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La Corte dei Conti: impossibile dare un numero preciso per caos nei dati e debiti fuori bilancio

A quanto ammonta la spesa italiana per l’immigrazione negli ultimi anni? E’ una domanda semplice, ma la risposta, in pratica, non esiste.

La spesa italiana per l’immigrazione

Il fatto è che la corte dei Conti ha cercato di capirci qualcosa dal bilancio dello Stato ma ne è uscita con le ossa rotte. Il grafico sopra, infatti, mostra solo una parte della spesa italiana per l’immigrazione, così come risulta dal bilancio dello Stato per il 2017. I dati si riferiscono ai “pagamenti”, altri dati si riferiscono agli “impegni” e agli “stanziamenti”. I “pagamenti” sono, però, forse più aderenti alla realtà dei fatti. Nel 2016 i pagamenti dal bilancio pubblico sono ammontati a 2.230 milioni di euro, saliti l’anno scorso a 3.683 milioni. Ma questi numeri non dicono tutto. Ad esempio, non dicono che circa il 40% della spesa totale dello Stato va al Sud, l’area del Paese più coinvolta nel fenomeno dell’immigrazione, come Truenumbers ha raccontato in questo articolo.

“Debiti fuori bilancio”

La Corte dei Conti, nella sua relazione, infatti, ammonisce su due aspetti che bisogna tenere presenti. Il primo è che, per usare le parole stesse della magistratura contabile, “l’accoglienza dei migranti è ancora gestita in via emergenziale con l’insorgere di situazioni debitorie fuori bilancio”. In altre parole, nonostante gli stanziamenti esistono dei buchi neri nel bilancio dello Stato o di enti ad esso collegato, che hanno contratto debiti che non sono registrati da nessuna parte. Nemmeno la Corte sa esattamente a quanto ammontino.

Quanto si spende davvero

Il secondo aspetto riguarda il modo di registrare le spese, nel quale vige un caos abbastanza singolare. Al punto che non è esagerato affermare che l’esatta spesa italiana per l’immigrazione è un dato inesistente. Sempre per usare le parole della Corte: “Le spese per l’immigrazione allocate al di fuori della missione (cioè del capitolo di spesa che dovrebbe contabilizzare queste spese, ndr)  risultano, invece, nel 2017 pari a circa 815 milioni (la cui gran parte grava sui capitoli del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca) e costituiscono circa il 20% di quella totalmente considerata. Nel complesso l’importo raggiunge i 4,1 miliardi, quasi il doppio di quello registrato nell’esercizio precedente. Va, peraltro, rilevato che sono presenti ulteriori spese sul bilancio di altre amministrazioni (come ad esempio quelle degli Esteri, della Difesa, della Giustizia e delle Infrastrutture e trasporti), non direttamente imputabili alla gestione del fenomeno migratorio sul territorio nazionale, comunque dedicate alla medesima finalità, di difficile individuazione all’interno della classificazione di bilancio”.

Quelli indicati nel grafico sopra, in pratica, sono solo i soldi che sono allocati correttamente nel capitolo di spesa intitolato “Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti”, ma non è un numero esaustivo perché, oltre ai debiti, dei quali non si conosce l’entità dato che non sono registrati da nessuna parte, non si sa nemmeno la spesa effettiva, dato che è “sparsa” sui bilanci di diversi ministeri.

I dati si riferiscono al: 2016-2017

Fonte: Corte dei Conti

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