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Solo il settore farmaceutico con Covid19 registra un calo del pericolo di insolvenza

L’emergenza economica che le misure restrittive contro l’epidemia di Covid19 colpirà in modo molto differenziato, ormai lo abbiamo capito. Perché ci sono settori che si sono fermati completamente, e altri che hanno proseguito a produrre, in alcuni casi addirittura di più. E di conseguenza cambia anche il rischio fallimento tra i vari settori. Statista ha analizzato come questo aumenterà rispetto a quello che ci sarebbe stato senza la pandemia di Coronavirus, in ogni ambito produttivo.

Quello maggiormente in pericolo è il settore delle costruzioni. Il 10,6% delle imprese edili è ad alto rischio di insolvenza. Senza l’emergenza coronavirus la percentuale sarebbe dell’8,1%. Con un progresso quindi del 2,5% a causa dell’epidemia. Vi sono segmenti in cui invece il rischio quasi raddoppia, come il settore dell’acqua e della gestione dei rifiuti, in cui passa dal 4,7% all’8,7%. Male, ed era prevedibile, anche il settore degli hotel, dove è l’8,8% delle imprese a poter risultare insolvente.

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Maggiore rischio fallimento per i settori già fragili

Quello che risulta evidente è il maggiore rischio di fallimento proviene da un misto di due cause. Da un lato ovviamente la maggiore esposizione alle misure di restrizione e distanziamento, come è nel caso del commercio al dettaglio non alimentare, il turismo, la ristorazione, ecc, dall’altro però anche la maggiore fragilità intrinseca che già caratterizzava un settore. Questo spiega perché il rischio di insolvenza per le imprese di costruzioni, che non si sono mai veramente riprese dalla crisi de 2011-2013, sia molto più alto di quello per le attività manifatturiere, che è del 5,7%.

Le chiusure comunque pesano, il turismo infatti vedrà un aumento del rischio dal 5,3% al 7,9%, così le professioni tecniche e scientifiche, in cui si andrà dal 5,3% al 7,7%. Basti pensare ai geometri, architetti, ai tanti piccoli liberi professionisti che non hanno molte riserve, nonostante il parziale ricorso allo smart working. Smart Working che non ha alcuna possibilità di essere applicato nell’ambito dei trasporti e della logistica, in cui la proporzione di aziende che potrebbe diventare insolvente aumenta ancora di più, dal 4,8% al 7,3%.

Ci sono però settori in cui invece addirittura questa crisi potrebbe trasformarsi in opportunità, tanto da provocare una diminuzione del rischio di fallimento.  Si tratta per esempio dell’ICT, dove questo senza Covid-19 avrebbe coinvolto il 5,2% delle imprese, e ora invece riguarderà solo il 4,5% di queste. Probabilmente grazie al boom dell’utilizzo di strumenti digitali. E poi ovviamente ci sono le aziende farmaceutiche. Nel caso delle attività di vendita al dettaglio di prodotti farmaceutici il rischio di insolvenza cala dal 4,3% al 4%, in quello delle industrie scende dal 3,8% al 2,7%. Come si vede era già bassissimo. In sostanza l’emergenza risparmia chi già se la cavava più che bene e colpisce più duramente le attività già in situazione di fragilità.

Fonte: Statista

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