In Crisi&Ripresa

Il bilancio dello Stato è cresciuto del 20%. Alle imprese +263%, alla ricerca -3,6%

Il grafico sopra mostra la differenza della spesa statale suddivisa per missioni, così come sono indicate nel bilancio dello Stato, tra il 2008 e il 2018.

L’andamento della spesa pubblica

In questi dieci anni il Paese ha vissuto la peggiore crisi economica dal Dopoguerra e, naturalmente, l’andamento della spesa pubblica si è adattato modificandosi non solo qualitativamente ma anche quantitativamente, perché il peso delle varie Missioni (si chiamano così i settori di indirizzo in cui divisa la spesa pubblica) è cambiato: in alcuni casi vi sono stati raddoppi di spesa in altri addirittura dei cali.

Nel complesso in valore assoluto vi è stata una crescita della spesa dello Stato di circa 145 miliardi, da 707.181,34 milioni a 852.234,32 milioni.
Tuttavia in alcuni anni, il 2011, il 2013, il 2016 e il 2018 (previsioni) la spesa è calata non tanto a causa di tagli dettati dall’austerità, ma grazie alle oscillazioni del costo della voce più importante, quella del debito pubblico. Tagli veri ce ne sono stati pochi, pochissimi: soltanto nel 2011 c’è stata una diminuzione delle spese effettive che si sono concentrate nel campo dell’istruzione, del trasferimento di risorse agli enti locali e per i rimborsi di imposte.

La spesa cresce del 20,5%

Complessivamente, dicevamo, tra 2008 e 2018 la crescita del bilancio è stata del 20,5%, ma questo incremento non è stato omogeneo. Nell’andamento della spesa pubblica vi sono stati dei picchi.
Per esempio, come si vede nel grafico sopra, nella missione relativa alla competitività e lo sviluppo delle imprese vi è stata una quadruplicazione, da 6 miliardi e 149 milioni a 24 miliardi e 577 milioni, +299,6%. Un aumento avvenuto in particolare durante il governo Renzi, cioè dal 2015 in poi.
Fortissima crescita, +263,3%, anche per le politiche per il lavoro distribuita in tutti gli anni dal 2011 in poi. Probabilmente di mezzo vi è il rafforzamento degli strumenti di incentivo all’occupazione, dei sussidi per la disoccupazione, della mobilità, ecc.
Poi una voce attualissima, quella della spesa per l’immigrazione e per l’accoglienza. La crescita del 165,5% è avvenuta quasi tutta nelle leggi di bilancio per il 2016, 2017, 2018, anni nei quali l’emergenza sbarchi è diventata una priorità.

Le uscite per la previdenza

Aumenti importanti, anche per la tutela della salute, +107,5%. Vi è poi, la mobilità (+79,1%) e il soccorso civile (+65%): in quest’ultimo caso la crescita in valori assoluti è stata di un miliardo (su un totale ora di 5,8). Volendo rimanere alla missioni quantitativamente più importanti abbiamo la spesa previdenziale ovvero, in particolare, la quota che lo Stato spende per far quadrare i conti dell’Inps. Tra 2008 e 2018 la crescita è stata robusta, +42,9%: si è arrivati a 93 miliardi e 543 milioni, e si partiva da 65 miliardi e 466 milioni. Il picco è stato raggiunto nel 2015 con oltre 104 miliardi.
L’andamento della spesa pubblica segnala anche un’impennata (+27,5% per un totale di 89 miliardi) per la voce Politiche economico-finanziarie e di bilancio e tutela della finanza pubblica: un capitolo un po’ tecnico che include principalmente i rimborsi di imposte dirette e indirette.

Cresce invece meno della media l’istruzione scolastica, +9,5%, ma con un balzo di 4,3 miliardi da 41,8 miliardi a 46,1 dal 2015 al 2018. Così anche le infrastrutture, +19,4%, con un’accelerazione però gli ultimi anni, l’ordine pubblico e la sicurezza, +15,6%. Cresce del 15,3% anche la voce che riguarda le relazioni con le autonomie territoriali: si tratta dei trasferimenti agli enti locali, soprattutto in campo sanitario, calati tra 2010 e 2013 di ben 12,6 miliardi per poi riprendersi negli anni successivi. Anche la voce sulla politica estera (Italia nel mondo) progredisce meno del totale (e anche meno dell’inflazione) del 7,7%.

Dove sono i tagli

Nell’andamento della spesa pubblica vi sono dei cali di spesa tra cui un doloroso -3,6% nella ricerca e innovazione, che poteva essere anche peggiore senza il recupero di mezzo miliardo negli ultimi 3 anni. E poi un -0,4% nell’istruzione universitaria, tagliata in modo netto tra 2009 e 2011 di 1,4 miliardi, con un aumento recente di 600 milioni tra 2015 e 2018.
C’è un taglio, che forse è molto meno doloroso, nelle spese per gli Organi costituzionali e la Presidenza del Consiglio dei ministri: -9,3%. Si tratta in parte dei costi della politica.
Le decurtazioni più feroci però sono in alcune voci relativamente piccole come giovani e sport, -30,6%, casa, -37%, agricoltura, -41,6%, turismo, -58,9%. In generale in questi campi sembra che nessun governo si sia trattenuto dall’usare la scure.

Cosa succede nel 2018

Per il 2018 le missioni più importanti, in ordine di incidenza sul bilancio, sono quelle indicate dal grafico qui sotto. Manca la voce del debito, che occuperebbe di gran lunga la prima posizione, ma volendo esaminare la spesa primaria effettiva, i capitoli sono questi.

Davanti a tutti vi è la missione relativa alle relazioni finanziarie con le autonomie territoriali, che costituisce il 21,4% del bilancio (debito escluso), con 118 miliardi e 91 milioni di spesa (ma era il 23,7% nel 2008). Cresce dal 14,9% al 16,9% il peso delle politiche previdenziali, con 93 miliardi e 543 milioni, e questo non può stupire nessuno.
Dopo le politiche economiche finanziarie e di bilancio vi è l’istruzione scolastica, giù dal 9,6% all’8,4%. Cresce al settimo posto passando dal 1,4% al 4,4% la missione sulla competitività delle imprese, superando difesa e sicurezza del territorio.

Insomma, a quanto pare guardando i dati dell’andamento della spesa pubblica l’attenzione dei governi è stata molto più forte su occupazione, efficienza delle finanze, imprese, e su capitoli più squisitamente economici, aventi come obiettivo la crescita, e meno su servizi comunque essenziali come istruzione, sicurezza, difesa, agricoltura.

I dati si riferiscono al: 2008-2018

Fonte: Mef

Leggi anche: La Francia campione mondiale della spesa pubblica

Così la spesa pubblica va ai ricchi

Share with your friends










Inviare

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca