fbpx
 In Crisi&Ripresa

Ai cittadini del Sud arrivano meno soldi: 8.548,5 euro per abitante contro i 9.353,9 del Nordest

Sorpresa, non è il Sud l’area del Paese che vive alle spalle del resto d’Italia. Se si prendono i dati della spesa pubblica sociale consolidata, cioè quella che comprende le uscite sia dello Stato che delle regioni, si scopre qualche cosa di davvero impensabile. Ecco i numeri, ma prima si deve fare una premessa: qui si parla di una fetta, la più importante della spesa pubblica italiana dello Stato e delle Regioni, quella, appunto, per lo Stato sociale e cioè:

  • Assistenza sanitaria
  • Pubblica istruzione
  • Indennità di disoccupazione, sussidi familiari, in caso di accertato stato di povertà o bisogno
  • Accesso alle risorse culturali (biblioteche, musei, tempo libero)
  • Assistenza d’invalidità e di vecchiaia
  • Difesa dell’ambiente naturale

La spesa pubblica italiana destinata al sociale

Complessivamente la spesa pubblica sociale è pari a 565 miliardi e 102 milioni di euro. Dove vanno? Sorpresa: la maggioranza relativa finisce nel Nordovest: si tratta di 142 miliardi e 729 milioni, di cui gran parte legati alla spesa pubblica sociale (molto ampia, essendo anche la Regione più popolosa d’Italia) della Lombardia la quale spende ogni anno 83 miliardi e 787 milioni.

Dopo la Lombardia, nella classifica nazionale delle regioni con più uscite per il sociale, c’è il Lazio con 72 miliardi e 290 milioni. Il fatto che la differenza sia così lieve nonostante il Lazio abbia meno del 60% della popolazione della Lombardia è già un’indicazione di come questa spesa sia distribuita a livello pro-capite.

Seguono Campania, Sicilia e Veneto. L’ultima della graduatoria è la Valle d’Aosta con un miliardo e 964 milioni di euro.

Il divario Nord-Sud e il residuo fiscale

Negli ultimi anni, sulla spinta del dibattito sulla maggiore autonomia richiesta da alcune regioni italiane, si è parlato spesso del residuo fiscale in proposito del divario Nord-Sud. Che cos’è il residuo fiscale? Indica quante tasse raccolte in una regione rimangono effettivamente sul territorio e quante invece vengono redistribuite nel resto dell’Italia. Le regioni del Nord sono quelle con le cifre più alte, anche perché sono più ricche e quindi le tasse sono più sostanziose. Qui, però, parliamo di qualcosa di diverso: calcoliamo come viene distribuita la spesa pubblica italiana tra le varie regioni. Indipendentemente da quanto si è versato di tasse.

La spesa pubblica sociale rispetto al Pil

Al di là dei numeri assoluti è, comunque, interessante osservare la stessa spesa pubblica sociale in proporzione al Pil e agli abitanti. Ovvero: quanta parte del Pil di una regione dipende dalla spesa pubblica sociale? Ecco qua:

Con il 56,19% del Pil che produce, è il Molise la regione che beneficia maggiormente della spesa pubblica. Segue la Calabria, con il 55,33%. E poi la Sardegna con il 54,67%.
Come avviene spesso – ed in particolar modo in Italia – la spesa pubblica ha la funzione di riequilibrare le differenze territoriali, sostenendo maggiormente le regioni più povere e meno produttive. E’ difficile definire, poi, se lo faccia solo in modo assistenziale o se ciò funge anche da stimolo.

Il caso della Sicilia

La Sicilia è tra le regioni destinatarie di un ammontare di spesa superiore al 50% del Pil. Vengono poi Puglia, Basilicata, Campania e – forse un po’ a sorpresa – la Valle d’Aosta, il cui 44,2% del Pil dipende dalla spesa pubblica sociale. Quest’ultima, del resto, è una regione a statuto speciale, e come altre regioni di questo tipo è molto sussidiata. Infatti, anche il Friuli Venezia Giulia (38,71%) ed il Trentino Alto Adige (34,73%) sono al di sopra della media italiana nonostante siano regioni ricche. In fondo alla classifica vi è, ovviamente, la Lombardia, con il 22,73%, che ha un Pil così elevato da far sì che la spesa incida decisamente poco nonostante sia, come abbiamo visto, la più alta in termini assoluti. Bassa incidenza anche in Veneto, con il 25,86%, e in Emilia Romagna, con il 26%.

E in relazione agli abitanti? Vincono le regioni ricche

La tabella sotto, invece, rappresenta la stessa spesa calcolata a livello pro-capite, ovvero dividendola per il numero di abitanti.

I più fortunati sono i valdostani. Ognuno di loro percepisce, infatti, 15.448,6 euro. Seguono i trentini e gli altoatesini, con 13.431,3 euro pro-capite. Il ridotto numero degli abitanti e soprattutto lo statuto autonomo incidono moltissimo e, per lo stesso motivo, il Friuli Venezia Giulia è al quarto posto con 11.738,5 euro. Come è facile immaginare, a mettere il Lazio in terza posizione, con 12.265,5 euro per persona, è invece la sua importanza come sede dei ministeri e delle strutture centrali dello Stato. Altre regioni risultano più finanziate dalla media perché effettivamente piccole: è il caso del Molise, che riceve 11.054,1 euro per abitante, della Liguria e dell’Umbria.

In fondo alla graduatoria vi sono le regioni più popolose, ma all’ultimo posto non troviamo la Lombardia, bensì la Campania, che riceve molto in proporzione al Pil (45,02%), ma certo non in relazione agli abitanti, considerando che essi arrivano solo 8.201,4 euro a testa (poco più della metà di quanto ricevono i valdostani).

Molto simili i numeri per i veneti e i pugliesi, con 8.204,2 euro e 8.258,5, ma anche per i lombardi, che ricevono 8.367,2 euro a persona.

Meno soldi al Sud

In generale è al Sud che arriva meno, 8.548,5 euro contro gli 8.861,1 per abitante del Nord Ovest e i 9.320,9 dell’Italia nel complesso.

Possiamo quindi dire che lo Stato sostiene il Sud se consideriamo la spesa in proporzione a quanto le regioni meridionali producono, ma che ciò non è riscontrabile se osserviamo la spesa stessa a livello pro-capite. In generale, ogni meridionale non riceve più di un settentrionale.

C’è, invece, un evidente privilegio per chi abita in regioni piccole o a statuto speciale, e quindi a maggior ragione per chi vive in una regione che è sia piccola che autonoma, quindi per trentini e valdostani.

I dati si riferiscono al: 2016

Fonte: Ministero dello Sviluppo Economico

Leggi anche: Spesa pubblica: +0,9% in 10 anni, ma cala per la scuola

Start typing and press Enter to search