In Soldi

I beneficiari del 2, 5 e 8xmille. A Emergency 13,5 milioni, alla lotta al cancro 1,6. Il caso Valdagno

Quelle che vediamo qui sopra sono le scelte fatte dagli italiani in tema di 8xmille nel 2015. Saranno utilizzate per la redistribuzione del gettito del 2019, con il solito gap di 4 anni. L’8xmille è il più antico strumento di ripartizione di una parte del reddito a organismi non statali utilizzando le dichiarazioni fiscali. Si sono aggiunti poi il 5xmille e il 2xmille, che vedremo in seguito.

L’8xmille solo per il 43%

L’8xmille è in realtà utilizzato solo dal 43% degli italiani,  il rimanente 57%  non si preoccupa di firmare in alcuna casella, vedendosi, così, la propria porzione di reddito divisa in base alle scelte degli altri, nel senso che le risorse (anche di chi non ha espresso alcuna preferenza) vengono distribuite in base agli orientamenti della maggioranza. Quindi, nel nostro caso, alla Chiesa Cattolica, scelta dal 34,2% del totale, ovvero il 79,94% di coloro che si sono espressi. Al secondo posto a lunga distanza vi è lo Stato italiano, con il 6,22% complessivo, il 14,54% di chi firma.
Tra le confessioni minori prevale la Tavola Valdese, prescelta anche da 523.504 persone la maggioranza delle quali protestante comunque non lo è, e che corrispondono al 1,28% dei contribuenti totali, ovvero al 3% delle scelte. Viene poi con 173.023 scelte l’Unione Buddhista italiana, non da molto tra le scelte possibili.
Vi è poi una grande frammentazione. Soprattutto tra le confessioni evangeliche protestanti. Dopo i buddisti e prima degli ebrei vi sono i luterani, che sono selezionati solo da 66.197 persone, lo 0,16% del totale, lo 0,38% di quelli che appongono una firma.
Poi le Assemblee di Dio, gli avventisti del settimo giorno, i battisti e la Chiesa apostolica. Tutti insieme queste confessioni raccolgono solo lo 0,22% dei contribuenti e lo 0,51% delle scelte.
In mezzo vi sono religioni diverse. L’Unione ebraica, appunto, con 58.694 firme, lo 0,14% e il 0,34% rispettivamente. Si nota l’assenza di una organizzazione musulmana. Ancora non è stata raggiunta una intesa con lo Stato. Principalmente, a quanto pare, per il problema del riconoscimento della poligamia, inaccettabile per la legislazione italiana.

Il 5xmille ai volontari

Vi è poi il 5xmille, ideato per finanziare le organizzazioni della società civile, con il tempo ha finito per finanziare soggetti anche molto diversi tra di loro dato che le maglie della definizione di ente no profit si sono allargate moltissimo. Tra i beneficiari infatti vi sono comuni, università, associazioni sportive, pro-loco: insomma, un po’ di tutto. A fare la parte del leone comunque rimangono associazioni di volontariato ed enti di ricerca, come mostra il grafico qui sotto. Insieme costituiscono il 94,3% dell’importo totale donato dagli italiani attraverso il 5xmille, per un totale di 9.682.660 scelte per la prima tipologia e 3.544.201 per la seconda. Molti di meno, 340.097 (2,6%) coloro che hanno firmato per le Asd, Associazioni sportive dilettantistiche, e 547.484 (3,1%) per i comuni.

Gli enti di volontariato scelti con il 5xmille, però, sono moltissimi. Il grafico qui sotto mostra quali sono le associazioni di volontariato che hanno incassato di più.

Al primo posto c’è Emergency, che incamerava nel 2017 (quindi il riferimento è il reddito del 2016) 13.547.811,94 euro grazie alla scelta di 278.673 persone. Al secondo posto Medici senza Frontiere, con 11.426.858,19 euro. Poi l’Unicef, che raccoglie però circa la metà degli euro di Medici senza Frontiere, meno di 6 milioni. E poi a seguire sigle note, come Save the Children al quarto posto, Lega del Filo d’Oro al quinto. Meno conosciuta forse è la fondazione dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, al sesto posto, che come le Acli all’ottavo posto e l’Auser al nono, gode del favore di più firmatari di Save the Children, ma di meno euro totali. Evidentemente chi sceglie quest’ultima ha mediamente un reddito più elevato.
Vi è poi la fondazione Ant, al settimo posto, per l’assistenza domiciliare ai malati oncologici, che ha 116.085 firmatari, ma una raccolta piuttosto alta, superiore a quella di chi sta all’ottavo e nono posto, 3.631.034,78.
Al decimo posto l’Opera San Francesco, scelta da 46.973 persone, meno di un terzo rispetto per esempio a Auser o Acli, ma con un gettito di poco inferiore. L’associazione francescana, basata a Milano, gode del favore di molti benestanti, insomma.

Il 5xmille alla ricerca

Tra gli enti di ricerca destinatari del 5xmille domina incontrastata l’Airc, l’Associazione per la ricerca sul cancro, scelta da 1.663.756 italiani, per un totale raccolto di 64.497.034,34 euro, come mostra il grafico qui sotto.

Solo a lunga distanza c’è la fondazione piemontese per la ricerca sul cancro, con 265.662 e 10.949.488,35 di euro incassati, e poi l’Ail, contro leucemie e linfomi. In generale si può notare come a parità di firmatari gli importi raccolti da questi enti siano superiori a quelli delle associazioni di volontariato.
La Fondazione Veronesi con 95.965 scelte riceve 4.500.527,77 euro, 1,4 milioni in più delle Acli, che però vengono prescelte da 144mila contribuenti. Insomma, questi enti sono quelli prediletti di chi ha redditi maggiori, basta guardare la fondazione dell’Istituto dei tumori, che, con solo 72.400 firmatari, prende quasi 3 milioni di euro. Risultato: gli enti legati alla lotta ai tumori la fanno da padrone, con 7 realtà tra le prime 10.

Soldi anche allo sport

Tra le associazioni sportive vince la Falcone, di Roma, con 2.269 firme e 56.298,37 euro raccolti.

Al secondo posto il calcio a cinque di Bovalino, segno di un legame molto forte con il territorio e di una campagna efficace per una realtà di un centro così piccolo. Sono tuttavia cifre molto minori delle precedenti, anche di 100 volte. Anche qui però vi è un certo squilibrio. Il centro Schuster di Milano con 438 firmatari raccoglie più soldi della campana Real Sito San Leuci, che ha ricevuto il favore di 1.161 contribuenti, molto più del doppio. Anche qui emerge il gap tra Nord e Sud Italia. Singolare il caso della Arvedi di Cremona: solo 7 firme, ben 25.260,83 raccolti: a firmare potrebbero essere stati i componenti dell’omonima famiglia titolare delle note acciaierie.
Infine i comuni. In testa naturalmente Roma, poi Milano e Torino. Roma, c’è da dire, ha il doppio degli abitanti di Milano ma non riesce a raccogliere il doppio delle firme, 8.369 contro 6.218, e tantomeno il doppio del gettito. Infatti siamo a 372.250,88 euro contro 354.177,86.

Dopo Torino vi è Bologna, che supera Venezia, ed entrambi sono davanti a Genova, anche avendo la metà dei suoi abitanti. A sorpresa al settimo posto, davanti Verona, la pur ricca, ma piccola, Valdagno, città di residenza della famiglia Marzotto, con 2,867 firme e poco 73.063,6 euro. Solo al nono e decimo posto Napoli e Palermo, nonostante il milione e 700 mila abitanti rispettivi. E’ degno di nota il fatto che 3 città su 10 siano venete. Una regione in cui il legame con il territorio è più sentito da sempre.


I soldi ai partiti

E poi c’è il 2 per mille, l’ultimo arrivato. Lo strumento è stato adottato per sostituire il finanziamento pubblico ai partiti e avvicinare il nostro sistema a quello americano, dove, però, i partiti hanno un grosso problema: i debiti, come Truenumbers ha spiegato in questo articolo.
Tra coloro che nel 2017 avevano fatto una firma ha vinto il Pd, con 602.490 preferenze, il 49,05%. Peccato, però, che solo il 3,01% dei contribuenti ha deciso di riempire la casella del 2×1000. E di fatto il PD ha avuto solo l’1,47% delle preferenze totali.

In ogni caso gli andranno quasi 8 milioni, ovvero 7.999.885 euro. Dopo, a distanza, la Lega, con il 14,07% delle scelte, e 1.894.085 euro. Molto vicini, intorno al 5%, Sel, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Rifondazione Comunista, che evidentemente ha militanti molto partecipi, a dispetto dei pochi voti, molti meno di Forza Italia, per esempio. Militanti poveri, però, visto che raccoglie con praticamente le stesse firme 611.337 euro contro gli 850.392 del partito di Berlusconi.

A distanza con il 2,03% i Verdi, e poi la SVP con l’1,97%. Possibile è davanti il Centro Democratico e il Psi, tutti appena sotto i 20mila firmatari. Ncd ha 5mila preferenze in meno del Psi ma raccoglie più euro. Sotto le 10mila scelte i partiti più piccoli, da Scelta Civica, che però raggranella 100mila euro, all’Udc, 5.226 per 39.907 euro, ai Popolari per l’Italia di Mario Mauro con 2.159 firme e 24.860 euro, ultimi. Si fa notare il Pli, che con solo 3.403 scelte riceve 57.362 euro, ben più dell’Udc, che ha 1.800 firme in più.

I dati si riferiscono al: 2015

Fonte: Ministero delle Finanze, Fondazione nazionale dei commercialisti

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