame nel mondo cresce per il terzo anno consecutivo

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