In Soldi

A Milano 11,7 milioni in meno di Catania. Un napoletano riceve 407,2 euro, un torinese 231,75


La tabella qui sopra rappresenta i trasferimenti ai Comuni da parte dello Stato centrale. Quelle prese in considerazione sono alcune grandi  città italiane.

Quanti trasferimenti ai Comuni

I Comuni presi in considerazione sono stati ordinati in base alla popolazione residente. Ci si aspetterebbe che chi ha più abitanti ricevesse dallo Stato più soldi di chi ne ha di meno. Invece non è così. Per esempio: Milano, nonostante sia la seconda città italiana per popolazione (1 milione e 366 mila abitanti contro i 2 milioni e 873 milioni di Roma) riceve molto meno di Catania, che in questo elenco è sesta con 312 mila abitanti.

A Milano infatti arrivano 62.676.249euro, circa 12 volte meno di Roma, largamente in testa con 757.709.291 euro, nonostante la Capitale sia popolosa solo il doppio del capoluogo lombardo. Milano riceve anche circa 11,7 milioni in meno di Catania, appunto, che ha meno di un quarto degli abitanti.

A Napoli piovono dallo Stato 393.915.816 euro, più di  6 volte in più rispetto a Milano nonostante abbia ben 400mila abitanti in meno. Non solo: il capoluogo campano riceve anche quasi il doppio di Torino, cui vengono versati 204.523.277 euro, anche se ha solo il 10% di abitanti in più. Vi è poi Palermo, che ha 668mila abitanti, e dove arrivano 168.882.150 euro, in linea in fondo con Torino considerando gli abitanti.

I trasferimenti per abitante

Abbiamo, allora, misurato a quanto corrispondono i trasferimenti per abitante per avere un’idea più precisa della disuguaglianza quando si tratta di trasferimenti ai Comuni. A essere favorita è Napoli, che riceve 407,72 euro per abitante, poi Catania, con 270,64, segue Roma, con 263,75, Palermo con 252,66, Torino con 231,75. Completamente staccata Milano, con solo 45,88 euro per residente. Anche i comuni più piccoli e benestanti intorno a Milano hanno avuto lo stesso destino, per esempio ad Assago sono arrivati solo circa 370.235,45 euro per 9.096 abitanti.

Ma a cosa è dovuta principalmente questa differenza di trattamento?

Tutto gira intorno al fondo di solidarietà comunale: un calderone nel quale viene versata la parte di Imu che dai comuni va allo Stato il quale la redistribuisce in base a fabbisogni dei municipi. Vi sono quindi comuni che hanno un saldo positivo, sono percettori netti, e quelli che sono donatori netti, in quest’ultimo caso i più ricchi e magari con molte seconde case. Tra questi non solo i comuni di villeggiatura, ma anche Roma e Milano, mentre Napoli è un percettore netto.

Dentro il fondo di solidarietà però vi è anche un’altra voce, la compensazione dei mancati introiti, dal 2016 in poi, a causa dell’abolizione della Tasi sulla prima casa che ha fatto venir meno un’importante fonte di finanziamento dei Comuni. Per questo tutte le cifre sono positive (anche per i comuni donatori netti), anche se in modo molto diverso. E’ Napoli, che riceve sia la compensazione per l’abolizione Tasi che la quota di solidarietà vera e propria, a essere al primo posto, con 342.237.063 euro. Anche davanti a Roma. Che in fondo riceve poco più di Torino, avendo case di pregio che generano un gettito che non necessita di un apporto perequativo.

I soldi a Roma Capitale

La fortuna di Roma, se così vogliamo chiamarla, sta nella seconda voce, quella sui contributi non fiscalizzati da federalismo municipale. Tipicamente si tratta di cifre piccole, di solito meno del 10% del totale, e riguardano principalmente compensazioni per minori entrate riguardanti le addizionali Irpef (dovute a sgravi per il pagamento degli straordinari ai dipendenti o all’applicazione della cedolare secca sugli affitti). Nel caso di Roma invece vi sono in più 529.657.371,28 euro per i contributi per Roma Capitale (su un totale di 541.163.274 euro riguardante questa voce), un trasferimento aggiuntivo insomma, dovuto solo per il fatto che Roma è la capitale d’Italia. Questi milioni di conseguenza compongono la gran parte delle attribuzioni, quasi il 70%, fatte complessivamente al comune di Roma.

I contributi spettanti per fattispecie specifiche di legge, poi, riguardano soprattutto le compensazioni per il minor gettito della Tasi e dell’Imu dovuto a una diversa determinazione delle rendite catastali di alcuni fabbricati, quelli usati a fini commerciali e industriali. Di fatto, dal 2017, industrie e negozi hanno avuto alcune facilitazioni, hanno pagato meno e questo gettito in meno per i comuni è stato ripagato dallo Stato.

Questa voce dei trasferimenti ai Comuni è una voce importante solo a Milano, dove costituisce tre quarti dei trasferimenti. E del resto è Milano tra queste città quella dove è più importante l’attività economica privata. Ma anche il Comune è in salute, basti dire che da entrate extratributarie, quelle, cioè, non legate a tasse o imposte ma, ad esempio, alla gestione delle aziende controllate, è il Comune che incassa di più in tutta Italia, come Truenumbers ha raccontato in questo articolo.

Per il resto ci sono briciole varie, dei tagli come quelli alla voce “Somme da recuperare”, che riguardano principalmente i trasferimenti dai comuni all’Aran (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni ), e nel caso di Palermo, un contributo agli investimenti.

Insomma, come al solito, più del solito, è Milano che finanzia il resto d’Italia, Roma in primis, ricevendo molto meno rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare in base al numero delle persone residenti.

I dati si riferiscono al: 2017

Fonte: Ministero dell’Interno

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