Gli Interessi sul debito pubblico sono in calo da otto anni

Nel 2019 gli ci sono costati 60 miliardi e 386 milioni, il 3,4% del Pil

È una delle poche buone notizie che ogni anno recentemente abbiamo potuto dare riguardo alla nostra economia. In confronto all’andamento del Pil, degli investimenti, dei consumi, del debito, quello degli interessi sul debito stesso appaiono seguire un andamento virtuoso, che anche l’emergenza pandemica non dovrebbe peggiorare più di tanto. Perlomeno dal 2012, anno della crisi dell’euro e dello spread ai massimi, gli interessi sul debito pubblico sono costantemente scesi ogni anno, sia in termini assoluti, in milioni di euro, che relativi, come percentuale del Pil. Nel 2019 abbiamo pagato 60 miliardi e 386 milioni, che sono corrisposti al 3,4% del Pil.

Il debito pubblico ai tempi del Covid

Chiaramente è più di quanto pagano gli altri Paesi, su cui il peso del debito è molto più basso, ma è meno di quanto abbiamo pagato nel 2018, in cui il costo è stato a sua volta minore di quello del 2017.

Basti pensare che nel nefasto 2012 il costo fu di 83 miliardi e 834 milioni e ammontò al 5,2% del Prodotto Interno Lordo. Dal 2004 venivamo da anni di alti e bassi, in cui si oscillò tra i 65 miliardi e i più di 80 e tra il 4,4% e il 4,9% in termini percentuali. Proprio nel 2004 si era interrotto il crollo degli interessi dovuto all’entrata nell’euro, che ci aveva fatto abbandonare livelli come quelli ancora presenti a metà anni ’90, quando il costo degli interessi superava il 10% del PIL e i 100 miliardi in valore assoluto.

In pochi anni furono risparmiati, complice chiaramente il calo dell’inflazione, più di 150 miliardi grazie al forte decremento del costo cioè degli interessi sul debito pubblico. Che però non servirono, o non furono usati nel modo migliore per consentire un recupero di competitività del sistema Italia

Gli interessi sul debito pubblico risaliranno al 3,5% del Pil

Infatti se in quegli anni al calo degli interessi corrispose una diminuzione del debito, perlomeno in proporzione del PIL, non è poi accaduto lo stesso negli anni successivi, soprattutto non è accaduto negli ultimi 8 anni, dopo il 2012, quando pure abbiamo goduto di un miglioramento nel campo degli interessi.

E questo è accaduto appunto perché nonostante questi siano stati sempre più bassi, sono comunque stati superiori o uguali alla crescita dell’economia e dell’inflazione. Il nostro debito dopo la crisi del 2011-2012 è quindi rimasto sopra il 130% del Pil, e ovviamente ora dovrà salire, secondo le previsioni fino 158% del Pil.

Interessi sul debito pubblico

Nonostante l’aggravamento dei fondamentali economici però gli interessi non aumenteranno più di tanto, cresceranno dal 3,4% al 3,5% e poi dal 2021 in poi secondo le revisioni della Legge di Stabilità scenderanno fino al 3,1%. Decimale più, decimale meno si tratta di un valore minimo nella storia economica recente.

La causa non è tanto nella fiducia nell’economia italiana dei creditori, e neanche più di tanto nella bassa inflazione, che del resto deriva anche da una crescita asfittica, ma nel Quantitatve Easing della BCE, che con questa crisi si è rafforzato. Il varo del Recovery Fund ha poi contribuito a diffondere l’idea sui mercati che comunque vada l’Italia non sarà fatta fallire, anche perchè “too big to fail”, e che si può continuare ad acquistare BTP. Da qui i tassi d’interesse così bassi.

Che però senza la nostra azione non basteranno a salvarci da una crescita troppo bassa

I dati si riferiscono al periodo 1995-2023

Fonte: Eurostat

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