fbpx
 In Soldi

I conti pubblici degli Stati Ue. Tagli in Grecia, aumenti in Francia. Sanità italiana sotto la media

La tabella qui sopra rappresenta la spesa pubblica rispetto al Pil di tutti gli Stati dell’Unione Europea divisa per funzione e per anni: 2008 e 2017, ovvero l’ultimo anno di cui abbiamo disponibilità di dati, e quello prima della grande crisi che ha cambiato così tanto nell’economia europea.

L’andamento della spesa pubblica in Europa

A livello europeo, mediamente, l’andamento della spesa pubblica in Europa mostra un calo: è scesa tra il 2008 e il 2017, dal 46,2% al 45,7%. Ma non dappertutto è andata allo steso modo. L’Italia fa parte di quella minoranza di Paesi, 10 su 28, in cui in realtà l’andamento della spesa pubblica mostra una crescita: da noi è infatti passata dal 47,8% del 2008 al 48,7% del 2017.

In questa pattuglia di Stati c’è anche, per esempio, la Francia che ha il record europeo di spesa pubblica con il suo 56,3% rispetto al Pil. In Grecia, invece, è diminuita dal 50,7% al 47,2%.

I Paesi dove ci sono stati i decrementi più importanti, però, sono quelli in cui in realtà è stato il Pil a salire molto più che la spesa a scendere. E’ il caso dell’Irlanda, dove la spesa pubblica è passata dal 41,7% al 26,3% del Pil, e poi Malta, Lituania, Romania, dove vi sono stati cali rispettivamente del 7%, del 4,8% e del 4,1%. Sono quei Paesi che hanno vissuto negli ultimi anni dei veri e propri boom economici che hanno determinato il calo del rapporto tra la spesa pubblica e il Prodotto Interno Lordo (essendo aumentato quest’ultimo). Ecco il grafico dove l’Italia è indicata con la linea nera, come in tutti i grafici successivi.

Al contrario tra quelli in cui la spesa è cresciuta di più, con aumenti maggiori rispetto a quello italiano, vi è la Finlandia, con +6,1%, il Lussemburgo, la Francia e la Slovacchia, unico Paese dell’Est (insieme con la Lettonia) in cui la spesa non è scesa. Qui sotto il grafico mostra la differenza, sempre in percentuale sul Pil, la differenza della spesa pubblica sul Pil tra il 2007 e il 2018.

La spesa per la protezione sociale

La voce che assorbe più risorse è quella della protezione sociale. Include il grande esborso per le pensioni, per i sussidi di disoccupazione e per i più poveri, gli  aiuti alle famiglie. A livello europeo raggiunge il 18,8% del Pil ed è tra le poche voci in crescita: +1,4% rispetto al 2008.

L’Italia è al quarto posto tra i Paesi in cui si spende di più per questi capitoli, il 20,9%, dopo Finlandia, Francia, Danimarca. Ed è anche al quarto posto tra quelli in cui tale spesa è più cresciuta, del 2,8%.Ecco il grafico che mostra l’andamento della spesa pubblica in strumenti di protezione sociale sempre tra il 2008 e il 2017.

Nel nostro caso come sempre protagoniste sono le pensioni, come sappiamo, più che sussidi vari o aiuti per minori e famiglie. Solo in Irlanda, Ungheria, Malta e Lituania vi sono stati dei cali. Oltre al fattore crescita economica certamente incide il fatto che l’Irlanda è uno dei Paesi demograficamente più giovani della Ue.

A distanza la seconda voce di spesa più importante nella Ue è quella relativa alla sanità. Riguarda il 7% del Pil, ed anche questa è in crescita, del 0,3%. Qui l’Italia va in controtendenza: scende sotto la media Ue. Il record qui spetta alla Danimarca, con l’8,4% di spesa per la sanità, mentre spicca il basso valore di Cipro, 2,6%.

Per il resto delle voci vi è quasi solo il segno meno per quanto riguarda le differenze tra 2008 e 2017 riguardanti l’Italia. Per esempio nei servizi pubblici, che riguarda tutto ciò che serve al funzionamento dello Stato, i costi della politica e dell’amministrazione pubblica, dei ministeri, dei trasferimenti agli enti locali. Qui si è passati dall’8,9% all’ 8,2%, in linea con il calo dal 6,5% al 5,8% europeo. Rimaniamo però quelli che spendono di più per questa voce dopo la Grecia (8,3%). Lo Stato costa ancora troppo.

Il costo dello Stato

Nel grafico qui sotto la differenza della spesa pubblica dedicata alla protezione sociale tra il 2008 e il 2017.

Vi è tuttavia da considerare che sono inclusi in questa voce gli interessi per il debito, che nel nostro caso rimangono un peso molto superiore che per gli altri Paesi. Molto più per esempio che per Bulgaria e Romania, dove si spende in tutto solo il 3,2% e il 4,2% rispettivamente per i servizi pubblici.

Altro calo che ci riguarda è quello del comparto dell’educazione, in cui già eravamo sotto la media. La nostra spesa per l’istruzione passa dal 4,4% al 3,8% del Pil diminuendo più di quanto non faccia a livello europeo, dove si va dal 4,9% al 4,6%. Aumenta quindi la nostra distanza dall’Europa e dai Paesi che più investono in questa voce, come la Danimarca dove si spende il 6,5% del Pil, in aumento.

I sussidi alle imprese

Gli affari economici sono sostanzialmente il capitolo riguardante la spesa per lo sviluppo economico, l’agricoltura, la pesca, i trasporti, la comunicazione. Anche in questo campo spendiamo meno che in gran parte degli altri Paesi: il 3,6% del Pil, lo 0,4% in meno che nel 2008, contro il 4% medio europeo.

Nei comparti più piccoli vi sono minori distanze rispetto all’Europa, per esempio nella difesa e nell’edilizia pubblica (che include anche i servizi idrici), tranne che nella cultura. A questo capitolo va solo lo 0,8% del Pil italiano, contro l’1,1% europeo. Si distingue in questo campo l’Ungheria, che passa dal 1,5% al 3,5% del Pil in 9 anni.

I dati si riferiscono al: 2008-2017

Fonte: Parlamento europeo

Leggi anche: La Francia campione mondiale di spesa pubblica

Stipendi bloccati nella sanità italiana

 

Share with your friends










Inviare
Recommended Posts

Start typing and press Enter to search