Romagna sempre leader, record densità a Camaiore: 92 bagni in appena 3 km
Dalle cabine a peso d’oro di Alassio alle giornate “over 100 euro” al Poetto di Cagliari o alla Mappatella Beach di Napoli, il caro ombrelloni è diventato il tormentone dell’estate 2025. Nel frattempo, il settore continua a crescere: secondo i dati Unioncamere-Infocamere sul registro delle imprese, alla fine del 2023 in Italia si contavano 7.244 attività specializzate nella gestione di stabilimenti balneari, contro le 7.173 di due anni prima. Una fotografia che racconta non solo un business in espansione, ma anche un mercato sempre più discusso, tra tariffe record e il dibattito su chi può davvero permettersi una giornata al mare.
Quante sono le spiagge in Italia e quante sono occupate
Il CST – Centro Studi Turistici di Firenze per Assoturismo Confesercenti, in un’analisi condivisa con il Ministero del Turismo, stima che nel 2024 il turismo balneare in Italia abbia generato una spesa complessiva vicina ai 22 miliardi di euro, confermandosi uno dei comparti più rilevanti dell’economia turistica nazionale. Secondo la classificazione ISTAT, i comuni con vocazione marittima – sia esclusiva sia secondaria – sono 668, distribuiti lungo tutte le coste italiane. In alcune regioni il peso di questo segmento sul mercato turistico locale è predominante: in Sardegna rappresenta il 93,3% dei flussi complessivi, in Calabria il 91,2% e in Liguria l’83,7%.
Spiagge italiane: estensione, concessioni e aree libere
Secondo stime di Legambiente, l’Italia conta 7.466 chilometri di costa, di cui 3.346 chilometri sono spiagge sabbiose. Di queste, il 42,8 (circa 1.433 chilometri) è occupato da concessioni balneari, mentre il restante 57,2 (circa 1.913 chilometri) resta libero o privo di concessioni.
Le spiagge italiane coprono complessivamente 123,7 milioni di metri quadrati, suddivisi in 5.271 arenili. Di questa superficie, 5,29 milioni di metri quadrati sono concessi a stabilimenti privati, mentre 12,9 milioni sono gestiti da stabilimenti pubblici. In questo caso “pubblico” si riferisce alla titolarità della concessione — affidata a un ente pubblico come un Comune o una società partecipata — e non implica necessariamente accesso gratuito. Nel complesso, le aree occupate da stabilimenti balneari coprono il 15% delle spiagge italiane, quota che sale al 23% se si includono le concessioni per uso “turistico-ricreativo”, come bar, ristorazione, noleggio attrezzature o eventi.
La quota di spiagge libere è più alta nelle regioni insulari, come Sardegna e Sicilia, mentre la maggiore concentrazione di stabilimenti si registra in Toscana, Veneto, Marche e Molise, in particolare lungo i litorali tirrenici e adriatici settentrionali. Questi dati emergono da analisi di Legambiente e del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile, confermati da elaborazioni dell’ISPRA e approfondimenti di settore che evidenziano sia la distribuzione geografica sia lo squilibrio tra spiagge libere e aree in concessione.
Spiagge in Italia: dove si concentrano gli stabilimenti
La Costa Romagnola concentra da sola una fetta importante del mercato: 1.052 imprese, pari al 14,5% del totale nazionale. È un territorio dove la gestione delle spiagge è un’attività strutturata, capace di sostenere un turismo balneare di massa per l’intera stagione estiva. Al secondo posto si colloca la Toscana, con 917 imprese, seguita dalla Liguria (797), dove i litorali stretti e ad alta densità di presenze rendono ancora più evidente la concorrenza per lo spazio. Completano la top five la Campania (698) e le Marche (669).
Se si guarda alla distribuzione per singolo comune, il primato spetta a Ravenna, che conta 186 stabilimenti attivi. Seguono Rimini con 154 e Cervia con 150, tre realtà che insieme a Riccione e Cesenatico compongono il principale polo balneare italiano. Qui il turismo estivo è una macchina organizzata su larga scala, con una fitta rete di servizi, infrastrutture e attività collaterali che alimentano un indotto economico significativo e costante nel tempo.
Le spiagge in Italia con la maggiore densità di stabilimenti
Alcune località si distinguono non solo per il numero totale di stabilimenti, ma soprattutto per la loro densità. Camaiore, in Versilia, registra 92 imprese lungo appena 3 chilometri di costa, pari a 30,7 stabilimenti per chilometro, il valore più alto d’Italia. Al secondo posto c’è Pietrasanta (sempre in Toscana), con 94 imprese su 4,2 chilometri, per una densità di 22,3. In queste zone la spiaggia è quasi interamente occupata da stabilimenti, con pochissimi spazi lasciati alle aree libere.

Crescita stabilimenti balneari sulle spiagge italiane
Dal 2011 al 2023 il numero di stabilimenti balneari in Italia è cresciuto in modo costante, segnando un incremento complessivo del 26,4%, pari a circa +2% l’anno. Un’espansione che ha ridisegnato la mappa del settore, soprattutto nelle regioni meridionali, dove la crescita è stata molto più rapida rispetto al resto del Paese.
La Calabria è l’esempio più evidente: in dodici anni le imprese sono più che raddoppiate, con +358 attività e un balzo del 110,4%. La Sardegna ha fatto ancora di più, triplicando il numero di stabilimenti con un aumento del 190%. Anche la Sicilia ha vissuto un’espansione significativa, pari al 75,4% (+180 imprese), seguita dalla Puglia con un +52,5% e dalla Campania, che ha aggiunto 188 imprese, crescendo del 36,9%. In queste regioni la spinta è arrivata sia dall’aumento del turismo estivo sia dalla scelta di destinare sempre più tratti di costa a uso privato, riducendo di fatto le aree libere.
Imprese balneari in Italia: forme societarie e presenza femminile
Dal punto di vista giuridico, il comparto balneare italiano presenta una struttura ancora fortemente radicata nelle forme societarie tradizionali: il 42% delle imprese opera come società di persone, modello diffuso soprattutto tra le realtà a conduzione familiare o con una dimensione organizzativa medio-piccola. In parallelo, le società di capitale rappresentano oggi il 31% del totale e mostrano un andamento in crescita.
All’interno del settore, l’imprenditoria femminile riveste un ruolo di rilievo: le donne guidano oltre un quarto delle imprese (25,1%), una quota superiore alla media nazionale di tutti i settori economici, che si attesta al 22%. Alcune aree si distinguono per un’incidenza particolarmente alta: in Basilicata le imprese balneari a conduzione femminile raggiungono il 33,3% del totale, mentre in Calabria si attestano al 30,9%.
Bandiere Blu 2025: qualità e sostenibilità delle spiagge italiane
Nel 2025 le Bandiere Blu assegnate alle località balneari italiane hanno raggiunto quota 246, con un aumento di dieci riconoscimenti rispetto all’anno precedente. Il prestigioso vessillo viene conferito ogni anno dalla Foundation for Environmental Education (FEE) a quelle località costiere che soddisfano parametri stringenti: qualità e pulizia delle acque di balneazione, gestione sostenibile dei rifiuti, presenza di servizi e infrastrutture adeguate, accessibilità e sicurezza per i bagnanti. Ottenere la Bandiera Blu significa entrare in un circuito internazionale di eccellenza ambientale, capace di valorizzare non solo le spiagge ma l’intero sistema turistico del territorio.
Fonte: Unioncamere; Legambiente, Ispra
I dati sono aggiornati al: 2022 e 2023
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