Quelli in età lavorativa sono 13 milioni. L’11,7% non cerca lavoro perché scoraggiato
I dati sugli inattivi in Italia parlano di un aumento non della disoccupazione, bensì delle persone non impegnate nella ricerca di lavoro. Per chi non lo sapesse, infatti, vi è una differenza tra disoccupati e inattivi, ed è data dal fatto che i primi sono alla ricerca attiva di un’occupazione, mentre i secondi non fanno nulla per cambiare il proprio stato di non-lavoratori.
Gli inattivi in Italia sono 34 milioni
Il grafico in apertura rappresenta la composizione della popolazione italiana in base allo status lavorativo. Dei circa 60 milioni e 279 mila residenti, coloro che lavorano sono 23 milioni e 400mila, ovvero solo il 38,8%. Sempre considerando il totale della popolazione, i disoccupati – cioè coloro che sarebbero in età da lavoro e vorrebbero un’occupazione, ma non la trovano – rappresentano solo il 4,1%, stiamo parlando, cioè, di 2 milioni e 452 mila persone.
Gli inattivi in Italia, invece, sono molti di più: nel complesso sono ben 34 milioni e 427mila, ma all’interno di questa cifra è necessario effettuare delle distinzioni.
Infatti, il 35,1% del totale della popolazione italiana (una cifra pari a 21 milioni e 181mila persone) è costituito da individui con meno di 15 o più di 64 anni: quasi sicuramente si tratta di studenti e pensionati.
Ma vi sono anche 13 milioni e 246mila persone, il 22%, che sono in età lavorativa e non hanno un lavoro né cercano di occuparsi. Si tratta di un numero record in Europa.
Quanti sono gli inattivi in Italia
La tabella in basso rappresenta gli inattivi in Italia divisi per tipologie, cioè in base alle motivazioni per cui i singoli individui si ritrovano in quello status. Molti di loro, cioè 4 milioni e 443 mila persone (il 38,3%) non hanno un lavoro e non lo cercano perché stanno studiando. Del resto, nella popolazione attiva sono inclusi anche i 15enni, ed è logico che tra coloro che vanno a scuola e all’università vi siano moltissime persone classificabili come inattive.
Tra gli altri inattivi, il 25,5% (due milioni e 923mila) non lavora per motivi familiari. Si tratta in gran parte di donne che fanno le casalinghe. Vi sono, poi, anche 2 milioni e 167 mila persone, il 18,7%, che sono già in pensione prima dei 65 anni, un numero che in questi anni si è ridotto, ma che comincerà probabilmente a crescere di nuovo con quota 100.
E poi ci sono coloro che, sostanzialmente, non cercano lavoro perché non ne hanno l’intenzione: sono ben 6 milioni e 468 mila. Tra questi, sono un milione e 358mila, l’11,7%, gli inattivi “per scoraggiamento”, ovvero coloro che sono convinti di non riuscire a trovare un posto di lavoro: non è chiaro se in passato ci abbiano provato ed abbiano poi rinunciato o se non abbiano mai avuto veramente intenzione di provare a lavorare. Altre 712mila persone motivano la propria inattività con l’attesa di esiti di ricerche passate, per esempio i risultati di un concorso. Si tratta del 6,1% del totale, un numero molto alto – forse troppo – per una motivazione del genere.
E infine vi sono gli “altri motivi”, voce all’interno della quale troviamo un po’ di tutto: sicuramente i malati e i disabili, ma anche chi sta facendo il giro del mondo, o chi non vuole fornire una motivazione. In quest’ultimo caso, potrebbe trattarsi di persone che sono mantenute da altri oppure di lavoratori in nero. Si tratta di un milione e 475 mila persone, il 12,7% di tutti gli inattivi in Italia: un numero enorme, pari quasi al numero degli abitanti della città di Milano.
Chi sono gli occupati in Italia
Il grafico in basso mostra nel dettaglio la composizione dei 23 milioni e 400mila occupati: il 64,3% (circa 5 milioni e 37 mila) ha un posto da dipendente con contratto permanente, un numero che possiamo definire confortante in tempi di aumento del precariato.
Poi vi sono 3 milioni e 63mila dipendenti a termine (il 13,1%). E infine 5 milioni e 299mila autonomi, a partita Iva: i liberi professionisti rappresentano, quindi, ben il 22,6% del totale degli occupati, una percentuale quasi record in Europa. Da sempre, infatti, siamo tra i Paesi con più lavoratori autonomi, che siano ricchi imprenditori o free lance.
I dati si riferiscono al: 2019
Fonte: Istat
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