Su 1.982 miliardi di debito lo Stato dovrà rimborsarne più di metà per la fine del 2024
Nel febbraio di quest’anno il debito pubblico in Italia ha raggiunto la cifra di 2.446 miliardi e 893 milioni. Non tutto questo debito consiste in titoli di Stato italiani; alcune piccole porzioni sono espresse in monete e depositi, o prestiti classici di istituti finanziari e altri strumenti, ma per la grandissima parte si tratta di BTP, BOT, CCT, ovvero bond.
Che cosa sono i titoli di Stato italiani
La Banca d’Italia ha suddiviso i titoli, che sono la grande maggioranza di tutto il debito pubblico, per data di scadenza. Si tratta di 1.982 milioni e 184 milioni, a tasso fisso o variabile, che lo Stato dovrà restituire nei prossimi anni, mentre nel frattempo paga gli interessi. Il tutto con gravi ripercussioni sull’affidabilità del debito pubblico italiano.
Ebbene, nel solo 2020 dovranno essere ripagati 220 miliardi e 215 milioni, gran parte dei quali da settembre in poi. Si tratta di 26 titoli, in gran parte BOT, che sono a breve termine, con una scadenza spesso solo di sei mesi.
Nel 2021 il capitale da restituire sale a 247 miliardi e 865 milioni, suddivisi però tra meno bond, solo 16. In questo caso, come in quello degli anni a seguire, si tratta in maggioranza di BTP, che hanno una durata decisamente più lunga, tanto è vero che per esempio nell’agosto dell’anno prossimo ne scadrà uno emesso nel 2006.
E’ cresciuta la vita media dei titoli di Stato italiani
Se nel 2022 l’ammontare dei titoli da ripagare scende a 185 miliardi e 554 milioni, nel 2023 risale a 219 miliardi e 670 milioni. Sostanzialmente la metà del debito attuale espresso in titoli di Stato dovrà essere restituito entro il settembre 2024, la metà tra quella data e il 2067, considerando che dal 2027 in poi ogni anno scadranno meno di 100 mila euro. I titoli più lunghi ora in essere sono uno che avrà un termine nel 2050, emesso nel 2019, e un altro che scadrà nel 2067, emesso nel 2016.
Queste lunghe scadenze sono in realtà delle belle notizie. Se consideriamo un altro indicatore universalmente riconosciuto, ovvero quello della vita media residua di ogni titolo di debito, osserviamo che questa è da anni in aumento. Secondo il Tesoro a marzo siamo arrivati a una durata residua di 83,5 mesi, ovvero quasi 7 anni. E’ uno dei dati più alti in Europa.
Basti pensare che nel 1993 era di circa 3 anni e mezzo. Si era poi saliti negli anni successivi a 4/5 anni e progressivamente a 7 anni nel 2010. La vita residua era scesa a circa 6 anni nel 2015 per poi risalire ai livelli attuali. Questo vuol dire ovviamente dare più agio al debitore, in questo caso lo Stato, che è sottoposto a una minore pressione sui mercati internazionali, e significa anche che i creditori si fidano maggiormente, tanto da accogliere anche l’emissione di titoli a lunghissima scadenza, come quelli a 45-50 anni emessi di recente
Fonte: Banca d’Italia
I dati sono dell’aprile 2020
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