Il tasso di disoccupazione in Italia sale al 9%

In Italia è sempre stato inferiore a quello greco e spagnolo, ecco perché

I primi ovvi effetti della pandemia di Covid che ha stravolto le vite personali e l’economia riguardano naturalmente il lavoro. Il varo di alcune misure straordinarie come il blocco dei licenziamenti e l’enorme allargamento della possibilità di ricorso alla cassa integrazione non hanno impedito un importante impatto sul tasso di disoccupazione.

Il tasso di disoccupazione aggiornato

A dicembre 2020, secondo le ultime rilevazioni dell’Istat, il tasso di disoccupazione è salito al 9% (+0,2 punti) e tra i giovani al 29,7% (+0,3 punti). Secondo l’Istat, il mese scorso gli occupati sono diminuiti di 101.000 unità: 99mila sono donne e appena 2mila uomini. Nei dodici mesi, il saldo negativo di 444mila persone è composto da 312mila donne e 132mila uomini.

Vediamo, però, il tasso disoccupazione analizzando i dati trimestrali e non quelli mensili, come abbiamo fatto prima. Nel corso del 2020, guardando i dati trimestrali del periodo da giugno a settembre, è cresciuto al 10,2%, quello che all’incirca corrisponde all’estate, quanto tra l’altro quasi tutte le attività erano riprese dopo il primo lockdown. Come si vede nel grafico in alto, si è trattato di un aumento molto netto rispetto al 7,9% del secondo trimestre. Che però era un dato innaturalmente basso a causa sia delle misure legate alla pandemia che alla pandemia stessa, nonché al sistema di misurazione della disoccupazione.

Come si calcola il tasso di disoccupazione?

Il tasso di disoccupazione viene calcolato prendendo il numero di quanti non stanno lavorando ma stanno cercando attivamente un impiego e paragonandolo a tutta la popolazione e la forza lavoro, intendendo per quest’ultima tutto l’insieme di coloro che un lavoro ce l’hanno o lo stanno appunto cercando. Sono esclusi da tale calcolo coloro che non lavorano ma non cercano neanche un posto, gli inattivi. E che come sappiamo sono tantissimi da sempre. Ma che sono diventati un numero enorme in particolare in primavera, quando uno dei primi impatti del lockdown fu la rinuncia alla ricerca di lavoro da parte dei disoccupati. È solo per quello che il tasso di disoccupazione in Italia apparve così basso, addirittura inferiore a quello degli anni precedenti.

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tasso disoccupazione Italia

Qual è il tasso di disoccupazione in Italia?

Non è avvenuta la stessa cosa in gran parte degli altri Paesi europei. Mediamente nella Ue il tasso di disoccupazione del secondo trimestre 2020 è rimasto al 6,8%, come nel primo, ed è poi cresciuto in modo più modesto, al 7,6%, in estate. In generale in Europa negli ultimi 20 anni ci sono state meno oscillazioni del tasso di disoccupazione, che è stato tra l’altro fino al 2012 superiore che nel nostro Paese soprattutto a causa dei numeri tedeschi. In Germania infatti tra 2002 e 2009 si è viaggiato su livelli più alti che in Italia, toccando a inizio 2005 l’11,7% mentre in Italia si era all’8%, percentuale che è poi scesa da noi fino al 5,7% del 2007.

Tra il 2008 e il 2009 è cambiato tutto. In Germania hanno cominciato a farsi sentire gli effetti delle riforme del lavoro degli anni precedenti. Queste hanno aiutato ad arrivare a quello che si può definire il tasso naturale di disoccupazione per quel Paese, poco più del 3% nelle ultime rilevazioni della fine del 2019 (non ci sono ancora dati  Eurostat per il 2020). Mentre in Italia la crisi finanziaria provocava una ripresa della disoccupazione fino a un tasso del 13,7% nel 2014, dopo il quale è cominciata una lenta ripresa che ha avuto un impatto anche sull’occupazione. 

I peggiori in Europa nel tasso di disoccupazione

In altri Paesi è andata decisamente peggio che da noi. In Spagna e in Grecia tipicamente, dove tra 2012 e 2013 si è superata la cifra record del 27%. E anche negli anni successivi in questi Paesi non si è potuto ritornare a livelli medi europei. E perlomeno in Spagna gli effetti del Covid sono molto pesanti, con balzo del tasso di disoccupazione dal 13,9% di fine 2019 al 16,4% del terzo trimestre 2020.

Ma anche qui entra in gioco il tema dell’inattività. In Italia in realtà non vi sono più lavoratori che in Spagna o in Grecia in proporzione alla popolazione, il tasso di occupazione è simile. Semplicemente molti non si dichiarano disoccupati rimanendo nell’inattività, anche per l’assenza di politiche attive per il lavoro nel nostro Paese.

Tra gli altri Paesi la Francia segue più da vicino la media UE con oscillazioni più contenute, dovute probabilmente alla presenza maggiore dello Stato nell’economia e soprattutto a quella di grandi imprese che riescono meglio ad ammortizzare gli shock economici. Mentre il Regno Unito ha avuto un tasso di disoccupazione mediamente su livelli bassi, quasi tedeschi, dal 2014 in poi, simili a quelli intorno al 5% degli anni precedenti alla crisi finanziaria. Tuttavia nell’estate del 2020 è tornato al 5%, cifra che non toccava dal 2016.

Il ruolo del tasso di disoccupazione giovanile

In Italia a contare moltissimo, più che altrove, è in realtà il tasso di disoccupazione giovanile, che l’anno scorso a causa della pandemia è risalito oltre il 30%, uno dei valori peggiori in Europa, dopo essere sceso al 25,7% nel terzo trimestre 2019. Ma si tratta di un tema strutturale. La quota di 15-24enni che non trovano lavoro è sempre stata amplissima. Nel 2013 è arrivata oltre il 40%,

Statisticamente, visto il numero limitato di under 25, soprattutto di quelli che cercano un impiego, non influisce moltissimo sul tasso di disoccupazione totale, ma certo il fatto che per molti giovani vi sono carriere discontinue e lunghi periodi senza lavoro impatta negativamente anche sulle possibilità di trovare un posto successivamente. Ed è questo l’effetto più importante del Covid, nella formazione di quelle competenze, che sia acquisiscono nei primi lavori, negli stage, negli apprendistati, che ora molti non sono stati in grado di iniziare

I dati si riferiscono al 1998-2020

Ultima modifica: 2 febbraio 2020

Fonte: Eurostat

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