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 In Crisi&Ripresa

La classifica degli istituti italiani. Unicredit, Intesa SanPaolo e Ubi in testa per l’indice Cet1

Quali sono le banche italiane più sicure? Dipende da che parametro si prende. Si potrebbe usare quello delle agenzie di rating. Oppure quello della grandezza in termini di capitalizzazione (che rende un istituto sottoposto alla supervisione europea e, quindi, diventa impossibile che fallisca). Oppure si prende il parametro ritenuto il più importante chiamato tecnicamente Cet1 ratio che sta per “Common Tier Equity 1 ratio”.

Si tratta di un numero, espresso in percentuale, che indica le risorse patrimoniali della banche, ovvero capitale versato, riserve e utili non distribuiti, divise per le attività, che sono sostanzialmente i prestiti, ponderati però per il rischio. Se una banca ha concesso crediti a società, per esempio, molto piccole e, quindi, poco solide, il suo Cet1 Ratio si abbasserà. Se ha prestato soldi a grandi corporation (che si suppone siano più solide), il suo Cet1 Ratio è più alto.

Le banche italiane

Il grafico mostra la classifica delle prime banche del continente messe in ordine di Cet1 il quale, più è alto, più indica la solidità dell’istituto di credito. In questa classifica è indicato anche il Cet1 banche italiane 2019.

Le italiane, come sembrerebbe indicare il grafico, non sono certo in testa a questa graduatoria. Unicredit, per esempio, è al 25esimo posto e Intesa SanPaolo al 26esimo con CET1 Ratios rispettivamente di 12,25% e 11,86%. Questo non vuol dire che non siano banche sicure, vuol dire che prendendo come parametro quello della Bce, hanno abbastanza capitale per far fronte a una crisi finanziaria dei clienti, ma che in Europa altri istituti di credito ne hanno di più.

Dopo Unicredit e Intesa tra le italiane viene proprio UBI Banca (Unione di Banche Italiane), quella su cui Intesa ha messo gli occhi con una scalata che dovrebbe creare la terza banca d’Europa. UBI è 30esima e terza tra le italiane con un  CET1 ratio dell’11,47%

Si capisce, alla luce di questi dati, quindi anche il problema della Banca Popolare di Bari, che il governo ha deciso di salvare dal crack con 900 milioni di euro che, attraverso Invitalia, finiranno al Mediocredito e che serviranno per ricapitalizzare la più grande banca del Sud. Il problema sta proprio nell’indice Cet1 ratio: se le banche italiane più solide sono a oltre l’11%, la Popolare di Bari mostra un Cet1 ratio al 6,22%. Il problema della solidità è clamoroso.

Le banche europee più solide

Utilizzando il parametro Cet1 Ratio nel primo trimestre del 2019 la banca più solida d’Europa è la britannica Nationwide Building Society che ha un Cet1 Ratio del 32,35%. Al secondo posto c’è l’olandese Abn Amro (17,95%) e al terzo la norvegese Dnb (17,19%). La prima cosa da notare è che le prime 10 banche europee più solide, in base al criterio del Cat1 sono tutte dei Paesi nordici. Per trovare la prima “mediterranea” bisogna scendere fino al nono posto dove c’è la francese Bpce seguita, al decimo posto, da un’altra francese, il Credit Agricole, se vogliamo includere la Francia in questa definizione. La prima spagnola, Bankia, è invece in 22esima posizione con un CET1 Ratio del 12,61%.

Significa che i prestiti concessi dalle banche nordiche sono concentrati su soggetti più solidi. Il motivo? Il principale è che in Italia ci sono poche multinazionali alle quali prestare soldi, dato che l’economia nazionale si basa soprattutto su piccole e medie imprese.

I dati si riferiscono al: primo trimestre 2019

Fonte: Bce

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