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Per il 2023 si prevede un aumento a 16,1 miliardi con il nuovo Assegno unico

L’Italia non è mai stata celebre per la spesa pubblica dedicata alla famiglia, è agli ultimi posti in Europa con un esborso che ammonta circa all’1% del Pil. Nei Paesi scandinavi come Finlandia, Norvegia, Danimarca si supera il 3%. E, forse, non è un caso che questi siano quelli con tassi di fertilità tra i più alti nel Vecchio Continente

Nel nostro Paese in particolare secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio nel 2020 i fondi complessivi destinati ai minori e al sostegno alla natalità ammontano a 15 miliardi e 667,7 milioni. É la somma di diverse misure, in primis troviamo le detrazioni fiscali per i figli a carico, che costano allo Stato 8 miliardi e 200 milioni. Si tratta di quelle accordate a chi ha un lavoro e fa la dichiarazione dei redditi e non riguardano, per esempio, i nuclei in povertà.

Il nuovo Assegno unico incorporerà tutte le misure già presenti. La misura è stata approvata alla Camera, ma non in Senato. Il premier Giuseppe Conte aveva parlato di una partenza da dicembre 2021, ma non partirà prima di luglio 2021. L’Assegno unico, come ha spiegato l’Istat in un’audizione nella Commissione Affari sociali della Camera, riguarda circa 11 milioni di nuclei familiari e l’importo medio per ogni famiglia beneficiaria sarà pari a circa 2.991 euro l’anno (quasi 250 euro al mese).

L’ipotesi di un assegno unico universale

Ma cosa prevede adesso lo Stato? Da cosa sono composti i 15,7 miliardi di euro per il sostegno alle famiglie con figli? Per prima cosa troviamo l’Assegno al nucleo familiare, una misura aggiuntiva delle detrazioni, che interessa sostanzialmente tutti i nuclei, ed è pensato solo per coloro che si ritrovano in situazione di disagio. Situazioni in cui ci siano, per esempio, disabili, in particolare se minori, o a famiglie monogenitoriali, ma anche in questo caso i soggetti beneficiari sono lavoratori dipendenti, o partite Iva o pensionati, insomma chi ha un’attività o percepisce un reddito.

Gli altri fondi sono residuali, ci sono i 145,14 euro per 13 mesi per chi ha più di tre figli, per cui nel 2020 sono stati stanziati 372,7 milioni di euro, e poi il cosiddetto “bonus bebè”, ovvero l’assegno natalità garantito mensilmente per un anno a coloro che risultano meno abbienti in base all’Isee e che abbiano avuto un figlio. Questo arriva per i più poveri a 2.304 euro annui in caso di figlio successivo al primo e allo Stato costa nel complesso 790 milioni di euro quest’anno, e non sarà prorogato.

C’è poi il Premio alla nascita, di 800 euro, erogato una tantum alla nascita o all’adozione di un bambino. Nel complesso sono 392 i milioni stanziati allo scopo. Il Fondo di sostegno alla natalità, misura per favorire l’accesso al credito delle famiglie con figli, ammonta poi solo a 13 milioni.

L’aumento degli stanziamenti per i figli a carico

L’Assegno unico, però, presenta alcune differenze rispetto alle misure esistenti. L’assegno universale sarebbe proporzionato all’Isee, in modo progressivo, e aumenterebbe in modo più che proporzionale in caso di secondi e terzi figli. Oggi di fatto l’assistenza ai nuclei poveri con figli è affidata al Reddito di Cittadinanza e al Reddito di Emergenza. Nel progetto della maggioranza il RdC ovviamente verrebbe considerato nell’ISEE degli eventuali beneficiari.

Un primo abbozzo di assegno universale sarà comunque già presenta dal 2021, sotto forma di Fondo per l’assegno universale, istituito con una legge del 2019. Nel 2021 ammonterà a un miliardo e 21 milioni e nel 2022 e 2023 a un miliardo e 244 milioni. Sono inclusi qui parte dei Bonus asili nido e gli Assegni di natalità, che durano 12 mesi e saranno per tutti, a prescindere dall’ISEE, e sostituiranno il bonus bebè attuale, che si esaurisce nel 2020. È per questo che la cifra complessiva della spesa dello Stato per i figli a carico aumenterà nei prossimi anni, seppur di poco, arrivando a 16 miliardi, 114,7 milioni. Cifra che probabilmente però non cambierà anche se l’organizzazione degli interventi fosse mutata dall’introduzione di un assegno universale

I dati si riferiscono al 2020-2023

Fonte: Senato della Repubblica

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